Sanremo 2026, il trionfo di Sal Da Vinci: l'ex scugnizzo corre più forti dell'odio di classe e degli haters
Il Mattino

Sanremo 2026, il trionfo di Sal Da Vinci: l'ex scugnizzo corre più forti dell'odio di classe e degli haters

Lunedì 2 marzo 2026
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Sanremo incorona un cantante napoletano? Feste, fuochi d'artificio e... haters. La vittoria di Sal Da Vinci con ?Per sempre sì? mobilita campanilisti e......

Sanremo incorona un cantante napoletano? Feste, fuochi d'artificio e... haters. La vittoria di Sal Da Vinci con “Per sempre sì” mobilita campanilisti e... razzisti. Vuoi mettere Olly con Sal Da Vinci? E come si è permessa la sala stampa di non ostacolare il cammino del reprobo? Non poteva ripetere la conventio ad escludendum che aveva impedito il trionfo di Geolier nel 2024?

APPROFONDIMENTI

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La vittoria di un ex scugnizzo della Torretta scatena il peggio anche a Napoli: è trash, è neomelodico, ha fatto la sceneggiata. Che abbia una gran voce, che abbia lavorato con Roberto De Simone, Carlo Verdone, Sergio Leone, Claudio Mattone cosa vorrà mai dire? E che festeggia 50 anni di carriera, perché mai dovrebbe parlare in sua difesa? La Napoli borghese appena scesa in campo in difesa della cultura popolare dopo il rogo del teatro Sannazzaro annaspa in un odio di classe immotivato.

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La stessa Italietta che applaude la nostalgia canaglia da karaoke trova riprovevole, intanto, il risultato, magari anche il secondo posto di Sayf, magari anche il terzo di Ditonellapiaga. Un napoletano, un genovese di Tunisia e una bambina cattiva? Meglio scatenare la canea social.Sal Da Vinci ha le spalle forti e dedica il premio anche a Geolier, per ricordare il torto subito due anni fa. Lo fa nel giorno della sua vittoria, del gol di Lukaku, dell'investitura di un altro ex scugnizzo, Stefano De Martino, a conduttore e direttore artistico del prossimo Sanremo.

Personalmente, preferivo al brano di Sal quelli di Fulminacci, Malika Ayane e Patty Pravo, ma riconosco il segreto del suo successo: il pezzo che ha sbancato Sanremo funziona, fa venire in mente il Massimo Ranieri di “Se bruciasse la città”, tiene insieme melodia, ritmo e coreografia. Coinvolge, intrattiene.

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“Per sempre sì” non è “Era de maggio”, non è “Masters of war”. Ma è una canzone popolare immediata, inno all'amore, non necessariamente nuziale, non necessariamente eterosessuale. Ai razzisti da tastiera non vale nemmeno la pena di rispondere, agli autorazzisti, ai campani che equiparano Salvatore Michael Sorrentino a Rita De Crescenzo, vale la pena di consigliare la lettura di “Campanilismo” di Raffaele Viviani: parla di loro. Trash e neomelodico anche lui? Vai Sal, vai mo’.

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