Mattarella, tutti i motivi del primo "blitz" al Csm: «Tra le istituzioni serve vicendevole rispetto. Qui per la prima volta in 11 anni»
È un segnale forte, quello di Sergio Mattarella. Perché la scelta di presiedere il plenum del Consiglio superiore della magistratura in una seduta ordinaria, circostanza che - come...
È un segnale forte, quello di Sergio Mattarella. Perché la scelta di presiedere il plenum del Consiglio superiore della magistratura in una seduta ordinaria, circostanza che - come ha sottolineato lo stesso capo dello Stato - “non si è mai verificata in undici anni”, arriva in un momento di tensione altissima tra toghe e politica. Prima le parole del guardasigilli Nordio sulla deriva correntizia del Csm in cui vigerebbe un sistema “para-mafioso”. Poi, ieri, il video della presidente del Consiglio contro la “magistratura politicizzata”. Ma anche, allargando lo sguardo, l’affondo del procuratore Gratteri sui “criminali” che voterebbero sì al referendum del 22 e 23 marzo. Serve un abbassamento generale dei toni, è la convinzione maturata al Colle. O, per dirla con le parole di Mattarella al Csm, “rispetto vicendevole” tra le istituzioni, pur nell’asprezza dello scontro politico. Ecco perché, con quello che è apparso a tutti gli effetti come un blitz a sorpresa, questa mattina il Quirinale ha fatto sapere al vicepresidente Fabio Pinelli che Mattarella sarebbe stato presente alla seduta del Consiglio. Seduta nella quale sul tavolo, tra gli altri temi, c’era anche la richiesta del consigliere laico di Forza Italia Aini di valutare eventuali profili disciplinari delle dichiarazioni di Gratteri.
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Ma non è questo il motivo che ha mosso il Colle. Sottolineando la straordinarietà dell’occasione, il capo dello Stato ha preso la parola in apertura della seduta e ha chiarito il motivo della sua presenza. Una scelta fatta, ha detto Mattarella, per la “necessità e l’intendimento
di ribadire il rispetto che occorre nutrire e manifestare particolarmente da parte delle altre istituzioni nei confronti di questa istituzione”.
Criticare si può, sottolinea il presidente. Ciò che invece non si può è prefigurare uno scontro tra istituzioni, con toni che vanno oltre il confronto civile e democratico, lanciando accuse pesanti a un organo costituzionale. Non fa il nome del ministro della Giustuzia, Mattarella, né cita le sue parole su quel sistema "para-mafioso" che il guardasigilli aveva evocato citando a sua volta il procuratore Nino Di Matteo. Ma a sentire il breve intervento al palazzo dei Marescialli, sembrano proprio quelle le parole che al Colle si è sentito il bisogno di correggere.
Il Csm, sottolinea il presidente, è “istituzione non esente nel suo funzionamento da difetti, lacune, errori”, e nei suoi confronti “non sono ovviamente precluse critiche”. Come del resto, prosegue Mattarella, “si registrano difetti, lacune, errori e sono possibili critiche riguardo alle attività di altre istituzioni della Repubblica, siano esse parte del potere legislativo, di quello esecutivo, di quello giudiziario”. Nessuno è sopra gli altri, è il senso del messaggio. Ma a tutti - e in particolare a un organo di rilievo costituzionale come Csm, presieduto proprio dal capo dello Stato - è dovuto rispetto.
Ecco perché, conclude Mattarella in un intervento di pochissimi minuti, prima di lasciare il Palazzo dei Marescialli, “in questa sede, che rimane e deve rimanere rigorosamente istituzionale ed estranea a temi o controversie di natura politica, più che nella funzione di Presidente di questo Consiglio, come Presidente della Repubblica, avverto la necessità di rinnovare con fermezza l'esortazione al rispetto vicendevole, in qualsiasi momento, in qualsiasi circostanza, nell'interesse della Repubblica”. Un monito non nuovo, negli appelli di Mattarella. Ma che mai come adesso era stato lanciato in modo così forte, mai così diretto. E che al Quirinale sperano basti a riportare il confronto - e i toni - sui giusti binari.