Napoli, palazzi e cornicioni a rischio: «Ecco la mappa dei pericoli»
Si allunga in città la lista dei palazzi incerottati. Cornicioni pericolanti, tragedie sfiorate, calcinacci che si staccano dai balconi, tubi innocenti, impalcature decennali, retine di...
Si allunga in città la lista dei palazzi incerottati. Cornicioni pericolanti, tragedie sfiorate, calcinacci che si staccano dai balconi, tubi innocenti, impalcature decennali, retine di contenimento dappertutto, dal centro alle periferie, dai palazzi storici agli edifici privati, passando per le chiese. Il Mattino ha iniziato da poche settimane una campagna di stampa ad hoc, con l’obiettivo di rendere possibile una sinergia tra pubblico e privati che porti a una intensificazione dei controlli sulle facciate degli edifici partenopei.
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Tra via Toledo (ferite di striscio due turiste), via Kerbeker (una donna lambita dalle pietre) e il crollo di via San Carlo il 21 febbraio (altre due donne uscite incolumi da una pioggia di massi), la lista delle tragedie sfiorate parla di 5 potenziali vittime da novembre a oggi. Per fortuna il peggio non è arrivato. Ma occorre accendere il riflettore. Il viaggio di oggi nella Napoli incerottata inizia dall’ultimo intervento, nell’ordine di tempo, segnalato da Massimo de Palma.
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La location è piazza Dante: «Nei giorni scorsi - scrive - il vostro giornale ha segnalato che il cornicione nella galleria Umberto è stato impacchettato con il sistema “di moda”, con rete verde o bianca. Nelle ultime ore c’erano degli operai che stavano facendo uguale operazione in piazza Dante, al foro carolino, sede del Convitto Vittorio Emanuele. Oltre ai cornicioni, anche il frontale con orologio, meridiana, un tipo molto raro e prezioso. Troppi edifici si trovano in queste situazioni che, purtroppo, sono sfociate in tragiche e mortali conseguenze, il tutto sempre nella totale indifferenza ed immobilismo dell’amministrazione comunale e, nel caso di cui sopra, del Demanio».
Il tour
Continuiamo spostandoci in zona collinare. In via San Gennaro Antignano, c’è un palazzo coperto dai pali innocenti, «dagli anni ’90 - raccontano i residenti - La situazione si è aggravata e la zona è stata ulteriormente messa in sicurezza, con una deviazione per le auto, circa un anno fa». Parliamo di una ex struttura di edilizia popolare, e confinante con il Santobono. Tornando in centro storico, ad angolo tra piazza Borsa e via Marchese Campodisola, c’è una rete piena di calcinacci. Rischia di rompersi, facendo franare i massi sul suolo pubblico. Le retine campeggiano pure sotto i balconi dell’ex Grand Hotel de Londres, in piazza Municipio. Passando alle “storie pericolanti dimenticate”, la chiesa di Santa Maria del Pianto rischia da circa 30 anni.
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L’area è delimitata dalle transenne, messa in sicurezza, per così dire. Siamo nella zona del cimitero degli artisti, lì riposano Caruso e Totò. A Palazzo Penne (zona Banchi Nuovi), i lavori per il recupero sono in corso, da parte della Regione. Ma la situazione resta critica, specialmente ai gradini Santa Barbara, con una lunga rete verde che dovrebbe servire a proteggere la parete tufacea dal rischio di crollo. Per i residenti si tratta «di una minaccia seria e incombente. Il tubo arancione ha una forma arcuata», che suggerisce un rigonfiamento. Anche a Santa Maria a Piazza (Forcella), la parete sembra rigonfiarsi. Anche a Palazzo Penne ci sono impalcature ingombranti. Chiudiamo questo elenco (per forza di cose parziale) citando il celebre caso di vico Tarallari, sempre a Forcella. I tubi innocenti qui sono diventati «un’attrazione turistica», confidano gli abitanti. Eppure si paga una cifra enorme per l’affitto dei ponteggi. Ma questa è un’altra storia.
La proposta
Come scritto nei giorni scorsi, Unai, associazione di categoria degli amministratori di condominio, si sta muovendo. Il 13 marzo ci sarà una riunione - cui sarà invitato anche il Comune - in cui si parlerà anche di sicurezza e cornicioni. In una lettera rivolta ad Anaci, Anammi, Aiac, Abiconf, Acap, Apa, Confedilizia, Uppi e Adsi, Unai propone «un confronto tra le principali rappresentanze degli amministratori e dei proprietari, al fine di affrontare in modo coordinato il tema della sicurezza degli edifici nel centro storico di Napoli. Le recenti criticità legate al distacco di elementi architettonici e alla mancata manutenzione degli immobili impongono una riflessione comune che consenta di individuare misure concrete in grado di favorire interventi tempestivi da parte dei proprietari».
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Tra i temi discussi il 13, ci saranno «riduzioni o agevolazioni per l’occupazione di suolo pubblico necessaria all’installazione di ponteggi e opere provvisionali; semplificazione delle procedure autorizzative per interventi urgenti di messa in sicurezza; strumenti di sostegno economico e incentivi per immobili situati nel centro storico; definizione di un protocollo condiviso tra associazioni e Amministrazione comunale per la prevenzione dei rischi e la tutela della pubblica incolumità. L’obiettivo è giungere a una proposta unitaria da presentare all’Amministrazione».