Il referendum, Catello Maresca: «Decisioni giuste, solo così il giudice sarà imparziale»
Il Mattino

Il referendum, Catello Maresca: «Decisioni giuste, solo così il giudice sarà imparziale»

Sabato 21 febbraio 2026
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Catello Maresca, magistrato e capo dell?opposizione di centrodestra in consiglio comunale a Napoli, lei sosterrà il sì al referendum. I sostenitori del ?no?...

Catello Maresca, magistrato e capo dell’opposizione di centrodestra in consiglio comunale a Napoli, lei sosterrà il sì al referendum. I sostenitori del “no” ritengono che la separazione delle carriere sia di fatto già attuata. Perché la modifica è necessaria?
«Non solo lo è, ma è già prescritta dalla Costituzione che ha introdotto il principio del giusto processo all’art. 111 e attende, da più di 20 anni, il completamento del suo iter naturale, e cioè la separazione delle carriere e non delle funzioni. La confusione che si vuole ingenerare tra carriere e funzioni non fa onore a chi la propugna. Non si tratta di una questione etica, nessuno dubita dell’alto profilo morale dei magistrati, ma il giudice è davvero terzo solo se è indipendente anche al suo interno. Oggi giudici e pm studiano insieme, fanno lo stesso concorso, seguono i medesimi corsi di formazione e di aggiornamento, sono iscritti allo stesso sindacato (Anm), si associano nelle stesse correnti. Le sembra un buon viatico per chi aspira non solo ad essere, ma anche ad apparire indipendente?»

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Doppio Csm e sorteggio per la scelta dei membri del Csm. Sono le soluzioni migliori?
«Bisogna distinguere. Il doppio Csm è una scelta obbligata, derivante dalla separazione delle carriere e dalla volontà politica di assicurare un presidio costituzionale di indipendenza anche al pubblico ministero. Non potrà mai accadere, infatti, come qualcuno maliziosamente prova ad accreditare, che con una legge ordinaria successiva si possa togliere autonomia al pm (oltre che ovviamente al giudice) e sottoporlo al governo. E questo proprio perché c’è il doppio Csm. Per quanto riguarda il sorteggio, si tratta di una misura inevitabile dopo gli scandali, scoppiati col caso Palamara. Ma deriva anche dalla necessità di individuare un metodo non controllabile di nomina, affinché i membri del Csm non debbano rispondere a nient’altro che alla loro coscienza e non, come accade oggi, alle correnti».

Ritiene che così si supererebbe davvero il nodo del correntismo nella magistratura?
«È un metodo sicuramente più democratico che coinvolge nel sorteggio tutti i magistrati e non solo quelli prescelti dalle correnti. Forse ci vorrà un po’ di tempo, ma l’influenza delle correnti sicuramente diminuirà e non assisteremo mai più a casi Palamara».

I sostenitori del “no” dicono che l’indipendenza della magistratura viene messa in discussione. Perché non è così?
«Gliel’ho detto, è proprio l’impianto della riforma che mira ad escluderlo. Il Csm dei pubblici ministeri rappresenta una scelta inequivocabile ed irreversibile di indipendenza. E, ci tengo a dirlo, non era scontata, visto che in altri Paesi democratici europei non è previsto. Perciò, io sono ancora più convinto delle buone intenzioni che precedono ed accompagnano la riforma. Secondo lei, se qualcuno avesse avuto la prospettiva di controllare i pubblici ministeri avrebbe introdotto una norma costituzionale che ne garantisce l’indipendenza?».

Buona parte della magistratura sembra essere contraria alla riforma. Come sta vivendo questa fase?
«Con la tranquillità di chi si approccia alle norme senza pregiudizi e senza preconcetti e vede un impianto normativo equilibrato ed affidabile che potrà solo migliorare il sistema giustizia, a partire dal ruolo del pubblico ministero che dovrà essere formato in maniera da evitare eccessi. Sarà un vero esperto delle investigazioni, capace di guidare e controllare la polizia giudiziaria e con una solida proiezione sulla tenuta dibattimentale dell’impianto probatorio. Sono sicuro che sarà il preludio ad un sistema più giusto ed efficace».

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