Trapianto fallito al Monaldi, a Nola il corteo per Domenico tra palloncini, fiaccole
Il Mattino

Trapianto fallito al Monaldi, a Nola il corteo per Domenico tra palloncini, fiaccole

Venerdì 20 febbraio 2026
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A Napoli, Domenico combatte contro un destino ormai segnato, a Nola la sua mamma Patrizia, il suo papà Alfonso e la sorellina pregano per invocare un miracolo al quale ancora vogliono...

A Napoli, Domenico combatte contro un destino ormai segnato, a Nola la sua mamma Patrizia, il suo papà Alfonso e la sorellina pregano per invocare un miracolo al quale ancora vogliono aggrapparsi. Sono seduti al primo banco di una cattedrale gremita. Patrizia stringe a sé la secondogenita. Gli occhi bassi e, davanti, l’altare. Dietro, una chiesa piena che non fa rumore. Le mani giunte sono per lui, per Domenico. Ha un’età in cui si dovrebbe correre, cadere, rialzarsi. Non lottare per restare vivo. Sua madre questa volta non parla, tiene accesa solo una candela, come si tiene accesa una speranza fragile, che trema a ogni soffio. Fuori piove, una pioggia che ha bagnato i volti già rigati dalle lacrime.

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che andavano affrontati seguendo tutti i protocolli»

Lo striscione

Nola si raccoglie attorno al suo bambino. In piazza Duomo, davanti alla Cattedrale uno striscione dice tutto: “Per il nostro guerriero”. Le amiche della mamma di Domenico distribuiscono candele e palloncini rossi a forma di cuore. Tra le mani di tutti anche un foglio stampato: è la preghiera per il bimbo di appena due anni e quattro mesi. «Signore Gesù, dona sapienza, unità e verità a tutti i medici chiamati a decidere, illumina ogni scelta, guida ogni mano, perché nulla vada perduto dell'amore messo in questo combattimento. Sostieni mamma e papà, la famiglia tutta, nel dolore, nell'attesa e nella paura. Fa che non si sentano mai soli, ma accompagnati dalla Tua presenza viva e dalla preghiera di tutta la Chiesa» recita l’invocazione. Tra le lacrime chiedono solo vicinanza per Patrizia. «Domenico non mollare», ripetono come una litania. C’è chi racconta di averlo visto nascere. Chi ricorda l’ultima festa di compleanno, quella dei due anni. Una festa bellissima; la mamma ne immaginava già tante altre.

Il corteo

Le persone arrivano una dopo l’altra, senza fermarsi. Sono amici, parenti, ma sono tanti quelli che pur non conoscendo Domenico hanno voluto testimoniare vicinanza in un momento di così grande dolore. A voce bassa si manifesta anche la rabbia per la Via Crucis di un bimbo al quale è stata negata una possibilità. Quando il temporale si fa più forte, il corteo si rifugia in chiesa. La fiaccolata diventa Rosario. Gli sguardi sono tristi e le candele restano spente, come una fiammella che ogni ora sembra indebolirsi. In chiesa entra prima Alfonso, il papà. Poi la mamma, con la figlioletta e altri parenti. Si siedono davanti. Pregano. Fuori, intanto, il temporale copre la voce di don Mimmo De Risi che guida il Rosario: «Cristo ascoltaci. Cristo esaudiscici». Gli occhi si alzano verso l’altare, verso la Madonna dell’Assunta che sovrasta la navata. Poi, ancora sotto la pioggia, il mesto corteo lascia il Duomo e si dirige fino la statua di San Paolino, il patrono di Nola. Il Santo dell’amicizia, della solidarietà. Della carità. A Domenico e alla sua famiglia, Nola dedica il suo inno e batte le mani per accompagnare una musica dolce che diventa ninna nanna: «Sa nei cuori sofferenti tanta gioia suscitar». La speranza non muore.

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