Raid in un bar ad Arzano, spunta una pistola: tre arresti, vendetta contro un pentito
Il Mattino

Raid in un bar ad Arzano, spunta una pistola: tre arresti, vendetta contro un pentito

Mercoledì 4 marzo 2026
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Sventato dai carabinieri un omicidio, dopo un violento raid, avvenuto nella nottata tra lunedì e martedì all?interno del bar Bellagio in via Atellana ad Arzano, dove lo scontro...

Sventato dai carabinieri un omicidio, dopo un violento raid, avvenuto nella nottata tra lunedì e martedì all’interno del bar Bellagio in via Atellana ad Arzano, dove lo scontro tra due gruppi di giovani si era trasformato in una violenta rissa, nel corso della quale era spuntata una pistola, con il colpo di canna e senza la sicura, pronta per fare fuoco. E solo l’arrivo tempestivo dei carabinieri della caserma di Grumo Nevano, diretti dal maresciallo Gennaro d’Alesio, fa fatto si che il gruppo armato scappasse, facendo perdere le loro tracce.

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La fuga è durata meno di un’ora. Ai militari è bastato visionare le immagini delle telecamere del locale, per identificare e arrestare, presso le rispettive abitazioni, i tre aggressori (Luigi Fiore un 23enne incensurato, AntonIo Hadisliman un 19enne incensurato e Daniele Silvestre 22enne già noto alle forze dell’ordine.

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Le perquisizioni

Nel corso delle perquisizioni i carabinieri hanno anche rinvenuto nella stanza da letto del 22enne una Beretta calibro 7,65, con ancora sette colpi nel caricatore. L’arma aveva ancora il numero di matricola, grazie al quale i militari sono risaliti al legittimo proprietario, un 40enne che ha ammesso di aver venduto la pistola ben tre anni fa, omettendo di comunicare alle forze dell’ordine l’avvenuta vendita e l’identità dell’acquirente, motivi questi che hanno fatto scattare una denuncia in stato di libertà. E anche uno dei due aggrediti, un 22enne di Grumo Nevano è finito nel guai giudiziari, perché benché colpito dal provvedimento di soggiorno obbligato a Grumo Nevano, ai carabinieri ha fornito delle false generalità.

Essendo noto ai militari è stato denunciato dapprima per evasione dall’obbligo di soggiorno e poi per aver fornito false generalità alle forze dell’ordine. I tre aggressori, accusati a vario titolo di rissa aggravata, percosse, minaccia aggravata, ricettazione e porto e detenzione abusiva di arma, su disposizione del pubblico ministero di turno presso la Procura di Napoli Nord, diretta da Domenico Airoma, sono stati portati nel carcere di Poggioreale, in attesa della convalida. L’arma è stata inviata presso la sezione balistica dei carabinieri, per accertare se sia stata utilizzata in fatti di sangue e in raid intimidatori.

Le indagini

Secondo quanto accertato dagli inquirenti, la rissa è avvenuta per vendetta e punizione nei confronti di uno degli aggrediti, familiare di un collaboratore di giustizia, che con le sue dichiarazioni avrebbe coinvolto un parente di uno degli aggressori. E tanto è bastato per far scattare la violenta aggressione preceduta dall’esplosione di un colpo di pistola, forse con la stessa arma poi ritrovata.

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Proprio in quelle ore ad Arzano era in corso servizio di prevenzione dei carabinieri, che da giorni monitorano attività e spostamenti di affiliati ai clan, che hanno reso pesante il clima che si respira in città, dopo il barbaro omicidio di Domenico Coppola, l’imbianchino trucidato a colpi di pistola, mentre era bordo della sua auto la sera del cinque febbraio scorso insieme ad un suo amico titolare di una barberia, ferito ad un braccio, per lavori di ristrutturazione del suo negozio. L’obiettivo della missione di morte non era Domenico Coppola, ucciso da innocente, ma un boss di Arzano.

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