Agritech tra imprese e formazione: nasce l?alleanza per la piana del Sele
Un asse tra ricerca, imprese e formazione per dare struttura a un settore che in Campania vale miliardi e occupazione. Nella sede dell?Università Federico II di Napoli è stato...
Un asse tra ricerca, imprese e formazione per dare struttura a un settore che in Campania vale miliardi e occupazione. Nella sede dell’Università Federico II di Napoli è stato siglato il protocollo tra Fondazione Agritech, Camera di Commercio di Salerno e Consorzio Elis per la nascita di un ecosistema Agritech nella Piana del Sele. Un territorio dove l’agroindustria non è un comparto tra i tanti ma l’ossatura dell’economia locale. L’intesa punta a mettere a sistema tecnologie sviluppate grazie al Pnrr, fabbisogni delle imprese e percorsi formativi mirati. Al centro, un dato che fotografa la criticità attuale: secondo il sistema Excelsior della Camera di Commercio, il 46% dei profili ricercati dalle aziende non si trova.
L’hub nazionale
«Il Pnrr ha consentito investimenti mai visti prima nella ricerca applicata», ha spiegato il rettore della Federico II e presidente della Fondazione Agritech, Matteo Lorito. «Ma la missione non era finanziare solo i laboratori. Il punto è trasferire le tecnologie nei sistemi produttivi. Per farlo servono figure capaci di comprendere l’innovazione e di accompagnare le imprese nell’adozione. Con questo accordo chiudiamo il cerchio tra ricerca, impresa e formazione».
Agritech, hub nazionale con sede a Napoli, ha coordinato negli ultimi tre anni un investimento di 350 milioni di euro, coinvolgendo 1.500 ricercatori lungo tutta la filiera agroalimentare. Sensori, sistemi di supporto alle decisioni, piattaforme digitali per l’ottimizzazione delle colture sono soluzioni già disponibili. «Oggi molte tecnologie sono pronte per l’uso», ha sottolineato il responsabile scientifico Danilo Ercolini. «La fase Pnrr è alle battute finali, ma la Fondazione prosegue. Nel nostro piano industriale il trasferimento tecnologico è centrale. Possiamo disegnare Academy verticali su specifiche esigenze territoriali e favorire la nascita di spin-off legati alle soluzioni sviluppate».
Il territorio
La Piana del Sele rappresenta un banco di prova naturale. Qui la quarta gamma, l’ortofrutta e le produzioni casearie hanno raggiunto livelli tecnologici elevati. L’export agroindustriale della provincia di Salerno supera i 2 miliardi di euro l’anno. «Il valore dell’agroindustria nel nostro territorio è il doppio della media nazionale», ha ricordato il presidente della Camera di Commercio, Andrea Prete. «Monitoriamo ogni mese il mercato del lavoro e registriamo un mismatch strutturale. Dopo il Covid, la carenza di competenze è diventata il primo problema delle imprese. Con questo protocollo mettiamo a disposizione tecnologie, laboratori e formazione per rispondere a esigenze concrete».
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Il nodo è duplice. Da un lato la fuga dei giovani qualificati. Dall’altro la difficoltà a reperire profili tecnici, dalle lauree Stem alle figure intermedie. «Dobbiamo formare i giovani e creare le condizioni perché restino», ha aggiunto Prete. «All’estero chi merita fa carriera più rapidamente. Questo pesa nelle scelte».
Le competenze
Il Consorzio Elis entrerà in campo con una mappatura puntuale dei fabbisogni. «Noi facciamo da ponte tra scuola e imprese», ha spiegato l’amministratore delegato Pietro Cum. «Ogni anno formiamo circa 11mila persone e operiamo in centinaia di scuole. Molti mestieri legati all’agritech i ragazzi non sanno neppure che esistono. Partiremo dall’analisi delle competenze richieste nella Piana del Sele e attiveremo un primo progetto pilota subito dopo la firma».
Cum ha richiamato anche l’esperienza maturata nel Piano Mattei e nei percorsi di immigrazione regolare, con migliaia di giovani in formazione in Nord Africa per rispondere ai fabbisogni delle imprese italiane. «Le aziende hanno bisogno di profili specializzati per restare competitive in un mercato sempre più globale e digitalizzato. L’ecosistema che costruiamo qui può diventare un modello replicabile».
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I percorsi
Il protocollo prevede la creazione di percorsi formativi mirati, il coinvolgimento delle organizzazioni agricole e delle imprese locali, l’utilizzo dei laboratori Agritech come piattaforma di sperimentazione. L’obiettivo dichiarato è trasformare l’investimento pubblico in crescita misurabile. Un vero e proprio passaggio operativo, insomma. Se il trasferimento tecnologico sarà effettivo, la Piana del Sele potrà consolidare il proprio ruolo nella filiera agroalimentare nazionale e offrire ai giovani un’alternativa concreta alla partenza.