Skipper morto in Costa Smeralda, svolta nell'inchiesta, tre indagati
Dopo le ultime verifiche tecniche, c'è una svolta nell'indagine sul decesso di Giovanni Marchionni, lo skipper 20enne di Bacoli trovato senza vita la mattina dell'8 agosto 2025...
Dopo le ultime verifiche tecniche, c'è una svolta nell'indagine sul decesso di Giovanni Marchionni, lo skipper 20enne di Bacoli trovato senza vita la mattina dell'8 agosto 2025 a bordo di uno yacht ormeggiato nel porto della Marina di Portisco, nel Comune di Olbia.
La Procura di Tempio Pausania ha iscritto i primi nomi nel registro degli indagati, dopo gli ulteriori accertamenti effettuati a bordo dell'imbarcazione martedì scorso dal consulente della stessa Procura, Giuseppe Mangano. Il fascicolo aperto, dunque, non risulta più a carico di ignoti. I nomi al momento non sono stati resi noti. Va ricordato che la pm titolare dell'inchiesta, Milena Aucone, dopo il ritrovamento del cadavere del 20enne, aveva aperto un fascicolo per omicidio colposo.
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Le perizie sulle batterie, sull'impianto elettrico di bordo e sui sistemi di ricarica dello yacht da 17 metri hanno evidenziato aspetti della vicenda ancora da decifrare. Nel corso dell'ultimo sopralluogo, cui ha assistito dalla banchina anche il procuratore capo Gregorio Capasso, il perito Giuseppe Mangano ha estratto le batterie dell'imbarcazione per verificarne l'installazione e le condizioni di sicurezza. Da un attento esame, sarebbe emerso che probabilmente non erano state disposte in una postazione adeguata, elementi determinanti per l'inchiesta in corso.
Dalla relazione autoptica, dagli esami tossicologici e istologici effettuati sul corpo di Giovanni Marchionni - depositati nelle scorse settimane in Procura a Tempio Pausania - era emerso che il decesso del giovane skipper di Bacoli sarebbe riconducibile all'acido solfidrico, un potente gas tossico che fuoriuscito dalle batterie potrebbe essere stato inalato. Un'ipotesi che pone l'attenzione anche sulla sicurezza degli impianti di bordo e sulle responsabilità.
Una tragedia per la famiglia Marchionni che, difesa dagli avvocati Maurizio Capozzo e Gabriele Satta, reclama trasparenza e giustizia. Numerosi gli accertamenti svolti sullo yacht con motori accesi e impianti a regime. L'imbarcazione, tuttora sotto sequestro, è dell'armatrice Annalaura di Luggo, manager e consigliere delegato del cantiere Fiart Mare di Bacoli, assistita dagli avvocati Giampaolo Murrighile e Sebastiano Giaquinto.
L'attenzione dei periti, con i consulenti di parte, si è concentrata sull'impianto di condizionamento, sul serbatoio di acque nere e soprattutto sul vano delle batterie collocate a prua, nelle adiacenze della cabina in cui è stato rinvenuto il corpo di Giovanni.
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Sul posto intervennero, la mattina dello scorso 8 agosto, forze dell'ordine e i sanitari del 118 che con il medico legale ne constatarono il decesso. Al contempo la Procura stabilì rilievi e ispezioni per definire le cause della morte del 20enne di Bacoli, a bordo dello yacht Gravia per lavoro come avrebbe verificato l'Inail. Analisi tossicologiche e istologiche, iniziate lo scorso 19 novembre in un laboratorio di Catania, e l'esame autoptico hanno evidenziato che il decesso di Giovanni sarebbe riconducibile ad una «grave ipossia da acido solfidrico».