Il referendum, Stefano Graziano: «Stop alla legge: si delegittimano poteri dello Stato»
Stefano Graziano, deputato del Partito democratico, in passato il centrosinistra ha sostenuto la separazione delle carriere. Perché siete contrari? «Le carriere sono già...
Stefano Graziano, deputato del Partito democratico, in passato il centrosinistra ha sostenuto la separazione delle carriere. Perché siete contrari?
«Le carriere sono già separate nei fatti. Dopo la riforma Cartabia, i passaggi di funzione sono diventati rarissimi, si parla di meno di 30 magistrati l’anno su oltre 9mila. In sostanza, questa riforma ha l’obiettivo malcelato di conseguire un maggiore controllo politico sul potere giudiziario, ma non affronta in nessun modo i nodi cruciali della giustizia italiana. Difatti, i tempi di durata dei processi non si accorceranno, gli errori giudiziari non caleranno di numero e il sovraffollamento carcerario non risulterà contenuto per effetto della separazione delle carriere. Meloni e i suoi, che mal tollerano l’indipendenza delle magistrature, usano il fantoccio della separazione delle carriere per minare l’equilibrio tra poteri dello Stato e indebolire le procure, cioè degli organi che esercitano il controllo di legalità anche sul potere. Il fatto che per la prima volta in undici anni di mandato il Presidente Mattarella abbia sentito il dovere di richiamare tutti all’osservanza delle elementari regole istituzionali ha reso evidente che il ministro Nordio è il migliore sponsor per il no a questa riforma. Una campagna referendaria così delicata non può essere l’occasione per l’esecutivo di delegittimare e screditare gli altri poteri dello Stato».
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Doppio Consiglio superiore della magistratura e il sistema del sorteggio per la scelta dei membri del Csm: quali problemi comporterebbero?
«Sdoppiare il Csm creerebbe due organismi più deboli, costosi e facilmente influenzabili dalla politica. Questa frammentazione renderebbe i pm più isolati e autoreferenziali, aprendo la strada al controllo dell'Esecutivo. Inoltre, affidare al sorteggio un organo di rilievo costituzionale non assicura competenza, ma serve solo a delegittimare la componente magistratuale a tutto vantaggio di quella politica, che resterebbe espressione del Parlamento. A ciò si aggiunge l'istituzione di un’alta corte disciplinare esterna, priva della presidenza del Capo dello Stato e dotata di norme sanzionatorie indeterminate, con il chiaro intento di ridurre al silenzio i magistrati più indipendenti».
I sostenitori del "sì" dicono che l'indipendenza della magistratura non viene indebolita e che non c'è alcuna subordinazione dei pm all'esecutivo. Perché non è così?
«La separazione reciderebbe il legame del pm con la cultura della giurisdizione, isolandolo in un corpo gerarchizzato e privo dello scudo di un Csm unico. Senza questo equilibrio, chi accusa potrebbe smettere di cercare la verità, politicizzando l'azione penale e finendo inevitabilmente per gravitare nell'orbita dell'Esecutivo».
Non teme che il vostro “no” venga interpretato come una posizione troppo vicina alle istanze delle correnti della magistratura?
«La nostra posizione non è assunta in difesa dello status quo, ma a protezione del principio democratico di separazione dei poteri. Ovviamente, siamo consapevoli che il sistema della giustizia necessita di interventi legislativi atti a migliorarne il funzionamento, purché ciò avvenga nel rispetto degli equilibri costituzionali».
Nel Pd non mancano anime che sono per il sì e c'è un importante dibattito interno. Questo può rendere più debole la vostra campagna referendaria?
«La nostra ricchezza è proprio essere un partito che ha fatto del pluralismo la sua cifra. Ciò detto, la linea del Partito Democratico è chiaramente per il no alla riforma Nordio».