Avellino, il paziente 18enne morì per aneurisma: venti mesi al radiologo del Moscati
Per il decesso del 18enne Matteo Reppucci, avvenuto nell'ottobre del 2018 per un'errata diagnosi, arriva la condanna per il radiologo Michele De Siero. Condanna ad un anno e otto mesi di...
Per il decesso del 18enne Matteo Reppucci, avvenuto nell'ottobre del 2018 per un'errata diagnosi, arriva la condanna per il radiologo Michele De Siero. Condanna ad un anno e otto mesi di reclusione, pena sospesa, che arriva a distanza di sette anni dalla morte del liceale. In primo grado è stata riconosciuta anche una provvisionale di duecentomila euro ai genitori e ottantamila ai due fratelli di Matteo. Il pubblico ministero Sodano al termine della sua requisitoria - ha invocato la condanna ad un anno e otto mesi di reclusione per il medico dell'ospedale San Giuseppe Moscati di Avellino accusato dell'omicidio colposo del liceale, deceduto per un aneurisma addominale non diagnosticato tempestivamente.
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Richiesta condivisa dai giudici del tribunale di Avellino che nel tardo pomeriggio di ieri hanno emesso la condanna. Soddisfatto il legale di parte civile, l'avvocato Innocenzo Massaro che si è battuto per far aver giustizia alla famiglia di Matteo. «E' stato un processo lungo e travagliato - ha commentato l'avvocato Massaro dopo la lettura del dispositivo di sentenza di condanna in cui abbiamo ascoltato otto consulenti tecnici di parte che hanno reso giustizia ai familiari di Matteo Reppucci».
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Il legale più volte aveva detto che, se a fronte del quadro clinico presentato da Matteo all'atto del ricovero, fosse stata eseguita la tac con mezzo di contrasto, correttamente ordinata dal medico del Pronto soccorso che aveva intuito la problematica vascolare, e non la tac senza mezzo di contrasto apoditticamente effettuata dal radiologo di turno, non ci sarebbero stati due genitori e due fratelli ad attendere giustizia. Per il decesso del giovane nel 2020 venne rinviato a giudizio Michele De Siero, radiologo dell'Ospedale San Giuseppe Moscati accusato di omicidio colposo, per morte in ambito sanitario. A rinviarlo a giudizio il gip Fabrizio Ciccone che cinque anni fa, stabilì che il radiologo, unico imputato per il decesso del 18enne di Chiusano San Domenico, dovesse affrontare il processo. Matteo Reppucci - studente del liceo Mancini di Avellino - per un malore, il 3 ottobre del 2018 si recò in ospedale e al termine di un consulto neurologico, fu disposto che doveva essere sottoposto ad una tac con mezzo di contrasto estesa anche all'addome e al torace. Il radiologo di turno, De Siero, rappresentato dall'avvocato Roberto Cuomo del foro di Torre Annunziata, effettuò l'esame diagnostico, ma senza mezzo di contrasto.
L'accertamento diagnostico, non mise in evidenzia la patologia di cui era affetto il giovane di Chiusano San Domenico. Matteo il 15 ottobre 2018 dopo una corsa disperata all'ospedale, nel cuore della notte accompagnato dai suoi genitori, si spense. Inizialmente il fascicolo d'inchiesta venne aperto contro ignoti per omicidio colposo. Ma gli inquirenti subito si sono concentrati sul primo ricovero a cui venne sottoposto il giovane studente, presso il nosocomio avellinese, avvenuto la notte tra il 3 e 4 ottobre del 2018 e sugli esami diagnostici effettuati quando Matteo Reppucci giunse al pronto soccorso dopo aver avvertito un malore. Primi accertamenti che non evidenziarono alcun problema di salute.
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Ma il 15 ottobre durante la notte Matteo accusò dei dolori a una gamba e a un braccio. In poco tempo la situazione precipitò. Inutili tutti i tentativi dei medici del Moscati di Avellino - dove giunse in condizioni critiche - di salvargli la vita. Nel pomeriggio prima di sentirsi male, il 18enne fu impegnato in una partita di calcetto con gli amici, senza accusare alcun fastidio. I problemi iniziarono a manifestarsi qualche ora più tardi. Problematiche che si rivelarono fatali per il 18enne che dopo poche ore trovò la morte. L'accertamento peritale evidenziò un aneurisma all'aorta nel tratto ascendente che non diede scampo a Matteo. Un esame diagnostico praticato col mezzo di contrasto avrebbe potuto salvare la vita al diciottenne.