Poliziotto eroe ucciso in gioielleria, sconto di pena per il killer: condanna a 22 anni
Il Mattino

Poliziotto eroe ucciso in gioielleria, sconto di pena per il killer: condanna a 22 anni

Martedì 17 febbraio 2026
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Omicidio del poliziotto eroe, sconto di pena per uno dei banditi killer che uccisero il sovrintendente Domenico Attianese. Il processo celebrato davanti alla quarta sezione della Corte di assise...

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Omicidio del poliziotto eroe, sconto di pena per uno dei banditi killer che uccisero il sovrintendente Domenico Attianese. Il processo celebrato davanti alla quarta sezione della Corte di assise di appello di Napoli si è concluso questa mattina con la riforma della sentenza di primo grado. L’imputato Salvatore Allard, che in abbreviato aveva rimediato una condanna a trent’anni di carcere, è stato condannato a ventidue anni grazie al riconoscimento delle attenuanti equivalenti all’aggravante. Il complice di Allard, Giovanni Rendina, che è imputato in un altro filone processuale, nelle scorse settimane ha invece incassato la conferma della condanna a trent’anni di reclusione.

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Era il 4 dicembre 1986, quando i rapinatori fecero irruzione all’interno della gioielleria Romanelli, nel quartiere Pianura, e, dopo aver bloccato i titolari sotto la minaccia delle armi, avevano iniziato il saccheggio dei preziosi. Mentre l’assalto era in corso, nel negozio giunse una delle due figlie della vittima - oggi assistite dall’avvocato Gianmario Siani - all’epoca dei fati quattordicenne.

Resasi conto di ciò che stava succedendo, chiamò il padre che era a casa, a pochi metri dal negozio. Attianese intervenne per sventare la rapina, ma, dopo una violenta colluttazione con i banditi, venne disarmato e poi ferito a morte con un colpo d’arma da fuoco alla testa. L’omicidio era stato già oggetto di un procedimento penale dinanzi alla Corte di Assise di Napoli, conclusosi nel 1996, nel quale gli imputati, ai quali erano stati contestati i fatti, furono tutti assolti. La nuova analisi delle prove scientifiche aveva però consentito di acquisire gravi elementi di reità a carico di Allard e Rendina. Ancora oggi, a trent’anni di distanza dal delitto, mancherebbe però ancora all’appello il terzo uomo del commando.

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