Morte del piccolo Domenico Caliendo, l'articolo di Giuseppe Crimaldi sul Mattino da cui è iniziato tutto
Il Mattino

Morte del piccolo Domenico Caliendo, l'articolo di Giuseppe Crimaldi sul Mattino da cui è iniziato tutto

Sabato 21 febbraio 2026
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Era già tutto pronto. L?equipe, la sala operatoria e lui, il piccolo Tommaso, che chiameremocon un nome di fantasia. Antivigilia di Natale, 23 dicembre a Napoli, ospedale...

Era già tutto pronto. L’equipe, la sala operatoria e lui, il piccolo Tommaso, che chiameremocon un nome di fantasia. Antivigilia di Natale, 23 dicembre a Napoli, ospedale Monaldi.

Il fermento tra i sanitari del reparto pediatrico - punto di eccellenza nel panorama medico nazionale - era cominciato qualche ora prima, quando la banca dati che gestisce il trapianto degli organi sul territorio nazionale aveva dato la disponibilità di un cuore. Il cuore di un bambino morto poche ore prima in Val Venosta: una tragedia che grazie alla generosità dei genitori aveva dischiuso le porte della speranza per tanti altri piccoli pazienti bisognosi di trapianto. Quel cuore era stato destinato a Tommaso.

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Tommasino, due anni e tre mesi di vita minati da una grave cardiomiopatia diagnosticatagli dalla nascita. Ma proprio mentre per i genitori si avvicinava il più bel Natale della loro vita, a spezzare quel sogno è arrivato il peggiore dei finali: perché all’arrivo dell’organo in sala operatoria si è scoperto che chi a Bolzano aveva predisposto la borsa refrigerante destinata a custodire il cuoricino, anziché utilizzare ghiaccio ha usato anidride carbonica allo stato solido. Cioè ghiaccio “secco”.

La ricostruzione

Un errore fatale quanto imperdonabile: gli effetti del ghiaccio secco su quel piccolo cuore sono stati devastanti. L’organo si è completamente bruciato. Impossibile impiantarlo. Inutili anche i disperati tentativi di riportarlo a battere spesi dai medici. Come sia potuto accadere questo grossolano errore e quali eventuali responsabilità possano essere attribuite a chi ha confezionato quel trasporto d’organi, saranno le indagini a dirlo. Tre le inchieste aperte: dalla Procura della Repubblica di Napoli, da quella di Bolzano - interessata per la competenza territoriale dallo stesso ufficio inquirente partenopeo - e quella amministrativa, disposta dal Monaldi.

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Ma questa è una vicenda da maneggiare con la cura e il rispetto che si deve allo stesso polo pediatrico cardiologico del Monaldi: un centro medico scientifico che da sempre è punta di diamante, un crocevia percorso da tanti bambini sfortunati, già salvati grazie alle alte competenze di chi lo dirige e di quanti ci lavorano. Quel reparto ha accolto e seguito il piccolo Tommasino dalla diagnosi - quando aveva appena tre mesi - fino al giorno fissato per il trapianto. Pertanto oggi è d’obbligo chiedersi chi ha commesso quell’errore tanto assurdo quanto fatale.

 

La disperazione

Superfluo aggiungere che quanto accaduto ha gettato mamma e papà del bimbo in uno stato di profonda amarezza e prostrazione. Ora si cerca un nuovo cuore da trapiantare. La donazione degli organi è un grande, incommensurabile atto d’amore: e a declinarlo, in questo caso, erano stati i genitori di un piccolo, un altro bambino di soli quattro anni che il 15 dicembre - mentre nuotava nella piscina comunale del comune di Curon, in Trentino - era improvvisamente finito sott’acqua senza più riemergere; salvato in extremis, le sue condizioni erano apparse subito molto gravi: trasportato d’urgenza in eliambulanza all’ospedale di Bolzano, morì una settimana dopo. Anche per questa tragedia la Procura bolzanina aveva aperto un fascicolo che ora passa da lesioni a omicidio colposo: iscritti nel fascicolo d’indagine i nomi della funzionaria comunale responsabile della struttura, del bagnino e di due familiari dello sfortunato bambino.

Le domande

Ma la cosa non può finire così. Ora bisogna fare chiarezza sulle responsabilità, non quelle eventuali ma quelle certe che hanno spezzato il sogno della nuova vita di un bambino: perché a mettere a protezione del cuoricino del ghiaccio secco anziché normale è stata sicuramente una mano che ha gestito l’organo subito dopo il trapianto. E dunque un “addetto ai lavori”. Possibile che non conoscesse le procedure per la corretta conservazione dell’organo? Un fatto è certo: l’equipe sanitaria napoletana si era prontamente attivata con due cardiochirurghi pediatrici immediatamente partiti in aereo alla volta di Verona; da lì una corsa in auto verso l’ospedale di Bolzano per raccogliere il prezioso organo. E subito dopo, il percorso inverso. Tutto in poco meno di sei ore. Quando però è stata riaperta la borsa, si è scoperto che l’anidride carbonica aveva di fatto reso inutilizzabile il cuore.

Finale amarissimo. Ora per Tommasino si spera possa essere trovato un nuovo cuore: il piccolo, circondato dall’amore di mamma e papà e dall’affetto quotidiano di medici e infermieri, resta ricoverato in Terapia Intensiva Cardiochirurgica al Monaldi. Paradigmatica questa vicenda che impone più di una riflessione, e - soprattutto - di incentivare la cultura della donazione: la stessa che i genitori del piccolo bolzanino morto a quattro anni hanno dimostrato di avere, consentendo l’espianto di tutti gli organi del bambino. Organi che hanno salvato la vita ad altri bimbi, ma non quella di Tommasino.

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