Sal Da Vinci conquista il Festival di Sanremo 2026: «Premiato un operaio della canzone»
Manda a recuperare il premio, l?ha lasciato in albergo e deve posare per i fotografi. E, nell?attesa, Sal Da Vinci si guarda intorno stranito, stupito, confuso e felice: «Non...
Manda a recuperare il premio, l’ha lasciato in albergo e deve posare per i fotografi. E, nell’attesa, Sal Da Vinci si guarda intorno stranito, stupito, confuso e felice: «Non riesco ancora a crederci. Mi sono arrivate le congratulazioni del sindaco Manfredi, di Carlo Verdone, a Napoli hanno sparato i fuochi d’artificio come in una Piedigrotta: che bello questo Sanremo che diventa Piedigrotta, in cui vince un operaio della canzone, un napoletano verace che viene dal basso, un figlio d’arte che è diventato papà d’arte».
APPROFONDIMENTI De Martino pubblica la foto dell'investitura:
È commosso, si sfoga negli abbracci con chi lo conosce da sempre, all’Ariston ha dedicato il premio alla madre, alla moglie, alla famiglia, alla sua Napoli. Adesso aggiunge Geolier: «Mi ha chiamato esultando, come se avesse vinto lui che due anni fa meritava la vittoria, almeno quanto Angelina Mango. Non voglio riaprire polemiche, ma dividerei in due il mio trofeo con lui: Emanuele è un faro per la canzone napoletana, ed italiana, forse è grazie anche alla sua sconfitta di due anni fa che ora posso vincere io».
Sal Da Vinci: Verdone? Non l'ho ancora sentito ma ho sentito Renato Zero
Stiamo parlando di pregiudizi su Napoli e la sua canzone, Sal?
«Non so come chiamarli, ma Manu ha perso per la sala stampa ed io ho vinto grazie alla sala stampa e a quella delle radio, credo valga la pena rifletterci su».
Ricapitolo. Tu hai vinto con il 22,2%, somma di televoto, sala stampa e sala radio, davanti a Sayf (21,9) e Ditonellapiaga (20.6). Ma nel televoto «Tu mi piaci» (26,4) aveva battuto «Per sempre sì» (23,6).
«Ho vinto di un soffio, Sayf è una promessa della musica italiana che sta sbocciando, Ditonellapiaga una meraviglia. E tutti gli altri... Non credevo di poter vincere, quando in attesa della proclamazione siamo rimasti sul palco solo Sayf e io ho iniziato a sperarci, ma ho preso la sua mano, come uno zio: gli ho fatto coraggio, mi sono fatto coraggio».
Papà Mario era un fedele spettatore del Festival.
«Voleva sempre il suo posto in sala. Quando mi portò per la prima volta qui mi promisi, gli promisi, di tornare, ma sul palco. E le promesse, come canto nel mio pezzo, sono importanti per me. Ho inseguito per una vita Sanremo. Ci ho provato 13 anni prima di essere ammesso nel 2009, quando mi eliminarono, fui ripescato, arrivai terzo con “Non riesco a farti innamorare” di Gigi D’Alessio e Vincenzo D’Agostino, che se n’è appena andato. Poi ho ripreso a mandare canzoni, proposte, provini, e 17 anni dopo... eccomi qui».
Ogni volta che ti bocciavano ci rimanevi male, soprattutto se i tuoi pezzi erano firmati Renato Zero o ancora D’Alessio.
«Sembrava davvero non mi volessero, che fossi Calimero, piccolo e nero. Erano tristi i Natali in cui sentivo chi andava al Festival e... io no. Poi però c’erano le canzoni, il pubblico, la famiglia... Mi rialzavo e ci riprovavo».
Ma uno che ha iniziato bambino con le sceneggiate, che ha lavorato al cinema con Verdone e Leone, in teatro con De Simone e Mattone, che il 25 e 26 settembre celebra 50 anni di carriera all’Arena Flegrea ha davvero bisogno di Sanremo?
«Non bisogno, ma... sogno sì. Senza “Rossetto e caffè” forse non mi avrebbero voluto neanche quest’anno. Questo premio non è solo mio, ma è il premio della gente, di tutti quelli che, come me, tengono a realizzare i propri sogni, che non mollano mai. Non parliamo di riscatto, di rivalsa, ma porterò il trofeo a tutta la città, nessuno escluso. Io sono nato alla Torretta, al ridosso del lungomare. Mi piacerebbe ripartire dal mio quartiere, dove vive ancora mammà e dove da ragazzo, insieme agli amici davo calci a un pallone, anche se nel frattempo dovevo già stare sul palco a lavorare».
Un calcio ad un pallone, viene in mente Ranieri. Un napoletano non vinceva dal 1988 di «Perdere l’amore».
«Massimo è immenso, nessun paragone: è un onore scrivere il mio nome dopo il suo, accanto al suo».
Chi non ama «Per sempre sì» la accusa di essere: trash, neomelodica, neonuziale, forse anche destrorsa e conservatrice.
«È una canzone semplice, ha melodia, ritmo, qualcosa che l’ha fatta diventare virale subito dopo la prima serata. Io la mia promessa l’ho fatta a Paola e lei l’ha fatta a me, abbiamo lottato per mantenere quella promessa, ma non è una questione di matrimonio, di chiesa, di municipio. Per l’amore basta essere in due: non importa di che sesso, davvero».
Un consiglio per il tuo amico De Martino, conduttore e direttore artistico del Festival 2027?
«Nessuno, non ne ha bisogno, è bravissimo, però, a proposito di Piedigrotta: vuoi mettere il gol di Lukaku, la mia vittoria e l’annuncio di Stefano?».
E ora l’Eurovision.
«Rappresentare l’Italia, e Napoli, mi riempie d’orgoglio. E responsabilità».