Marco Fresa: «Galleria, lavori in ritardo è colpa della burocrazia»
Merita un discorso a parte, la Galleria Umberto, quando si parla di sicurezza. Al primo salotto di Napoli, rimasto ferito per oltre un decennio dalla tragedia di Salvatore Giordano ucciso da un...
Merita un discorso a parte, la Galleria Umberto, quando si parla di sicurezza. Al primo salotto di Napoli, rimasto ferito per oltre un decennio dalla tragedia di Salvatore Giordano ucciso da un fregio killer nel luglio del 2014, Il Mattino ha dedicato una lunga campagna di stampa iniziata nel dicembre del 2021. Una campagna che portò, nell’estate successiva, alla firma del protocollo d’intesa inter-istituzionale finalizzato al rilancio del monumento.
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Ci ha messo del tempo, la Galleria, a riprendersi dalla sciagura di 12 anni fa. Ed è grazie anche a questo quotidiano che oggi la Umberto I ha un assetto diverso: Starbucks e Mondadori hanno aperto in locali che erano rimasti sfitti da anni. I ponteggi sono stati tolti circa un anno fa, dal lato di via Toledo. Con un investimento comunale da circa 1,8 milioni, sono stati poi da poco conclusi i lavori di restauro della pavimentazione. Non tutto però è ancora al suo posto: i lavori per l’installazione dei cancelli che avranno il compito di proteggere il monumento nelle ore notturne, più volte annunciati, non sono ancora partiti. E, in tema di sicurezza, «va snellita la burocrazia: ci sono zone della Galleria che andrebbero controllate, ma non abbiamo ricevuto i permessi». A parlare è Marco Fresa, amministratore del condominio di piazzetta Matilde Serao 7.
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Dopo circa un anno dalla conclusione dei lavori, sulla Galleria sono ricomparse le retine di contenimento, dal lato di via Toledo. Può spiegarci come mai?
«Circa un anno fa abbiamo ultimato i lavori di restauro dell’arco. Inviammo una Pec a Comune e a un altro condominio della Galleria per segnalare che su alcune rifiniture del cornicione appartenenti a quest’ultimo c’erano delle lesioni sulle tavolette. Dopo qualche mese, l’amministratore di questo condominio ha quindi fatto installare le reti. A luglio ’25 avvisammo Comune e Sovrintendenza del fatto che le reti erano state messe anche nella zona che noi avevamo riparato. C’è stato un eccesso di estensione delle retine, non dovute a una cattiva lavorazione dell’arco da parte nostra, ma è vero che le lesioni sulla Galleria sono ricomparse».
Come mai secondo lei?
«Credo che incidano anche fattori prima assenti. I cambiamenti climatici, con grandi caldi e piogge intense, incidono sullo stato dei palazzi».
Avete notato altre criticità in Galleria, negli ultimi tempi?
«Purtroppo sì. E per come la vedo andrebbe snellita la burocrazia, non solo per la Umberto I, ma per incentivare i controlli su tutta la città».
Può scendere nel dettaglio sulle criticità della Umberto I?
«Abbiamo deciso di istituire dei controlli biennali sui fregi. Da oltre un anno sto cercando di portare avanti un intervento di verifica sulla salute dei fregi, ma il Comune, a causa delle lavorazioni sulla pavimentazione, non ci ha ancora autorizzato l’ingresso con il ragno. Poi c’è un’altra situazione: ho segnalato alla Sicurezza Abitativa che nella parte interna dell’arco, dal lato di via Toledo, sembra esserci un’infiltrazione dalla vetrata. Sta rovinando gli stucchi e ne sta determinando la possibilità di caduta. Il Comune, però, al momento non è intervenuto».
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Sono da poco arrivate le sentenze della Cassazione sulla terribile tragedia di Salvatore. La partita in tribunale però non è ancora del tutto chiusa, giusto?
«Dal punto di vista penale e amministrativo è tutto chiuso, con la mia totale assoluzione. Ma poiché non c’è mai stata certezza sui confini delle proprietà tra due condomini e il Comune, ho avviato un giudizio che porti a questa definizione: a giugno ne sapremo di più. La questione dell’arco è ancora sotto giudizio, in ambito civile, per l’accertamento dei confini di proprietà e, dunque, per la competenza della manutenzione.
Al nostro condominio sono stati imposti i canoni di locazione dei ponteggi per 625mila: il Comune, a partire dal 2014, fece installare i ponteggi ai privati in danno. E abbiamo speso poi altri 600mila euro per il restauro dell’arco».