Bacoli. Skipper morto in Sardegna, nuova perizia sullo yacht
In Costa Smeralda nuovo sopralluogo sullo yacht in cui, nella notte tra il 7 e l?8 agosto 2025, è stato trovato privo di vita lo skipper di Bacoli Giovanni Marchionni di 20 anni. Ieri...
In Costa Smeralda nuovo sopralluogo sullo yacht in cui, nella notte tra il 7 e l’8 agosto 2025, è stato trovato privo di vita lo skipper di Bacoli Giovanni Marchionni di 20 anni. Ieri mattina, poco dopo le 9, è iniziata una ulteriore ispezione sul natante ormeggiato nel porto Marina di Portisco, nel Comune di Olbia. A bordo con il perito Giuseppe Mangano, nominato dalla Procura di Tempio Pausania, gli esperti di parte e il procuratore Gregorio Capasso. L’attenzione dei tecnici si è concentrata su un vano delle batterie di alimentazione, da cui si presume si siano sprigionati esalazioni di acido solfidrico che avrebbero invaso l'angusto locale in cui il giovane stava dormendo. Una ipotesi al vaglio degli inquirenti.
APPROFONDIMENTI “La morte di Carnevale” e la resilienza di una comunitàTrapianto fallito, pronto un cuore nuovo: si riaccende la speranza per il bimbo del MonaldiIncendio al Sannazaro: giù il sipario. Un'ora di fuoco cancella il teatro che ha fatto la storia
I magistrati
Sulle batterie, rimosse, saranno effettuati altre verifiche tecniche. Sotto la lente del team anche l’impianto elettrico di bordo e i sistemi di ricarica. Nel corso dei controlli erano presenti gli avvocati difensori, gli agenti del Commissariato di Olbia e della Scientifica. La Procura di Tempio Pausania ha aperto un’indagine, coordinata dal pubblico ministero Milena Aucone, per omicidio colposo al momento a carico di ignoti. Dalla relazione medico-legale, depositata nelle scorse settimane in Procura, e dagli esami tossicologici, istologici, immunoistochimici si evince che il decesso del giovane sarebbe stato causato dall'acido solfidrico, inalato nella notte tra il 7 e l’8 agosto scorso.
Eseguita la messa in sicurezza, domattina riapre la Massa Lubrense-Sorrento
Di fatto la perizia ha attestato che la morte di Giovanni Marchionni è riconducibile ad una «grave ipossia da acido solfidrico». Dagli esami ne è emersa la presenza sia nel sangue che nelle urine. Secondo quanto ha accertato il consulente tecnico, il decesso sarebbe avvenuto tra le 22.04 del 7 agosto e le 9.28 dell’8 agosto. Al vaglio della Procura anche le norme di sicurezza. Secondo i familiari e molti testimoni, Giovanni era per lavoro sullo yacht Gravia dove avrebbe trascorso due settimane come skipper. Su questo aspetto l’Inail ha subito avviato un’indagine per accertare se si tratta di un incidente sul lavoro. Tesi sostenuta sin dall'inizio, con riscontri, dagli avvocati Maurizio Capozzo e Gabriele Satta, difensori della famiglia Marchionni che reclama giustizia.
Gli avvocati
«Confidiamo che la Procura e tutte le parti coinvolte possano lavorare per arrivare quanto prima a un giusto esito – affermano i familiari -. Chiediamo verità, responsabilità e una informazione completa e rispettosa su quanto avvenuto. Giovanni lavorava, chiamiamola per quello che è: morte per infortunio sul lavoro. Non era destino, è morto lavorando». Intanto l’imbarcazione da 17 metri è tuttora sotto sequestro, ormeggiata nel porto di Marina di Portisco nel Comune di Olbia, in Sardegna.
Frana a Marano, sopralluogo della Protezione civile regionale
L’armatrice Annalaura di Luggo, manager e consigliere delegato del cantiere Fiart Mare, è assistita dagli avvocati Giampaolo Murrighile e Sebastiano Giaquinto. Al fianco della famiglia Marchionni, la città di Bacoli. Il municipio si costituirà parte civile nel processo sulla morte del giovane skipper, come è stato deciso in consiglio comunale. Il sindaco, Josi Gerardo Della Ragione, ha dichiarato: «È un atto che abbiamo approvato all'unanimità. Siamo fiduciosi sull'operato della magistratura, Giovanni avrà giustizia». L’indagine, dopo gli ultimi rilievi eseguiti ieri, potrebbe essere alle battute finali.