Fico, scure sulle partecipatevia i Cda e meno consulenti
Quella scure sui costi delle partecipate regionali, paventata e sussurrata dal governatore nei giorni scorsi, è arrivata. E prima della legge di Bilancio. Un modo per levarsi subito da...
Quella scure sui costi delle partecipate regionali, paventata e sussurrata dal governatore nei giorni scorsi, è arrivata. E prima della legge di Bilancio. Un modo per levarsi subito da dosso un certo decennio deluchiano in cui le consulenze esterne nonostante i proclami sono continuate imperterrite, i cda pure dove sono entrati ex consiglieri regionali e non erano mai stati presi in considerazione gli obiettivi da raggiungere.
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«Introduciamo nel modello di relazione tra Regione ed enti strumentali criteri e indicatori trasparenti e oggettivi per la misurazione dell’efficacia della gestione sia sotto il profilo economico-finanziario che organizzativo. Vogliamo valorizzare il merito del management pubblico in una logica di raggiungimento di risultati che abbia ricadute sui servizi forniti ai cittadini e al contempo avere gli strumenti per intervenire lì dove si registrano inefficienze», spiega ieri Roberto Fico che, nelle scorse settimane, aveva iniziato a tagliare rispetto al passato dove e come ha potuto: stoppando nomine e bandi per i nuovi vertici di Scabec e Agenzia Campania Turismo. I casi dove poteva operare senza far incorrere Santa Lucia in lunghissimi strascichi giudiziari che potevano essere un’incognita. Si tratta, spiega una nota di Santa Lucia, di indirizzi finalizzati a «incrementare l'intensità del potere di vigilanza e controllo della Regione, quale socio unico, al fine di conseguire risparmi sui costi di gestione e di incrementare l'efficienza delle strutture societarie regionali. A tal fine sono stati fissati specifici target e criteri la cui mancata osservanza può costituire giusta causa di revoca del management».
IL CASO
In sintesi, il provvedimento passato ieri in giunta, prevede come le società regionali e le fondazioni in house debbano tendenzialmente avere un amministratore unico, ma «per circostanze particolari dipendenti dalla complessità dell’ente può essere previsto un consiglio di amministrazione composto da più persone»; divieto di nominare lavoratori in quiescenza e incompatibilità tra la carica di amministratore e quella di direttore generale. Con l’obiettivo di ridurre i costi di gestione attraverso il contenimento delle spese per incarichi e consulenze («il rapporto tra spese di consulenza e valore della produzione del 2026 deve essere inferiore a quello del 2025 ed in proporzione al volume d’affari ed ai limiti di spesa). Viene previsto, ancora, un costante monitoraggio dei flussi finanziari e la razionalizzazione di immobili e strutture in uso a tutte le partecipate. Mentre le società hanno l’obbligo di trasmettere una relazione entro il 31 gennaio di ogni anno, monitorare il rischio di crisi aziendale e attuare gli obiettivi indicati nel piano regionale di razionalizzazione. Capitolo a parte, invece, per le assunzioni di dette partecipate dove le assunzioni devono: rispettare trasparenza, pubblicità e imparzialità, seguire metodi formalizzati («con procedure pubbliche standardizzate, obiettive e trasparenti in base a criteri omogenei e precostituiti che consentiranno per ciascuna posizione disponibile di individuare i migliori candidati» ) ed essere coerenti con i limiti di spesa. D’altronde proprio Fico, pochi giorni fa, aveva spiegato come «in tutti i bandi e gli avvisi pubblici della Regione prevarrà sempre il merito. Non esisteranno partecipanti già vincitori e conteranno merito, impegno e qualità dei progetti». E, infine, sul versante dei dipendenti in forza alle società vengono sanciti controlli stringenti anche per le presenze: sistemi di rilevazione automatica delle presenze e abolizione di straordinari forfettari senza giustificazione di ingresso e uscita.