Skipper morto in Sardegna, yacht restituito all?armatrice
Il Mattino

Skipper morto in Sardegna, yacht restituito all?armatrice

Domenica 1 marzo 2026
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Disposto il dissequestro dello yacht Gravia ormeggiato nel porto di Marina di Portisco, nel Comune di Olbia, dove l?8 agosto 2025 fu trovato privo di vita lo skipper di Bacoli Giovanni...

Disposto il dissequestro dello yacht Gravia ormeggiato nel porto di Marina di Portisco, nel Comune di Olbia, dove l’8 agosto 2025 fu trovato privo di vita lo skipper di Bacoli Giovanni Marchionni, di 20 anni. Sono invece tuttora sotto sequestro, come stabilito dalla Procura di Tempio Pausania, sei batterie del natante: da una di esse potrebbe essere fuoriuscito acido solfidrico, che avrebbe causato la morte del giovane come emerso dagli esami. L’imbarcazione sarà riconsegnata alla proprietaria Annalaura di Luggo, manager e consigliere delegato del cantiere Fiart Mare, iscritta nel registro degli indagati.

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Molteplici le ispezioni a bordo a cura dei periti nominati dalla Procura e dei consulenti di parte. L’ultima lo scorso 20 febbraio. Il procuratore di Tempio Pausania, Gregorio Capasso, e il pubblico ministero Milena Aucone hanno incaricato ispettori del lavoro dell’Asl di Olbia - Spresal, il servizio di prevenzione e sicurezza - di eseguire accertamenti sulla posizione lavorativa della vittima e sulla cabina in cui dormiva. Gli esperti sono stati convocati per la prima volta per un sopralluogo nell’ambito dell’inchiesta aperta sei mesi fa.

Alle verifiche tecniche ha preso parte l’avvocato penalista Giampaolo Murrighile, difensore dell’armatrice Annalura di Luggo con il legale Sebastiano Giaquinto. Attenzione dei tecnici anche alle normative relative alla sicurezza sui luoghi di lavoro. L’inchiesta della Procura di Tempio Pausania ipotizza per Giovanni Marchionni una morte sul lavoro, come ha ribadito anche la famiglia. Dopo il rinvenimento del corpo, la mattina dell’8 agosto scorso, l’armatrice avrebbe sostenuto che il giovane di Bacoli era con loro in vacanza. Di contro, la famiglia della vittima ha sempre ritenuto che Giovanni era partito per lavoro. Al riguardo l’Inail ha effettuato verifiche, da cui sarebbe risultato che il 20enne era a bordo dello yacht per motivi professionali.

Tesi fornita anche dagli avvocati difensori della famiglia Marchionni, i legali Maurizio Capozzo e Gabriele Satta, e dal sindaco di Bacoli Josi Gerardo Della Ragione. Intanto durante l’ultimo sopralluogo, gli ispettori dello Spresal hanno preso visione dei documenti utili all’ inchiesta. All’accertamento hanno partecipato la polizia scientifica ed esponenti della Procura. Numerose le verifiche effettuate dal consulente Giuseppe Mangano con i periti di parte. I sopralluoghi con motori accesi e impianti a regime avevano rilevato la presenza di acido solfidrico. E dagli esami tossicologici e istologici, autoptici, come da relazione medico-legale, è emerso che la morte di Giovanni sarebbe riconducibile alla inalazione di questo gas tossico, essendo risultata una «grave ipossia da acido solfidrico».

Sotto la lente degli inquirenti appunto le batterie di bordo, apparse durante l’ultimo accertamento in una posizione non adeguata. Un elemento che si rivela determinante ai fini dell’indagine, che dovrebbe presto essere chiusa dalla Procura di Tempio Pausania. Intanto da Bacoli, città di origine della giovane vittima, nel caso di un eventuale processo la conferma di costituirsi parte civile come ha deciso il consiglio comunale.

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