Intervista a Eduardo Bossone: «Policlinico in periferia, idea valida: il modello è l?Ospedale del Mare»
«Ho letto la proposta del professor Marco Salvatore: l'idea di delocalizzare le funzioni assistenziali, di ricerca e il corso universitario della Scuola di medicina del Policlinico...
«Ho letto la proposta del professor Marco Salvatore: l'idea di delocalizzare le funzioni assistenziali, di ricerca e il corso universitario della Scuola di medicina del Policlinicouniversitario della Federico II, in un'area periferica, a fronte della vetustà strutturale dei padiglioni, degli alti costi di manutenzione degli edifici esistenti, per le difficoltà logistiche e per la presenza, a breve distanza di due pronto soccorso a fronte di carenze in altre zone, rappresenta una visione strategica che merita attenzione e un confronto serio, libero da pregiudizi ideologici». Così il professor Eduardo Bossone, addetto scientifico e tecnologico del Ministero degli Affari Esteri presso il Consolato generale d’Italia a Houston, nonché professore ordinario dell’Università Federico II ed ex primario della Cardiologia clinica del Cardarelli di Napoli.
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È praticabile la proposta di delocalizzare il policlinico collinare di Napoli?
«L’attuale Policlinico della Federico II risponde a una concezione della organizzazione dei servizi sanitari ormai superata. Investire ancora su strutture obsolete rischia oggi di essere poco sostenibile dal punto di vista economico e organizzativo. Inoltre, l’area collinare è già caratterizzata da un’alta concentrazione di ospedali ad elevata complessità, con inevitabili sovrapposizioni di funzioni. A breve distanza insistono realtà come l’Azienda Ospedaliera dei Colli, il Pascale, il Santobono-Pausilipon e il Cardarelli».
Cosa suggerisce dunque?
«A mio parere si rende intanto necessaria e urgente una approfondita valutazione sull’opportunità di avviare un percorso strutturato di “clinicizzazione” del Cardarelli».
Cosa intende esattamente con questo termine?
«La definizione strutturata di specifici protocolli d’intesa tra il Cardarelli e l’Università. Ovvero, una integrazione funzionale e organizzativa delle unità operative in un modello unitario che preveda anche la progressiva armonizzazione delle attività assistenziali, di quelle didattiche e di ricerca che sono istituzionalmente svolte dalle aziende ospedaliero universitarie».
Questo riassetto sarebbe sufficiente a sciogliere gli attuali nodi strutturali e organizzativi del Policlinico?
«Il nodo centrale, a mio avviso, non è solo “dove” collocare il Policlinico ma anche “come” ripensare il rapporto tra Università e ospedale. Il modello da perseguire che ritengo utile è pertanto quello che configura un sistema realmente integrato, in cui assistenza, formazione e ricerca siano parte di un’unica regia istituzionale e di una responsabilità condivisa. Si tratta di una virtuosa contaminazione di funzioni prerogative che oggi sono sviluppate invece in maniera separata. Un modello, del resto, già sperimentato con successo in altre realtà nazionali e internazionali, dove l’integrazione tra Università e Ospedale è pienamente strutturata con risultati eccellenti che danno valore a questo modello».
In questa prospettiva, l’Ospedale del Mare, reso autonomo dalla Asl a cui appartiene, può configurarsi un'alternativa al modello integrato Ospedale-Università?
«Ritengo di si, per concezione architettonica, dotazione tecnologica e numero di posti letto, quella moderna struttura potrebbe teoricamente rappresentare una base adeguata per sviluppare un polo integrato di assistenza, formazione e ricerca. Naturalmente, una scelta di questo tipo, richiede un’attenta valutazione preliminare sulla sostenibilità economica, organizzativa e di personale. Tema, quello della sostenibilità, oggi particolarmente critico per il Servizio sanitario nazionale. Direi che la proposta del professor Salvatore va letta dunque come un’occasione per ripensare l’intero sistema ospedaliero-universitario. La priorità deve restare l’implementazione della triade inscindibile che caratterizza la Scuole universitarie di Medicina: ossia la formazione, la ricerca e l'assistenza. Tutto ciò nel rispetto della sostenibilità economica, ambientale ed etica».