Trapianto fallito, morto Domenico Caliendo: piccolo angelo volato via
A Napoli è morto un bambino. Il calvario del piccolo Domenico Caliendo, iniziato quando mancavano solo due giorni a Natale, è finito. È stato un guerriero, questo bimbo...
A Napoli è morto un bambino. Il calvario del piccolo Domenico Caliendo, iniziato quando mancavano solo due giorni a Natale, è finito. È stato un guerriero, questo bimbo privato del cuore malato al cui posto ne è stato impiantato uno reso inservibile perché immerso in una borsa da trasporto riempita con una micidiale porzione di ghiaccio secco: ha resistito nella Terapia intensiva dell’ospedale Monaldi per settanta giorni attaccato a un macchinario che gli pompava il sangue, ha retto a due emorragie - una cerebrale e l’altra addominale - ad un’infezione post-operatoria e al lento, inesorabile deperimento di polmoni, fegato e reni. Forte fino all’ultimo.
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La notizia
Domenico è spirato alle 9,20 di ieri. Accanto a lui, fino all’ultimo respiro, la mamma e il papà. Pochi attimi prima ad impartirgli l’estrema unzione è stato don Mimmo Battaglia, cardinale e vescovo di Napoli, che ogni giorno - da quando il caso è venuto alla luce grazie a un’inchiesta del Mattino - si è recato al capezzale del piccino.
Una notizia purtroppo attesa da ore, da quando i bollettini medici del Monaldi indicavano un lento, progressivo e inesorabile aggravamento delle funzioni vitali. Domenico si è consumato come una piccola candela che ha saputo resistere al vento di errori e omissioni che per tanti oggi appaiono imperdonabili. «Adesso voglio solo giustizia e verità, qualcuno dovrà pagare» dirà mamma Patrizia che per la prima volta cede al peso delle emozioni e piange, mentre in tanti la abbracciano e le sussurrano parole d’amore. Che donna, che esempio di dignità, morale e forza: lei ci ha creduto e sperato fino all’ultimo, sognando un finale diverso.
Arriva la nota dell’ospedale: «Con profondo dolore l’Azienda Ospedaliera dei Colli comunica che questa mattina il piccolo paziente sottoposto a trapianto il 23 dicembre 2025 è deceduto a seguito di un improvviso e irreversibile peggioramento delle condizioni cliniche. La Direzione Strategica, insieme a tutti i professionisti sanitari e non, esprime il più sentito cordoglio e si stringe con rispetto e commossa partecipazione alla famiglia in questo momento di immenso dolore». L’Ordine dei medici e odontoiatri esprime «il più profondo cordoglio per la scomparsa del piccolo paziente ricoverato presso l’Ospedale Monaldi, si stringe con sincera partecipazione alla famiglia, alla quale rivolge un pensiero di vicinanza e rispetto per la sofferenza che sta attraversando» e si dice anche vicino «alla comunità dei medici, infermieri e di tutti i professionisti sanitari dell’Azienda Ospedaliera dei Colli. La perdita di una giovane vita rappresenta una ferita profonda per l’intera comunità sanitaria e civile. L’Ordine rinnova il proprio sostegno ai tanti colleghi che continuano ogni giorno a operare al servizio dei pazienti e delle loro famiglie».
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Fiori e peluche
A Napoli è morto un bambino. Giuseppe Marotta scrisse una pagina bella e struggente nel suo “L’oro di Napoli”: quella del “funeralino” per un bimbo dei vicoli uccisi dall’aria malsana fu riletta in chiave cinematografica da Vittorio De Sica. Fotogrammi struggenti che oggi - nel giorno in cui il piccolo Domenico se n’è andato - trasformano il passato in presente.
Appena la notizia della sua morte rimbalza sui siti e sulle agenzie il cuore dei napoletani, gente comune di ogni estrazione sociale, si apre al dolore e alla solidarietà. Mentre il piazzale esterno del Monaldi si riempie di troupe televisive e giornalisti, una folla composta inizia a sfilare verso i cancelli serrati e protetti - mai come oggi - da un dispositivo di guardie giurate che devono tenere lontani curiosi e cronisti, nel rispetto della tragedia che stanno vivendo i familiari. Ieri, oltre a mamma Patrizia e papà Antonio, c’erano tutti i familiari del bimbo morto, anche l’anziano nonno. In ospedale, poco dopo la tragica notizia, arriva anche il procuratore aggiunto di Napoli Antonio Ricci, che coordina le indagini su questa tragedia. Resterà al Monaldi per oltre un’ora, per abbracciare i genitori del piccolo ai quali ha garantito che la giustizia farà il suo corso.
Fiori bianchi, candide gerbere e rose, vengono posti all’ingresso dell’ospedale. Qualcuno lascia anche un orsacchiotto di peluche, identico a quello che Domenico stringeva a sé il giorno del suo ricovero, alla vigilia dell’intervento che lo avrebbe portato a non aprire più gli occhietti. «La morte è la più vera e antica cittadina di Napoli - scrisse Giuseppe Marotta - e i rapporti dei napoletani con lei sono soltanto quelli di una sincera e civile parentela». Grandezza di un capolavoro letterario quanto mai attuale, oggi come nei giorni dell’immediato dopoguerra. Nel silenzioso corteo di cittadini c’è anche Francesco Ruggiero, consigliere municipale di Chiaiano, che incrocia mamma Patrizia e le dona un bouquet di fiorellini bianchi: «Questi sono per suo figlio», dice con la voce rotta dall’emozione.
Icona d'amore e dolore
Domenico, due anni e quattro mesi appena compiuti, è oggi il figlio dei napoletani. Anzi, di più: di tutti gli italiani. E a 45 anni dalla tragedia di Vermicino, “Mimmuccio” raccoglie tragicamente il testimone di un dolore profondo che scosse, come scuote oggi, un’intera nazione. A Napoli è morto un bambino: ed ora mamma e papà chiedono solo giustizia e verità.