Intervista a Giovanni Lombardi: «Ora rilanciamo le nostre risorse, l?Italia è il Paese delle eccellenze»
Giovanni Lombardi, innovazione, intelligenza artificiale e identità italiana. La cultura è il settore in cui l'Italia può vincere la sfida globale e Napoli è un...
Giovanni Lombardi, innovazione, intelligenza artificiale e identità italiana. La cultura è il settore in cui l'Italia può vincere la sfida globale e Napoli è un punto di riferimento.
«Il restauro? È l’industria del futuro. Napoli e l’Italia giocano un ruolo chiave»
È una visione chiara quella che l’imprenditore, presidente di Tecno e mecenate Giovanni Lombardi trasmette.
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Si parla di innovazione tecnologica e intelligenza artificiale applicate all'industria. Ma c'è un settore in cui l'Italia ha già tutto per vincere e che spesso viene sottovalutato?
«Il restauro. Quando si parla di innovazione si pensa subito alla tecnologia digitale, alle startup, all'intelligenza artificiale. Ma l'innovazione è un concetto trasversale: riguarda i processi, i materiali, le competenze, il modo di raccontare il valore di ciò che si fa. Il restauro italiano è già innovazione, solo che non ci siamo ancora abituati a chiamarlo così. Siamo il Paese con la più alta concentrazione di patrimonio culturale al mondo, abbiamo scuole di eccellenza, maestranze eccellenti, una tradizione tecnica che non ha paragoni. Napoli e la Campania hanno un pezzo importante di questo patrimonio umano. È un asset strategico enorme, che però ancora non sfruttiamo appieno»
L'intelligenza artificiale può cambiare davvero le regole del gioco anche in un settore considerato artigianale?
«Può e lo sta già facendo. Definire il restauro un settore artigianale nel senso limitativo del termine è un errore. Oggi l'intelligenza artificiale permette diagnosi straordinarie sullo stato di conservazione delle opere, analisi predittive sui materiali. Immaginate poter anticipare il deterioramento di un affresco prima che diventi irreversibile, o ricostruire virtualmente un'opera perduta. Questo non toglie nulla al valore del restauratore umano, anzi lo potenzia».
Siamo davvero in un momento storico per questo settore?
«Chi lo capisce adesso avrà un vantaggio enorme. L’attenzione globale al patrimonio culturale è cresciuta enormemente, i fondi pubblici e privati si stanno mobilitando, gli strumenti tecnologici aprono possibilità nuove. Il restauro del Palazzo Reale di Milano ha proiettato su un palcoscenico internazionale l'eccellenza italiana in questo campo».
Lei ha iniziato il suo percorso nel mecenatismo culturale nel 2017 con Borsa Italiana e il programma Rivelazioni. Cosa l'ha spinta verso questa scelta?
«La convinzione che fare impresa significhi anche prendersi cura del contesto in cui operi. Con Rivelazioni abbiamo affiancato Borsa Italiana nel finanziare, tramite Art Bonus, il restauro di opere tra cui capolavori di Tiepolo e quelli del Museo di Capodimonte. L'opera restaurata veniva poi esposta a Piazza Affari: un gesto simbolico potente, che diceva agli imprenditori italiani che la bellezza e l'economia non sono mondi separati».
Da napoletano, quanto pesa il legame con il patrimonio campano?
«Tantissimo. Il Tesoro di San Gennaro è l'anima di Napoli. Contribuire al suo restauro con Valore Italia è stato un privilegio. E guardo con grande ottimismo a ciò che sta accadendo in Campania: c'è una nuova generazione di imprenditori che ha capito che sostenere la cultura non è generosità, è strategia. Un territorio con un patrimonio vivo e valorizzato è più attrattivo, più competitivo».
Un messaggio a chi ancora esita?
«Il restauro non è nostalgia. È industria, è innovazione, è identità. E oggi, con gli strumenti che abbiamo, è anche una delle scommesse più concrete sul futuro dell'Italia».