Giovanni Marchionni morto in barca, indagata l?armatrice: «È vittima del lavoro»
Il Mattino

Giovanni Marchionni morto in barca, indagata l?armatrice: «È vittima del lavoro»

Sabato 21 febbraio 2026
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È alle battute finali l?inchiesta sulla morte di Giovanni Marchionni, il giovane skipper di Bacoli deceduto nella notte tra il 7 e l?8 agosto 2025 a bordo dello yacht Gravia....

È alle battute finali l’inchiesta sulla morte di Giovanni Marchionni, il giovane skipper di Bacoli deceduto nella notte tra il 7 e l’8 agosto 2025 a bordo dello yacht Gravia.  La Procura di Tempio Pausania ha iscritto nel registro degli indagati l’armatrice Annalaura di Luggo. Manager, artista e consigliere delegato del cantiere Fiart Mare, è la proprietaria dell’imbarcazione dove è stato rinvenuto privo di vita il 20enne. Il natante è tuttora sotto sequestro alla banchina 7 della Marina di Portisco, nel Comune di Olbia. L’atto, notificato anche agli avvocati difensori Giampaolo Murrighile e Sebastiano Giaquinto, è uno step necessario per consentire alla Procura e al pubblico ministero Milena Aucone di disporre accertamenti irripetibili.

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La difesa

L’avvocato della di Luggo, Sebastiano Giaquinto, commenta: «È una imputazione molto debole. Non riteniamo che la nostra assistita sia responsabile della morte di Giovanni. Bisogna indagare, invece, chi ha prodotto le batterie. Chiederemo accertamenti più approfonditi dopo aver letto la relazione del consulente.

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Si ipotizza che il ragazzo abbia inalato acido solfidrico, bisogna verificare cosa abbia causato la dispersione di questo gas. Un incidente di cui l’armatrice Annalaura di Luggo non è responsabile».

Le indagini

Le indagini proseguono per definire le cause della morte di Giovanni: dagli esami tossicologici e autoptici risulta che il decesso sarebbe stato causato da una «grave ipossia da acido solfidrico». Gli inquirenti suppongono che le esalazioni tossiche siano state inalate nel locali dello yacht. Anche per chiarire questo aspetto, continuano le ispezioni tecniche a bordo del natante di 17 metri. Ieri c’è stato il sopralluogo degli ispettori dello Spresal, il Servizio di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro dell’Asl di Olbia, per la prima volta coinvolti nei rilievi disposti dalla Procura di Tempio Pausania. L’obiettivo è di analizzare la sicurezza dell’imbarcazione.

 Altro nodo è la posizione di Giovanni a bordo. Ieri vertice degli inquirenti in Procura per esaminare lo stato lavorativo del 20enne. Dopo il ritrovamento del corpo, l’armatrice avrebbe dichiarato che il giovane era in vacanza con loro in Costa Smeralda. Questa tesi è stata smentita dalla famiglia Marchionni, assistita dagli avvocati Maurizio Capozzo e Gabriele Satta, ribadendo che Giovanni si trovava per lavoro sullo yacht Gravia essendo partito come skipper. Al fine di chiarire questo non trascurabile elemento, la Procura ha conferito un incarico a un consulente dell’Inail. «Giovanni è una vittima del lavoro», insistono i familiari.

Il sindaco

Anche il sindaco di Bacoli Josi Gerardo Della Ragione, attraverso i canali social, ha confermato che Giovanni era in servizio e non ospite per una vacanza. Intanto il Comune si costituirà parte civile nell’eventuale processo sulla morte del giovane, come ha deciso all’unanimità il consiglio comunale. Dal municipio flegreo l’annuncio in attesa della chiusura delle indagini.

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In tale direzione, la svolta della Procura di Tempio Pausania è sopraggiunta dopo l’accertamento di martedì 17 febbraio a cura del perito Giuseppe Mangano e dei consulenti di parte, seguito dalla banchina dal procuratore capo Gregorio Capasso. Sotto lente il vano delle batterie, l'impianto elettrico di bordo e i sistemi di ricarica del natante. La perizia ha evidenziato che le batterie, estratte dal consulente per verificarne l’installazione e le condizioni di sicurezza, «non erano state disposte in una postazione adeguata». Un esito tecnico che si ricongiunge ai risultati degli esami tossicologici e autoptici: gli inquirenti presumono che l’acido solfidrico inalato dal giovane skipper, causandone la morte, possa essere fuoriuscito dalle batterie. L’inchiesta in corso mira a definire questo punto decisivo.

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