Scuola, dai banchi all'impiego: primato al Sud con l'Its
I 22 ragazzi dell?ITS Bruno del primo corso di Airola, nella Valle Caudina, hanno iniziato ieri gli esami finali. Il corso termina domani, giovedì, ma in realtà 15 di essi...
I 22 ragazzi dell’ITS Bruno del primo corso di Airola, nella Valle Caudina, hanno iniziato ieri gli esami finali. Il corso termina domani, giovedì, ma in realtà 15 di essi già lavorano in aziende meccatroniche della zona, 9 con contratto a tempo indeterminato.
Per gli altri 7 (che in alcuni casi non hanno accettato le offerte di lavoro, in altri vogliono mettersi in proprio o cambiare strada) la legge prevede corsie preferenziali di accesso al lavoro per un anno. Di sicuro, l’ITS aiuterà anche loro per quanto possibile. È un esempio di quanto l’impatto degli Istituti Tecnologici Superiori nelle aree interne del Sud, a partire dalla Campania, stia rispondendo agli obiettivi di partenza: recuperare ad una concreta dimensione lavorativa ed occupazionale, grazie anche alla spinta del Pnrr, studenti usciti dagli istituti tecnico-professionali (e non solo) ma in gran parte ancora incerti sul loro futuro, tra incognite sull’università e difficoltà di approccio al sistema delle imprese.
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Le risorse
Di sicuro le risorse del Piano nazionale di ripresa e resilienza hanno permesso alle Fondazioni ITS del Mezzogiorno di accrescere la loro offerta di strumenti di formazione ad alto contenuto di innovazione tecnologica: come in Irpinia, a Grottaminarda, dove l’ITS Bruno è una consolidata realtà del settore e dove è stato possibile realizzare il “Digital twin”, il laboratorio digitale unico in tutto il Sud che può replicare e correggere in 3D i progetti appena impostati, evitando eventuali errori. Ma di alto profilo sono anche i modernissimi macchinari installati nei laboratori dell’ITS MAME di Napoli, anch’esso del settore meccatronico (il più attrattivo a livello nazionale). E comunque tutte le risorse di cui hanno potuto beneficiare le 16 Fondazioni ITS presenti in Campania, tra Pnrr e fondi della Regione, hanno prodotto ricadute significative anche al di là del percorso formativo in senso stretto. «Gli ITS hanno macchinari che fanno comodo anche alle imprese per le loro specifiche esigenze produttive», spiega Bruno Scuotto, da sei anni presidente, dinamico e operativo, della Cabina di regia degli ITS Campania (nei prossimi giorni si saprà se l’incarico verrà confermato anche dalla nuova giunta regionale). E aggiunge: «La Regione ha investito più di 10 milioni da quando gli ITS sono diventati una importante realtà formativa del territorio. E noi, come Cabina di regia, abbiamo dato un forte impulso al nostro ruolo, a partire dall’orientamento. La realtà è molto migliorata rispetto ai primi tempi ma si può fare ancora molto».
Non è un caso che si stia discutendo già da qualche tempo del dopo-Pnrr anche per il futuro dei corsi aperti e sostenuti dal Piano. La rendicontazione della spesa resta al momento fissata al 31 marzo ma sono in molti a chiedere, e non solo al Sud, che l’impegno garantito dalle risorse straordinarie europee venga proseguito anche dal prossimo anno: «In ogni caso – insiste Scuotto – c’è bisogno di passare ad una “fase 2” degli ITS, ovvero a razionalizzare gli strumenti già in campo per migliorarne l’accesso: penso ad esempio alla creazione di un unico portale attraverso il quale gli studenti interessati possano avere l’esatta dimensione dell’offerta esistente su tutto il territorio regionale o nazionale».
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I numeri raccontano sempre di un Mezzogiorno che “insegue” lo storico primato di corsi e Fondazioni del Nord, concentrato per lo più nella sola Lombardia. Ma sono mesi che tutti gli indicatori che analizzano le potenzialità degli ITS convergono sul fatto che è al Sud che si sta determinando l’interesse maggiore, specie dopo l‘entrata in vigore della riforma del 4+2 degli istituti tecnico-professionali. La Campania, ad esempio, è al primo posto tra le regioni per l‘anno scolastico 2025-26 con 67 corsi attivati, seguita dalla Puglia con 55 e dalla Sicilia con 40. Una scelta che non solo «rappresenta una forte leva di occupabilità per il Mezzogiorno ma anche una rinnovata capacità di attrazione di giovani da altri Paesi (in Puglia e Sicilia, ad esempio, sono già decine gli studenti egiziani iscritti all’ITS)».
Lo ha sottolineato l’ultimo Forum su Education & Open Innovation di Confindustria di Siracusa Ortigia: i dati in sostanza hanno raccontato che il Sud è stato più reattivo nel cogliere l’opportunità per ridurre il perdurante mismatch tra scuola e mondo del lavoro.
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I numeri
Secondo i dati diffusi dal ministero, nell’anno scolastico 2025-26 sono stati complessivamente 145 gli Istituti tecnico-professionali del Sud ad attivare la nuova filiera, il 54% del totale Italia, quasi il doppio del Nord (87 Istituti pari al 32%) e cinque volte più del Centro dove la sperimentazione, entrata in vigore nell’estate del 2024, coinvolgerà 35 scuole. «L’Italia – dice il siciliano Riccardo Di Stefano, delegato di Confindustria a Education e Open Innovation - è chiamata ad affrontare una delle sfide più profonde della sua storia recente: quella demografica. Entro il 2050, soltanto l’11,2% della popolazione avrà meno di 14 anni. È un dato che impone una riflessione sul futuro del nostro sistema economico e produttivo. Un Paese con meno giovani rischia di perdere capacità di innovazione, di generare valore e futuro». Parole che al Sud, quasi inutile aggiungerlo, hanno valore doppio.