Camorra a Napoli, 71 arresti: «Imponevano il pizzo a decine di imprese»
Cantieri, food e un fiume di denaro liquido su cui mettere le mani. Tra i vicoli di Forcella, dopo la cattura di Salvatore Giuliano ?il rosso?, il nuovo reggente del clan incontra uno...
Cantieri, food e un fiume di denaro liquido su cui mettere le mani. Tra i vicoli di Forcella, dopo la cattura di Salvatore Giuliano “il rosso”, il nuovo reggente del clan incontra uno dei suoi affiliati: «Lo sai cosa ho fatto? Sono andato a prendere i soldi della pizzeria e del “Puzzulano” e li ho divisi». Il “sottoposto” incalza: «E te li ha dati Michele?».
La risposta diventa il manifesto di una cosca pronta ad avvelenare il tessuto commerciale del quartiere: «Me li hanno dati tutti quanti». Pizzerie, nuove e storiche, ma anche trattorie, pescherie e i cantieri. Tutti dovevano abbassare la testa. È solo uno degli infiniti spaccati che emergono dalle quattro ordinanze di custodia cautelare con cui, all’alba di ieri, la Dda di Napoli ha decapitato tre distinti cartelli camorristici: i Giuliano-Mazzarella con otto arresti, i Mauro-Pirozzi-Savarese con ventitré arresti e i Contini con trentanove arresti.
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Un’ultima misura, sempre in carcere, è stata eseguita a carico del trentunenne Vincenzo Brandi, identificato grazie alle scarpe indossate quel giorno e accusato di aver concorso, con il ruolo di autista del killer, nell’omicidio del giovanissimo Emanuele Durante, ucciso dal suo stesso clan, quello dei Sequino della Sanità, in quanto sospettato di aver teso una trappola all’amico Emanuele Tufano, assassinato dal fuoco amico nell’ottobre precedente durante un’incursione armata in piazza Mercato. Per tutta la notte carabinieri e polizia hanno assediato interi quartieri di Napoli.
I numeri
Un blitz colossale, con settantuno arresti eseguiti - a fronte di quasi duecento indagati - tra rione Amicizia, Arenaccia, Sanità, Borgo Sant’Antonio Abate, ma anche Forcella, Duchesca, Maddalena e Poggioreale. Le indagini dei carabinieri del Nucleo investigativo e dei poliziotti della Squadra mobile hanno permesso di ricostruire, sotto il coordinamento del pool antimafia guidato dall’aggiunto Sergio Amato e dal procuratore capo Nicola Gratteri, un’ampia finestra temporale: dal 2018 fino ad oggi. Mezzo codice penale tra i capi di imputazione dei quattro provvedimenti: associazione mafiosa, traffico e spaccio di droga, ma anche estorsioni, minacce, detenzione di armi da fuoco e riciclaggio.
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I verbali
Proprio il settore del racket rappresenta ancora oggi il core business dei clan attivi nel centro di Napoli. È il caso dei Giuliano-Mazzarella che, archiviata la stagione della faida e sotto la reggenza di Luigi Giuliano “zecchetella”, fresco di scarcerazione, e Vincenzo Vassallo, avevano messo in atto una vera e propria strategia del terrore. Non a caso il secondo, in un’intercettazione del 18 dicembre 2021, rivelava «che in zona devono pagare tutti» e che «gli introiti sono divisi in quattro quote da 2.500 euro» destinate ai ras detenuti Michele Mazzarella, Salvatore Barile e Giuseppe Del Prete, mentre «lui percepisce i soldi che restano dalle piazze di stupefacenti». Sotto tiro alcune storiche pizzerie del quartiere, come “Da Michele” e “De’ figliole”, più volte tirate in ballo nei dialoghi tra gli indagati. Minacce pesanti sono state rivolte poi al pizzaiolo Mario Granieri, imprenditore coraggio che non ha esitato a denunciare il baratro in cui era precipitato e accusare il cartello Pirozzi-Savarese: «Qua comando io, ti tiro gli occhi da fuori… dimenticati il muratore, altrimenti la storia non finisce qui», fu l’avvertimento ricevuto quando il restyling del suo locale di Forcella subì un improvviso stop. I tentacoli della cosca, tornando al fronte Giuliano-Mazzarella, si sarebbero allungati anche sui cantieri edili e sull’affare dell’Ecobonus: «Chi vi ha detto di lavorare qua dietro?», raccontava il boss Massimo Ferraiuolo riportando a un affiliato la “bussata” fatta a una ditta in via Duomo: «Gli ho detto “arrevoglia tre, quattromila euro e portameli subito. Ti sparo in faccia!”». Un vortice di violenza e una sola denuncia. Quella del giovane pizzaiolo Granieri. Una goccia nell’oceano.