Domenico Caliendo, lite sul perito scelto dal gip per l'autopsia: «Si è già espresso sul caso»
Il Mattino

Domenico Caliendo, lite sul perito scelto dal gip per l'autopsia: «Si è già espresso sul caso»

Domenica 1 marzo 2026
7 visualizzazioni

L'istanza al giudice per le indagini preliminari è stata inviata ieri: il difensore dei genitori di Domenico Caliendo, morto otto giorni fa per le conseguenze di un trapianto cardiaco,...

L'istanza al giudice per le indagini preliminari è stata inviata ieri: il difensore dei genitori di Domenico Caliendo, morto otto giorni fa per le conseguenze di un trapianto cardiaco, ricusa uno dei tre consulenti tecnici d'ufficio scelti dal gip per l'appuntamento dell'incidente probatorio previsto martedì in Tribunale.

APPROFONDIMENTI La morte di Domenico Caliendo, l'avvocato: «Chiedo silenzio e decoro, invece che difese arraffazzonate e goffe»La morte di Domenico Caliendo, i legali cardiochirurgo Gabriella Farina: «Ingeneroso definire èquipe Monaldi impreparata»Catanzaro, conferita la cittadinanza onoraria al cardinale Battaglia

«Avanzeremo istanza di ricusazione del cardiochirurgo Mauro Rinaldi, che figura nel collegio dei periti scelti dal gip di Napoli per l'incidente probatorio», spiega l'avvocato Francesco Petruzzi.

La morte di Domenico Caliendo, l'avvocato: «Chiedo silenzio e decoro, invece che difese arraffazzonate e goffe»

La nota

Petruzzi spiega il motivo di questa mossa: «Da una semplice ricerca fatta sul web - spiega - risulta che Rinaldi, professore ordinario di cardiochirurgia dell’Università di Torino, abbia espresso una indebita manifestazione ante-incarico sui fatti in oggetto l’accertamento e che, inoltre, sia coautore di una pubblicazione scientifica di uno dei medici indagati. In virtù di ciò riteniamo sussistere un difetto delle garanzie di imparzialità, necessario all’espletamento dell’incarico peritale».

Le dichiarazioni, si legge nell’atto inviato al gip dal legale, sono state puntualmente riportate e diffuse dai seguenti organi di informazione: Il Messaggero, articolo del 13 febbraio 2026, nel quale il professore ha commentato le circostanze del trapianto di cuore sul minore, esprimendo valutazioni sulla qualità dell’organo impiantato e sulla condotta dell’équipe chirurgica del Monaldi; Ansa, in un dispaccio del 13 febbraio 2026 nel quale lo stesso primario ha qualificato il trapianto dell’organo come frutto di una «scelta obbligata», «formula che - si legge nel ricorso di Petruzzi - integra un giudizio tecnico compiuto e definitivo sull’assenza di alternative per l’équipe operante, in diretta antitesi con due dei quesiti (numero 6 e 7) posti dal pubblico ministero», che attengono alla prevedibilità-prevenibilità dell’evento e alla correttezza delle scelte chirurgiche e terapeutiche).

Catanzaro, conferita la cittadinanza onoraria al cardinale Battaglia

Nel ricorso si fa infine riferimento ad un articolo del 13 febbraio scorso sul sito della Federazione nazionale dell’Ordine dei biologi, nel quale si dà conto delle dichiarazioni del professor Rinaldi circa le vicende del trapianto di cuore a Napoli, «con specifico riferimento all’organo impiantato e all’intervento ispettivo disposto dal ministro della Salute». Questo intervento può determinare ora uno slittamento dell’incidente probatorio e, con esso, una ulteriore dilatazione dei tempi che comporterebbero anche lo slittamento dell’esame autoptico sul corpo del povero bambino. La decisione ultima se accogliere il ricorso o rigettarlo spetterà al gip.

Intanto, fanno sentire la loro voce i difensori della dottoressa Gabriella Farina, il medico che partì da Napoli alla volta di Bolzano per espiantare e trasportare a Napoli il cuoricino del piccolo donatore trentino.

«In merito al trapianto di cuore del piccolo Domenico - chiariscono i penalisti Dario Gagliano e Anna Ziccardi - riteniamo necessario chiarire alcuni aspetti per ristabilire una narrazione corretta e fondata sui fatti sinora accertati. La rappresentazione dell’équipe napoletana come sprovveduta ed impreparata appare ingenerosa, specie se contrapposta alla presunta efficienza dei medici austriaci e del personale dell’ospedale di Bolzano, alimentando una lettura distorta della vicenda che non rende giustizia alla professionalità dei tanti medici che lavorano al Monaldi e nelle strutture del sud. In realtà, i membri dell’équipe di Innsbruck affermano che, salvo incomprensioni nella fase iniziale, l’espianto si è svolto in un clima tranquillo nel rispetto dei protocolli. Il contenitore utilizzato per il trasporto dell’organo era conforme alle norme vigenti e i medici incaricati dell’espianto non erano stati informati dell’esistenza di contenitori alternativi più moderni.

Le immagini diffuse online relative a un frigorifero dell’ospedale di Bolzano con etichetta “ghiaccio secco” risultano fuorvianti perché inducono a credere che la dottoressa Farina non avrebbe neppure letto l’etichetta. In realtà, il materiale refrigerante fu prelevato in officina e portato in sala operatoria in una scatola di polistirolo da operatori dell’ospedale locale, mentre Farina era intenta a completare le operazioni di confezionamento dell’organo per garantire la partenza nel più breve tempo possibile verso Napoli. Appare singolare che non venga minimamente presa in considerazione la posizione del personale di sala che, a fronte di una richiesta di ghiaccio da utilizzare per il trasporto dell’organo espiantato, avrebbe fornito un prodotto totalmente diverso – ovvero anidride carbonica allo stato solido – indistinguibile a occhio nudo dal ghiaccio comune, ignorandone gli effetti ustionanti. Ribadiamo, in ogni caso, la nostra commossa partecipazione al dolore della famiglia del piccolo Domenico».

Condividi questo articolo