Sanremo 2026, vince il codice Da Vinci: «Per la mia Napoli»
Il Mattino

Sanremo 2026, vince il codice Da Vinci: «Per la mia Napoli»

Domenica 1 marzo 2026
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Ok la cinquina è giusta, o comunque possibile, umanoide, potabile, nonostante le inevitabile contestazioni dell?Ariston. Alla fine televoto, sala stampa e radio incoronano...

Ok la cinquina è giusta, o comunque possibile, umanoide, potabile, nonostante le inevitabile contestazioni dell’Ariston. Alla fine televoto, sala stampa e radio incoronano meritatamente canzone regina del Festival 2026 il Sal Da Vinci di «Per sempre sì», tormentone sin dal primo giorno di gara, non virale, ma viralissima nella sua immediatezza melodica, ritmica, testuale, coreografica.

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«Non capisco niente», ha detto lui in lacrime, «questo premio lo voglio condividere con la mia famiglia che mi ha dato tanto, mi ha aiutato a superare ogni momento buio, e lo voglio dedicare alla mia città, Napoli». Dietro di lui Sayf («Tu mi piaci tanto»), Ditonellapiaga («Che fastidio»), Arisa («Magica favola»), Fedez-Masini («Male necessario»). Poi nayt, Fulminacci, Ermal Meta, Brancale (fischi in sala, la volevano sul podio), Paradiso, Lda-Aka 7even, Luchè e giù di lì sino al trentesimo posto di Eddie Brock.

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Ora Sanremo sono affari suoi: passaggio di testimone in diretta, ieri sera, tra Carlo Conti e Stefano De Martino, insignito del doppio ruolo di conduttore e direttore artistico del Sanremo 2027: il trentaseienne showman di Torre Annunziata eredita un Festival in condizioni solide, ma non ottime, come sottolineato dagli ascolti in calo, ma ancor più dall’impietosa flessione dei numeri dello streaming, per non dire dei passaggi radiofonici delle trenta canzoni in gara dei big, spesso più presunti che tali. Questo il siparietto in platea. Conti: «Vi posso ufficialmente annunciare che Stefano sarà il conduttore e direttore artistico del prossimo Festival». Applausi, l’abbraccio dell’uscente all’entrante. Poi parola al nuovo deus ex machina di Rai1: «Adesso testa bassa e pedalare». «Sono molto felice, ringrazio la Rai per questa opportunità straordinaria, e Carlo Conti che con molta generosità ha voluto che fossi qui stasera per passarmi il testimone. Ho voglia di mettermi in gioco e di godermi ogni giorno di questo percorso impegnativo fino all’Ariston», ha spiegato poi, mentre iniziavano ad arrivargli auguri e complimenti. Tra i primi il sindaco di Napoli Manfredi e Fiorello.

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Ma era strano davvero ieri sera seguire Sanremo, con i venti di guerra che soffiavano su Teheran. Inevitabilmente, grazie anche alla presenza di Giorgia Cardinaletti accanto al moro di Firenze ed alla co-co Laura Pausini, l’inizio della finalissima ha richiesto un’introduzione di cronaca: «Stiamo vivendo una grande contraddizione, da una parte tutti noi vorremmo il popolo iraniano libero dall’oppressione e dalla sofferenze, dall’altro però c’è da dire che si sta aprendo un conflitto di cui non conosciamo l’esito. Il compito del servizio pubblico è cercare di capire, di raccontarvi quello che accadrà», ha ragionato la giornalista del Tg1. Poi un appello per proteggere almeno i bambini dall’orrore dei conflitti.

E la guerra è diventato il tema silenzioso, il convitato di pietra della serata, tra l’appello di Leo Gassmann e delle Bambole di Pezza (sull’abito di Cleo la scritta lennoniana «Give peace a chance») la «Stella stellina» cantata da Ermal Meta. A cercare di sfuggire dalla cappa di piombo le gag di Nino Frassica con ciuffo bicolore alla Cristiano Malgioglio, i Pooh che hanno iniziato sul palco in piazza Colombo le celebrazioni del loro sessantennale, il solito Pezzali nautico, l’arrivo in teatro a cavallo di Bocelli (come Benigni, che però non si fermò all’entrata), che poi ha intonato «Il mare calmo della sera», con cui vinse tra i giovani nel 1994, e «Con te partirò», con cui arrivò solo quarto nel ‘95, ma che poi diede l’avvio alla sua carriera internazionale.

Sotto effetto bellico anche la gara, con i valori in campo ormai evidenti: Malika Ayane ha ulteriormente cesellato il ritmo retrofunky postmodernista di «Animali notturni», Tommaso Paradiso ha giocato la carta de «I romantici», J-Ax quello del finto-country di «Italia starter pack», Lda e Aka 7ven hanno strappato applausi all’Ariston con le loro «Poesie clandestine». Poi Serena Brancale con il canto dolente - e accolto molto calorosamente dal pubblico - di «Qui con me», Patty Pravo elegante con «Opera», e l’ennesimo trionfale passaggio di Sal Da Vinci, stavolta in giacca bianca, con la complicità di Mara Venier arruolata come ballerina.

Il cortocircuito di senso è diventato ancor più evidente quando si sono susseguiti uno dopo l’altro il pasticciaccio brutto di Elettra Lamborghini («Voilà», omaggio/oltraggio alla Carrà) e il canto libero per la Palestina e i suoi bimbi di Ermal Meta. «Voglio trovare un senso a questa sera. Anche se questa sera un senso non ce l'ha», cantava Vasco, che pure la follia sanremese l’ha conosciuta. Ditonellapiaga elettrizzante, nayt con «Prima che», una melodiosa Arisa, Sayf con mamma sul palco, Fedez e Masini sempre più affiatati, Samurai Jay con «Ossessione» (anche lui con mammà sul palco, al posto di Belén), Fulminacci con «Stupida fortuna» (a lui il premio della critica intitolato a Mia Martini) e Luché con «Labirinto» hanno provato a raccogliere voti per una classifica incerta fino alla fine, quando la corsa a 30 è diventata una corsa a cinque e televoto, sala stampa e radio hanno ricominciato a fare il loro sporco dovere. Ovvero scegliere la canzone regina del Sanremo 2026, quello che si è chiuso nella notte delle fiamme sull’Iran, in cui si è alzata anche la voce di Gino Cecchettin per parlare della piaga dei femminicidi.

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ha anche accettato di incoronare il suo successore e tornerà subito sul luogo del delitto per «Sanremo top», in onda il 7 e 14 marzo su Rai1. Poi saranno ufficialmente affari suoi, di Stefano De Martino, che ha un vantaggio rispetto a tutti i suoi predecessori nella terra dei cachi, persino al Baudillo imperatore dei papaveri e delle papere: ha un anno a sua disposizione. Per reinventare il Festival della canzone italiana.

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