Comuni montani, il governo ?taglia? altitudine e fondi
Cambia la geografia dei Comuni montani. I paesi restano lì dove sono sempre stati, ma è la legge a decidere chi resterà un ?campanile bianco?. Il numero...
Cambia la geografia dei Comuni montani. I paesi restano lì dove sono sempre stati, ma è la legge a decidere chi resterà un “campanile bianco”. Il numero scenderà così da 4.065 a 3.715, grazie all’intesa approvata in Conferenza Stato Città e ratificata nei giorni scorsi in Consiglio dei Ministri.
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Di una riforma ce ne era bisogno, visto che il primo elenco risaliva alla Legge Fanfani del 1952: a quel tempo i Comuni ricompresi erano stati 3.225, poi sono saliti nel corso degli anni, in virtù di deroghe via via concesse, fino a superare quota 4mila. Un po' troppi, e peraltro con inserimenti che di montano avevano non avevano molto, con forzature eclatanti come quelle di Roma o Bologna.
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I vantaggi
Ma quali vantaggi comporta lo status di “montanità”? Diversi. Ci sono agevolazioni per i residenti che vanno da sgravi sui contributi previdenziali fino al 100% e un tetto di 8mila euro annui per chi applica lo smart working, ai crediti di imposta per l’acquisto o l’affitto di abitazioni (con un’aliquota del 60%, che sale al 75% nelle zone con minoranze linguistiche).
E poi ci sono facilitazioni sui mutui prima casa accesi dalle giovani coppie, ed anche per il personale sanitario e scolastico che si trasferisce in una località montana. Sono previsti anche un “bonus natalità” (ovvero un contributo economico per 36 mesi a chi mette al mondo o adotta un figlio in un piccolo Comune montano) e una “flat tax”, al 15% (fino a 100 mila euro) per le nuove microimprese. E poi ancora esenzioni Imu per i terreni agricoli, imposte di registro e ipotecarie fisse a 200 euro per il trasferimento di attività agricole in aeree montane e detrazioni fiscali potenziate (dal 36% al 50%) per la ristrutturazione di abitazioni e baite situate in montagna.
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La revisione
E così nel settembre 2025, la legge numero 131 introduce criteri altimetrici e di pendenza più stringenti. L’obiettivo è quello di tagliare, operazione alla quale mette mano il Ministro per gli Affari regionali e le autonomie Roberto Calderoli. Un primo taglio di 1.218 Comuni suscita un’ondata di proteste e l’annuncio di ricorsi preannunciati da Asmel, un’Associazione che rappresenta 4800 Comuni in tutt’Italia e che già aveva dato filo da torcere a Calderoli, quando da ministro della semplificazione nel Governo Berlusconi IV varò il decreto per l’azzeramento del 70% dei Municipi italiani con popolazione inferiore ai 5mila abitanti.
Il decreto ottenne pieno sostegno anche dalle opposizioni, dal Movimento 5Stelle, non ancora in Parlamento, e soprattutto dalla principale Associazione dei Comuni, l’Anci, e imponeva di individuare Enti limitrofi per aggregarsi in Unioni di Comuni, con almeno 10mila abitanti, pena il commissariamento prefettizio. Asmel si mise di traverso, bollando il decreto come impraticabile e incostituzionale. Diffidò i Prefetti dall’intervenire e impugnò il Decreto avanti alla Consulta che sancì la incostituzionalità della norma. Memore dell’esperienza vissuta, Calderoli ha fatto oggi marcia indietro rispondendo con il metodo della concertazione e raggiungendo un’intesa in Conferenza Stato Città, ratificata nei gironi scorsi in Consiglio dei Ministri. Si giunge così, ad un elenco che conta 3.715 Comuni montani, dei quali 3.428 confermati e 287 aggiunti in virtù delle nuove classificazioni. Ad essere declassati sono così 637 Comuni, la metà di quelli previsti in prima istanza.
I declassati
A livello nazionale la Regione più penalizzata è la Sardegna, dove il righello della nuova normativa estromette dallo status montano ben 110 Comuni. Al secondo posto di questa classifica c’è la Campania, con 63 campanili che non sono più bianchi: più della metà (38) sono della provincia di Salerno, mentre sono più contenuti i numeri nelle province di Caserta (15), Napoli (6) e Benevento (4). Si salva invece l’Irpinia.
I casi limite
Non mancano i casi limite: si ritrova declassato ad esempio, Mignano Monte Lungo, che arriva a 1.180 metri di altitudine ed ha un indice di fragilità comunale (parametro Istat che misura le condizioni di criticità demo-sociali e del sistema economico-produttivo) pari ad 8 su 10, quindi nella soglia massima. Accade lo stesso anche a San Pietro Infine, Guardia Sanframondi. E ci sono anche quelli che protestano per il mancato inserimento: un esempio è la sannita Paupisi, il cui territorio raggiunge un’altitudine a 1.188 metri sul livello del mare.
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Non bastava prima, non basta nemmeno ora per essere considerato Comune montano. Scorrendo l’elenco nazionale stride - e non poco, - vedere da una parte esclusi Comuni con l’indice massimo di fragilità comunale o nei quali i redditi sotto la soglia di povertà raggiungono il 40% del totale e dall’altra Comuni che di certo non hanno bisogno di particolari sostegni a carico della collettività: da Courmayeur a Positano, da Cortina d'Ampezzo a Brunico ad Argentera e Gardone Riviera. «Quando si tratta di tagliare risorse c’è bisogno naturalmente di ricorrere a criteri oggettivi. Ben vengano criteri come altitudine e pendenza dei territori, ma occorre tener conto anche di quelli sociodemografici forniti da Istat, altrimenti si penalizzano le realtà più fragili», dice Francesco Pinto, segretario generale Asmel. In Campania dunque «declassati», tra gli altri, Pollica, Ascea, Maiori, Minori, Capaccio Paestum, Sapri, Sorrento; tra i «confermati» Ravello, Amalfi, Positano, Alife, Piedimonte Matese, Visciano; «aggiunti» Mirabella Eclano, Avellino, Grottaminarda, Ercolano e Ottaviano.