Regate, nuovo modello per la sfida di Napoli: «Come la Formula 1»
Il 90 per cento dei team che parteciperanno alla Coppa America è ?extracomunitario? e per lavorare in Italia necessita di un permesso speciale. Così, oggi, dopo...
Il 90 per cento dei team che parteciperanno alla Coppa America è “extracomunitario” e per lavorare in Italia necessita di un permesso speciale. Così, oggi, dopo un lavoro durato diverse settimane il Prefetto Michele Di Bari ha messo a punto un protocollo per fare sì che i campioni australiani, i neozelandesi del team New Zealand, gli americani e gli inglesi per poter svolgere il loro lavoro a Napoli avessero questo permesso speciale. Senza questo patto la Coppa America rischiava di non svolgersi in Italia. «Oggi - informa una nota della Prefettura - verrà sottoscritto il Protocollo di Intesa tra Prefettura di Napoli, Comune di Napoli, Questura ed l’Ispettorato d’Area Metropolitana.
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Lo strumento pattizio nasce dall’esigenza di garantire una gestione rapida, coordinata ed efficace delle pratiche di ingresso e soggiorno dei cittadini stranieri - professionisti, atleti, tecnici e accompagnatori provenienti da Paesi Ue ed extra-Ue - coinvolti nell’organizzazione dell’America’s Cup – Napoli 2027». Insomma, un permesso di lavoro molto atteso visto che i team saranno a Bagnoli almeno fino all’estate dell’anno prossimo. L’accelerazione del Prefetto racconta anche un’altra cosa: che i team arriveranno entro la primavera a Napoli e a cavallo dell’estate inizieranno ad occupare la colmata a mare che è base della Coppa America di vela. Sulla colmata verranno installati gli hangar e le gru che servono per calare in mare le barche e tirarle fuori. Non l’unica novità. Perché quelli di New Zealand, dopo avere chiuso un accordo con il circolo Savoia come sede, stanno trattando con il Comune per avere una base a Castel dell’Ovo, dove si ricorderà c’è stata la presentazione ufficiale dell’America’ s Cup a Bagnoli. Il campo di regata delle formula uno del mare è tra Capo Posillipo e il lungomare Caracciolo e da Castel dell’Ovo la visuale sarà molto privilegiata.
Un po’ come il palco reale del San Carlo. Tra il Municipio e gli australiani i rapporti sono buoni e l’accodo non è lontano dal concludersi. E fanno sapere da Palazzo San Giacomo che non è un caso che i lavori di restauro del Castello più antico della città siano stati implementati e molto accelerati proprio in funzione della richiesta fatta dagli esponenti del team New Zealand. «Un modo - spiegano dal Comune - per valorizzare ancora di più e far conoscere a tutto il mondo il Castello. I neozelandesi sono molto desiderosi di avere uno spazio dove la leggenda vuole che Virgilio fece porre al centro delle fondamenta del Castello un uovo di gallina, simbolo di prosperità e sicurezza e predisse che finché quell’uovo fosse rimasto intatto, Napoli sarebbe stata al sicuro da qualsiasi attacco esterno. I lavori a Castel dell’Ovo effettivamente stanno procedendo a ritmo serrato, le facciate già sono state liberate dalle impalcature e anche le sale interne sono prossime alla conclusione dei lavori.
L’edizione napoletana dalla competizione velica più importante e antica del mondo - con i suoi 174 anni di storia - è contrassegnata da un nuovo modello organizzativo che esordisce proprio a Bagnoli. Mentre prima il team vincente dettava le regole e si prendeva quasi tutto oggi tutti i team si sono consorziati sono diventati una federazione. Per ottimizzare introiti e per guardare al futuro in maniera più strutturata. Napoli fa da apripista perché nel nuovo modello di organizzazione restare per due edizioni consecutive nella stessa città darebbe ricavi più alti. A Napoli il soggetto attuatore della Coppa America - la società del Mef Sport e Salute - ha ipotizzato che il ritorno in termini di Pil su Napoli sarà di un miliardo e 200 milioni dunque più alto di quello avuto nell’ultima edizione a Barcellona. Con una ricaduta in termini occupazionali - diretta e indiretta -fino a 15 mila posti di lavoro di cui 2000 resteranno permanenti. A guidare il manager del consorzio dell’America’s Cup Partnership dovrebbe essere un italiano: Marzio Perrelli. Il consorzio è composto dal defender New Zealand, i primi sfidanti di Athena Racing, Luna Rossa, Alinghi e i francesi di K-Challenge. Non è escluso che anche la Ferrai possa aderire al consorzio e fare il suo esordio nella massima competizione velica proprio a Bagnoli solo nel caso ci fosse però la seconda edizione nell’area dell’ex Italsider. L’obiettivo dell’intesa - è stato spiegato anche a Napoli ad ottobre scorso - è creare una struttura simile a quelle di altri sport. Il modello è quello della Formula uno.