Trapianto fallito al Monaldi, Domenico resta in coma: «Basta con l?accanimento»
Hanno spedito una pec al Monaldi e la risposta è arrivata dopo un?ora. Stop cure per il piccolo guerriero di Nola, «stop accanimento terapeutico ma da questa mattina si...
Hanno spedito una pec al Monaldi e la risposta è arrivata dopo un’ora. Stop cure per il piccolo guerriero di Nola, «stop accanimento terapeutico ma da questa mattina si darà inizio alla terapia del dolore». Arriva nella nottata di ieri l’annuncio da parte di Patrizia, madre di Domenico, il piccolo paziente ricoverato al Monaldi, all’indomani del consulto sulla impossibilità di realizzare un altro trapianto. Ai microfoni d Dritto e Rovescio su Rete 4, accanto al suo legale, l’avvocato Francesco Petruzzi, Patrizia parte da una premessa che conferma la sua generosità e la sua statura etica: «Mi fa molto piacere riscontrare la solidarietà e la vicinanza delle persone, voglio ringraziare tutti, ma voglio anche chiarire una cosa: sono in tanti che mi hanno offerto soldi, mi limito a dire che rifiuto offerte di denaro; anzi - aggiunge - vi chiedo di dare soldi all’Aido (associazione italiana donazione di organi)». Poi, il momento più doloroso quando il conduttore Paolo Del Debbio chiede alla donna della possibilità di riavere a casa il figlio, al punto tale che lo sguardo di Patrizia resta dolorosamente sgranato verso le telecamere. Si asciuga le lacrime, poi si rivolge al presentatore e fa un gesto di diniego con il capo, di fronte all’impossibilità di aggiungere altre parole. È il momento in cui prende la parola l’avvocato Francesco Petruzzi, che aggiunge: «Abbiamo appreso oggi dall’analisi delle cartelle cliniche, forti anche del consulto di un nostro legale di parte, la condizione in cui versa il piccolo Domenico. Non si è svegliato. Abbiamo dunque spedito al Monaldi una pec, con cui chiediamo di sospendere le cure, per dare inizio a una terapia del dolore. Non si tratta di eutanasia, ma di una procedura consentita. Oggi il primo accesso a questo procedimento». Tocca ancora a Patrizia aggiungere un concetto: «Mi auguro che la vicenda di mio figlio non sia dimenticata. Che la storia del mio bambino diventi un esempio, che possa aiutare altri bambini a trovare risposte efficaci dal sistema sanitario. Purtroppo i miei altri due figli chiedono del fratellino, chiedono di Domenico, ma non potrà tornare a casa. Ora ho il dovere di stare accanto a loro».
APPROFONDIMENTI Trapianto fallito al Monaldi, ghiaccio secco sul cuore, errori anche a Bolzano: ora l’inchiesta si allargaTrapianto fallito al Monaldi, intervista Eugenio Gragnano: «Troppi passaggi delicati
che andavano affrontati seguendo tutti i protocolli»Trapianto fallito, una preghiera a Nola per Domenico: presente la famiglia
I trattamenti
Domenico potrebbe essere sottoposto a una serie di interventi terapeutici e assistenziali che puntano a preservare la migliore qualità di vita possibile e a ridurre al minimo ogni sofferenza. «Sono un diritto a prescindere dall’età - spiega alla AdnKronos Gino Gobbo, past president della Società italiana cure palliative - perché garantiscono la dignità della persona e della vita umana. Poi ci sono i genitori e anche i due fratellini di Domenico. Anche loro hanno, e soprattutto avranno, bisogno di un’assistenza particolare. Mamma Patrizia e papà Alfonso, in particolare, vivono una condizione di profonda angoscia da quel maledetto 23 dicembre scorso. Ed ora più che mai hanno bisogno di un supporto psicologico. È importante stare vicino alla famiglia anche quando stare accanto al dolore è difficile. «Il primo compito - spiega Eva Pascoli, che siede nel Consiglio nazionale dell’Ordine degli psicologi - è sostenere la famiglia, restare in ascolto e rispondere ai bisogni più concreti e immediati: aiutare i genitori che hanno improvvisamente perso ogni certezza a sentirsi ancora, per quanto possibile, in un contesto sicuro, in cui possono ricevere attenzione, cura e sentirsi legittimati nelle proprie emozioni. Lo psicologo svolge un ruolo di mediazione, aiutando la famiglia a dialogare con lo staff che ha in cura il piccolo Domenico. «Ora è il tempo della cura, della vicinanza e dell’accompagnamento, per custodire tutto quello che il piccolo Domenico è stato ed è ancora».
La preghiera
Anche ieri, come avviene ormai sempre più spesso, accanto al bimbo e a Mamma Patrizia c’era il cardinale e vescovo di Napoli Domenico Battaglia. Anche lui, come tanti altri protagonisti di questa sventurata storia, sta dimostrando forza e rispetto per quel corpicino martoriato che diventa icona di sofferenza, ma anche dell’amore più profondo e unico: quello che solo le madri riescono a dare. E anche nel sottrarsi a telecamere e taccuini (diventati ormai ossessivi all’esterno del Monaldi) il presule sta dimostrando la propria saggezza.
A Nola, città in cui Domenico è nato dove vive la famiglia, prima della fiaccolata serale organizzata per le vie del centro storico monsignor Pasquale Capasso - vicario generale della diocesi nolana - ha organizzato un momento di preghiera nella parrocchia Maria Santissima della Stella di Nola. «Il piccolo Domenico, che abbiamo imparato a conoscere tramite i mezzi di comunicazione, è una “parola” che Dio dice a tutti noi - ha detto - I suoi due anni, la sua fragilità, si stanno rivelando una bomba, una parola che ammonisce, condanna i nostri individualismi. Vogliamo trarre una lezione di vita dalla vita del piccolo e fragile fratello; la vita di Domenico non è sciupata se ha prodotto e produce questo moto di cambiamento: il “dopo” non sarà più come il “prima”». Monsignor Capasso ha portato l’abbraccio del vescovo Francesco Marino che, durante la liturgia del Mercoledì delle Ceneri, in Cattedrale, ha affidato al Signore la preghiera di tutta la comunità diocesana. Anche il sindaco di Nola, Andrea Ruggiero, ha preso parte alla celebrazione. «Vogliamo pregare per Domenico e la sua famiglia, ma anche per tutti noi, perché in questo momento di dolore, possiamo sentire con forza la tenerezza di Dio».