Trapianto fallito al Monaldi: «Domenico, situazione sempre più critica. Rapido peggioramento»
Il Mattino

Trapianto fallito al Monaldi: «Domenico, situazione sempre più critica. Rapido peggioramento»

Sabato 21 febbraio 2026
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Il tempo della speranza è finito. Domenico sta consumando le sue ultime ore nel lettino della Terapia intensiva dell?ospedale Monaldi di Napoli al quale è stato inchiodato dal...

Il tempo della speranza è finito. Domenico sta consumando le sue ultime ore nel lettino della Terapia intensiva dell’ospedale Monaldi di Napoli al quale è stato inchiodato dal 23 dicembre, da quell’Antivigilia di Natale in cui una catena di gravissimi errori medici lo ha accompagnato verso gli ultimi giorni di vita. Errori imperdonabili che toccherà ora alla magistratura accertare. Nelle ultime 12 ore le sue condizioni cliniche hanno registrato un ulteriore, progressivo e rapido peggioramento, fa sapere l’ospedale.

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Le terapie

Per la prima volta da quando questa triste storia è venuta alla luce, la direzione generale del nosocomio che è punta di eccellenza per le patologie cardiache e respiratorie ha invertito la rotta, modificando la strategia comunicativa e decidendo - proprio mentre si consumano le ultime ore di vita del bimbo - di affidare ad un medico un breve incontro con i giornalisti “per chiarire meglio alcuni aspetti della Pianificazione condivisa delle cure”. Due sere fa la famiglia del piccolo aveva preso una decisione dolorosa, ma inevitabile: stop all’accanimento terapeutico e spazio unicamente alla cosiddetta terapia del dolore. Un ultimo gesto d’amore per Domenico.

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E ieri, poco dopo le 17, a parlare è stato il professore Antonio Corcione, che dirige il dipartimento dell’Area critica di rianimazione non pediatrica del Monaldi. «Il bambino - ha detto - ha un’insufficienza multiorgano e siamo lì a continuare a tutelarlo, non ad abbandonarlo. La mamma è una persona amabilissima ed è lì, vicina al bambino». La voce del primario improvvisamente ha una flessione che tradisce il cedimento emotivo, succede nel momento in cui il medico afferma: «Siamo tutti sconvolti per questa cosa, io che pure non ho partecipato a questo percorso sono da padre, da nonno sconvolto».

«Abbiamo deciso di attuare una de-escalation della terapia antibiotica ed immunosoppressiva lasciando comunque un livello di base - spiega, entrando nel dettaglio - e abbiamo deciso che non verranno sospese l’alimentazione parenterale, l’idratazione e l’Ecmo (tecnica salvavita di circolazione che supporta temporaneamente le funzioni di cuore e polmoni, ndr). Il piccolo non soffre, e verrà incrementata la sedazione».

I trapianti

Non è ancora il tempo del giudizio. Arriverà anche quello, e quello della giustizia chiamata adesso ad affrontare un caso che sta colpendo e addolorando tutta l’Italia. Il professore Corcione vuole tuttavia sottolineare come questa agghiacciante vicenda non può e non deve oscurare l’immagine del Monaldi. E dice: «Se guardiamo la storia del Monaldi, sono stati effettuati più di 500 trapianti, il 500esimo è avvenuto tanti anni fa proprio su un bambino. Ci possono essere degli inconvenienti, c’è stata la questione del ghiaccio secco, è un percorso a cui non ho partecipato e sul quale non mi pronuncio. Noi stiamo tutti male, ogni giorno la prima cosa che chiediamo tutti quando arriviamo qui è “come sta il bambino”». Qualcuno prova a domandare come possa essere successo tutto questo, dettagli su quel maledetto ghiaccio secco che ha letteralmente ibernato il cuoricino del paziente donatore morto in Trentino: ma a quel punto qualcuno della struttura sanitaria lo invita a non replicare.

È la prima volta dal 23 dicembre (data dell’operazione), dall’11 gennaio (data in cui l’avvocato che assiste la famiglia, Francesco Petruzzi, presenta un esposto ai carabinieri di Nola) ma soprattutto da quel 7 febbraio - quando Il Mattino rivela per la prima volta i particolari sconcertanti legati alla catena di errori medici iniziati a Bolzano e terminati a Napoli - che ai giornalisti è consentito incontrare un sanitario del Monaldi. L’incontro si chiude con queste parole: «Rispetto a ieri c’è un rapido peggioramento, però cosa e quando possa accadere io non lo so. Io rispetto i colleghi, che stimo tantissimo, ma non sono mai salito a vedere il piccolo, perché non è di mia competenza».

L'incontro

Ma quella di ieri è anche la prima volta in cui il consulente medico di parte che affianca l’avvocato Petruzzi - il dottore Luca Scognamiglio - è riuscito ad incontrare lo staff dei medici che stanno seguendo il piccolo Domenico. Un faccia a faccia durato poco più di un’ora, al quale ha partecipato anche mamma Patrizia.

Durante l’incontro l’equipe di sanitari dell’ospedale hanno illustrato nel dettaglio la nuova terapia che prevede l’alleviamento delle sofferenze fermando l’accanimento terapeutico dopo la prognosi infausta legata all’impossibilità di un nuovo trapianto. Al bambino non sarà staccato l’Ecmo, il macchinario per la respirazione e circolazione extracorporee che lo ha fatto sopravvivere negli ultimi due mesi, scelta che avrebbe un effetto immediatamente letale. Si elimineranno invece altre terapie non più necessarie, come ad esempio la microfiltrazione del sangue. La nuova terapia verrà ora programmata secondo gli accordi e applicata al bambino.

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Intanto si è appreso che è stato trapiantato con successo a un bambino nell’ospedale Giovanni XXIII di Bergamo il cuore che inizialmente era stato destinato per un secondo trapianto a Domenico. Tra i membri del team di esperti che ha esaminato la situazione del bimbo ricoverato al Monaldi, anche il cardiochirurgo Amedeo Terzi, proprio dell’ospedale bergamasco. E vogliamo immaginare che nel petto di questo secondo bimbo, oltre a quello dello sfortunato donatore, batta adesso anche il cuore di Domenico.

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