Sud, il Milleproroghe porta il tesoretto bis per giovani e donne
Tornano in pista i ?bonus? occupazione per i giovani, le donne e le assunzioni nella cosiddetta Zes Unica, la Zona economica speciale che comprende le regioni del Sud più Marche...
Tornano in pista i “bonus” occupazione per i giovani, le donne e le assunzioni nella cosiddetta Zes Unica, la Zona economica speciale che comprende le regioni del Sud più Marche e Umbria. L’emendamento dei relatori, salvo sorprese dell'ultima ora, arriverà in mattinata sul tavolo delle Commissioni Bilancio e Affari Costituzionali della Camera, dove si stanno votando gli articoli del decreto Milleproroghe. Alla fine della scorsa settimana era circolata l'indiscrezione su uno stop della misura, che avrebbe potuto essere dirottata su un altro dei provvedimenti legislativi in discussione in Parlamento. Ma, alla fine - a quanto risulta - il governo avrebbe deciso di andare avanti con il Milleproroghe, evitando ulteriori slittamenti dei termini. Gli incentivi a sostegno dell’occupazione giovanile e femminile, del resto, erano previsti in una delle ultime versioni della legge di Bilancio varata dal governo e sottoposta all'esame parlamentare. Poi, però, all’ultimo giro di boa della manovra, la misura era stata di fatto congelata, in attesa di trovare un nuovo “veicolo legislativo” sul quale poterla inserire. Una strada ribadita fin dal primo momento anche dal sottosegretario con la delega per il Sud e la Zes Unica, Luigi Sbarra.
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LE NOVITÀ
L’emendamento, a quanto risulta, prevede però delle novità rispetto alla norma in vigore fino al 31 dicembre dell'anno scorso, con una differenziazione delle scadenze. Infatti, il bonus destinato alle assunzioni degli under 35 e quello per la Zes Unica sarà prorogato solo di cinque mesi e sarà in vigore solo per i contratti di lavoro firmati entro il 30 maggio 2026. Resterà in vigore, invece, fino al 31 dicembre di quest’anno l’incentivo per le imprese che assumono donne, uno dei segmenti del mercato del lavoro che, nonostante il boom degli ultimi anni, continua ad andare avanti a rilento, soprattutto nelle aree più deboli del Paese. Non a caso, spiegano al Ministero del Lavoro, l’intervento «va inquadrato tra gli obiettivi strategici del Programma nazionale “Giovani, donne e lavoro 2021–2027 e risponde all’esigenza di sostenere la transizione dei giovani verso l’occupazione duratura, rafforzando al contempo la coesione territoriale, con particolare attenzione al tessuto produttivo nelle aree a maggiore svantaggio occupazionale».
La misura, che sarà prorogata fino a maggio 2026, si articola su due capitoli. Il primo è quello destinato alle imprese che assumono giovani under 35 e vale su tutto il territorio nazionale. Il secondo prevede uno sconto fiscale maggiore nelle regioni della Zes Unica. In particolare, il bonus prevede un taglio del 100% del versamento dei contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro privati - con esclusione dei premi e contributi dovuti all’Inail - nel limite massimo di importo pari a 500 euro su base mensile per ogni lavoratore. Un importo che sale a 650 euro per le assunzioni effettuate da datori di lavoro privati che assumono lavoratori con sede di lavoro effettiva ubicata nelle regioni meno sviluppate. La spesa dovrebbe attestarsi sui 300 milioni di euro nel 2026, rispetto ai 700 milioni previsti da una proroga del bonus di 12 mesi. Resterà in vigore fino a dicembre, invece, il cosiddetto “bonus donne” che mira a ridurre «le disuguaglianze di genere nel mercato del lavoro, favorendo l’inclusione sociale e lavorativa delle donne più lontane dall’occupazione stabile». In particolare, il provvedimento prevede l’esonero contributivo, per un periodo massimo di 24 mesi, per i datori di lavoro privati che, fino al 31 dicembre 2026, assumono con contratto a tempo indeterminato donne, ovunque residenti, prive di un impiego regolarmente retribuito da almeno due anni. In termini quantitativi, l’esonero è parametrato al 100% dei contributi previdenziali - con esclusione dei premi e contributi dovuti all’Inail - a carico del datore di lavoro, con un tetto mensile di 650 euro per ciascuna lavoratrice. Complessivamente, l’onere a carico del bilancio pubblico per quest’anno dovrebbe attestarsi sui 225,7 milioni di euro. Se tutto filerà per il verso giusto, il testo avrà il via libera da Montecitorio entro giovedì prossimo, quando è previsto il voto di fiducia. Poi il decreto passerà all’esame di Palazzo Madama.