Meloni secondo Bocchino: la leadership di Giorgia anima il dibattito a Napoli
Il Mattino

Meloni secondo Bocchino: la leadership di Giorgia anima il dibattito a Napoli

Sabato 28 febbraio 2026
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Non è un’agiografia, spiega l’autore, «anche se Meloni qualche miracolo lo ha davvero realizzato: prima donna a diventare premier, prima a farlo da ex iscritta al Msi, primo politico a risolvere la diaspora della destra». Sono le parole con cui Italo Bocchino ha introdotto il suo libro “Giorgia. La figlia del popolo” edito da Solferino, presentato ieri sera al circolo Tennis Napoli.

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Un incontro affollato a cui hanno preso parte il padrone di casa Riccardo Villari, presidente del club, il direttore del Mattino Vincenzo Di Vincenzo nelle vesti di moderatore, l’ex presidente della Camera Gianfranco Fini e i parlamentari Claudio Durigon ed Emanuele Prisco, rispettivamente sottosegretario al Lavoro e all’Interno. Presenti in sala, tra gli altri, il consigliere regionale Gennaro Sangiuliano e l’ex eurodeputato Enzo Rivellini. Ma l’occasione ha dato spunto anche di parlare del referendum e della proposta di legge elettorale.

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I temi

«Il fenomeno Meloni è fortemente radicato nella società», ha detto Villari, e si è rivelato il tema della presentazione. Di Vincenzo ha iniziato il giro di commenti partendo dall’autore del volume, sottolineando che al terzo giorno di pubblicazione è quasi esaurito, mentre si prepara la terza ristampa. «Ho scritto questo libro per fotografare il melonismo: parlo di un talento emerso proprio in occasione della prova del governo. Che fosse brava si sapeva, che fosse così brava forse non lo sapeva neanche lei: e ora si registra il primo caso di tenuta dei voti quasi alla fine del mandato, mai successo prima, praticamente», ha precisato Bocchino.

L’altro motivo ricorrente nel volume è la classe dirigente che circonda la premier: «Si pensa siano degli scappati di casa ma è un errore. Nasce da un gruppo di giovani che nei primi anni 2000 hanno fatto un accordo, rinunciando a una visione minoritaria ma imponendosi come realtà solida e preparata».

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Il momento storico

Poi la parola è passata a Fini che si è prodotto in un lungo discorso in cui, per la cronaca, ha citato solo una volta Giorgia Meloni: «Mi fa piacere tornare in questo circolo e a Napoli, città unica, conosciuta da ragazzo alle manifestazioni, e dopo nei comizi: parlare a piazza Plebiscito è un privilegio».

È venuto poi al tema dell’incontro: «Perché oggi il vento tira a destra e perché la sinistra ha perso la spinta propulsiva? Siamo in un momento storico che ci pone davanti grandi sfide, come la guerra, a partire da quella mossa dalla Russia, e la radicalizzazione islamica. Ancora, gli interrogativi posti dall’intelligenza artificiale e in generale lo smarrimento delle identità. Mentre la sinistra perde argomenti, la destra dà una risposta in questo senso perché parla delle radici».Di Vincenzo ha portato la discussione sull’attualità, chiedendo agli ospiti un commento sul prossimo appuntamento referendario. Per Bocchino non ci sono dubbi: «Vince il sì a mani basse. La maggioranza conta il 48% a cui si aggiungono i partiti dell’opposizione che stanno col sì e si arriva al 55%. E se poi ci mettiamo le migliaia di danneggiati dalla giustizia non c’è storia».

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Il direttore del Mattino, passando la parola agli altri, ha osservato che uno dei danneggiati potrebbe essere Matteo Salvini, suscitando le risate del pubblico. Per Fini «bisogna dire a chiare lettere che la destra è vicina alla magistratura e alle forze dell’ordine. Noi siamo grati a uomini in divisa e ai giudici che hanno pagato con la vita le loro battaglie contro mafia e terrorismo. Ma votare sì è rispettare davvero la Costituzione, non credo che i costituenti pensassero alla lottizzazione degli alti incarichi dei magistrati». In ultimo, un giro di battute sulla riforma della legge elettorale proposta dall’esecutivo Meloni. Per Prisco, di Fratelli d’Italia, «è importante approvarla perché dal giorno dopo delle elezioni si capirà chi governa», mentre Durigon della Lega si è detto critico della possibile legge. Bocchino: «Noi abbiamo avuto leggi elettorali come quella del sindaco e del governatore su questo modello: il premio di maggioranza è una garanzia di stabilità. Detto questo, Meloni non ha bisogno di questa legge, ne ha bisogno l’Italia». Anche Fini sembra scettico: «Abbiamo già un problema di partecipazione, non credo che questa legge che esclude le preferenze possa risolverlo».

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