Intervista a Costanzo Jannotti Pecci: «Napoli città più matura: ora turismo di qualità, si punta sulle Olimpiadi»
Il Mattino

Intervista a Costanzo Jannotti Pecci: «Napoli città più matura: ora turismo di qualità, si punta sulle Olimpiadi»

Mercoledì 4 marzo 2026
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Presidente Jannotti Pecci - leader degli Industriali di Napoli, imprenditore di spicco nel settore turismo, ceo di Caracciolo Hospitality Group - l?Italia sta attraversando una fase di...

Presidente Jannotti Pecci - leader degli Industriali di Napoli, imprenditore di spicco nel settore turismo, ceo di Caracciolo Hospitality Group - l’Italia sta attraversando una fase di rinnovata credibilità internazionale. Che impatto ha questo clima su Napoli e sul Mezzogiorno?

«La credibilità di un Paese oggi è un fattore economico determinante. L’Italia vive una fase di maggiore stabilità istituzionale e di più chiara affidabilità internazionale. Questo significa capacità di assumere decisioni, rispettare impegni, governare processi complessi. La stabilità, quando si traduce in continuità amministrativa e coordinamento tra livelli istituzionali, diventa un vantaggio competitivo. Questo clima nazionale ha un riflesso diretto su Napoli e sul Mezzogiorno. Per anni il Sud è stato raccontato quasi esclusivamente attraverso le sue fragilità. Oggi si afferma una narrazione diversa, fondata su dati oggettivi: crescita dei flussi turistici, investimenti infrastrutturali, ritorno di brand globali, rafforzamento del tessuto imprenditoriale. Anche il sistema mediatico – e il Mattino ne è un esempio - sta contribuendo a questo cambio di prospettiva: raccontare un Mezzogiorno dinamico non significa ignorare le criticità, ma riconoscere che accanto ai problemi esiste una realtà che cresce e compete».

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La reputazione si costruisce anche così? Il turismo a Napoli sta cambiando volto. A che punto è la città nel proporsi come meta di turismo di qualità?

«Napoli sta entrando in una fase più matura del suo ciclo turistico. Cresce la componente internazionale, aumenta la permanenza media, si consolida una fascia di visitatori che cerca qualità, servizi strutturati ed esperienze culturali più articolate. Ma il turismo di qualità presuppone governo delle criticità. Sicurezza, mobilità efficiente, manutenzione urbana, regolazione dei flussi. L’esperienza del visitatore si misura sulla capacità del territorio di funzionare in modo ordinato. In questo senso il coordinamento promosso dal prefetto di Napoli, Michele di Bari, insieme alle forze dell’ordine e alle istituzioni territoriali, rappresenta un elemento importante».

C’è poi un tema che non può essere eluso: la proliferazione incontrollata di B&B e locazioni brevi tramite piattaforme come Airbnb. Non si tratta di demonizzare uno strumento, ma di regolamentarlo. È d’accordo?

«Quando la ricettività diffusa diventa eccessiva e non governata, si produce una falsa ricettività: sottrazione di abitazioni al mercato residenziale, aumento dei canoni, alterazione del tessuto sociale dei quartieri, riduzione della qualità complessiva dell’offerta. Allo stesso modo, va affrontata con serietà la proliferazione indiscriminata di attività di street food in alcune aree della città. La tradizione gastronomica napoletana è un patrimonio straordinario, ma quando l’offerta si concentra senza regole in spazi ristretti, si generano problemi di decoro, igiene e vivibilità. Strade trasformate in luoghi permanentemente occupati, con cattivi odori e accumuli di rifiuti, non sono compatibili con un modello di turismo di qualità. Molte città italiane ed europee hanno già vissuto questi fenomeni, con effetti di snaturamento urbano. Napoli deve crescere, ma in modo equilibrato. Il turismo che rafforza la reputazione non è quello “mordi e fuggi”, ma quello che si ferma, consuma cultura, servizi e genera valore stabile. La crescita senza governo è il vero rischio. Occorre intervenire per tempo, prima che gli squilibri diventino strutturali».

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Le grandi catene alberghiere stanno ampliando l’offerta. Lei è un esponente di primo piano del settore: perché affiliarsi a un brand internazionale è un’opportunità?

«Il mercato dell’ospitalità è radicalmente cambiato. Oggi esistono brand per tutte le esigenze: lusso, lifestyle, business, boutique, extended stay. L’affiliazione non è più un modello rigido, ma una piattaforma flessibile. Entrare in un network significa disporre di una vetrina globale, intercettare nuova clientela internazionale, accedere a sistemi di distribuzione e fidelizzazione avanzati e migliorare le performance aziendali attraverso standard qualitativi condivisi. Non è perdita di identità, ma aumento di competitività. Il settore pubblico deve accompagnare questo processo con stabilità normativa, tempi autorizzativi certi e infrastrutture adeguate. La modernizzazione dell’ospitalità è parte della modernizzazione della città».

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Si parla molto della Coppa America come polo di attrazione turistica legato ai grandi eventi ma anche alla rigenerazione urbana. Come immagina la nuova Bagnoli, al di là dei progetti sinora noti? Quali correttivi e quali innovazioni per la fruibilità degli spazi pubblici e il decollo delle attività imprenditoriali (non solo turistiche)?

«Bagnoli non può essere l’ennesimo capitolo di un dibattito infinito. La bonifica è un dovere e non è negoziabile. Ma non può diventare il pretesto per bloccare ogni ipotesi di sviluppo. L’idea che ogni intervento infrastrutturale o ogni funzione economica sia automaticamente “speculazione” rischia di condannare l’area a una paralisi permanente. La Coppa America può rappresentare un acceleratore straordinario. Non un cavallo di Troia, ma un’opportunità concreta per trasformare un’area che attende da decenni una soluzione strutturale. Il punto non è impedire che accada qualcosa; il punto è governare ciò che accade. Bagnoli deve tornare a essere mare balneabile, parco pubblico continuo, spazio realmente accessibile ai cittadini. Ma deve anche diventare un luogo produttivo: economia del mare, cantieristica leggera, innovazione tecnologica, sport, servizi, formazione, nuove imprese. E dentro questa visione rientra anche una ricettività di qualità integrata e sostenibile. Bagnoli potrebbe consentire a Napoli di registrare un primato unico: essere tra le pochissime città al mondo — se non l’unica — a poter offrire veri resort urbani, immersi nel verde e affacciati sul mare, ma interni al tessuto cittadino e pienamente connessi alla vita culturale e produttiva della città. Il vero rischio non è lo sviluppo. Il vero rischio è l’immobilismo. Bonifica e sviluppo sostenibile non sono alternativi: sono due parti della stessa responsabilità. La città ha aspettato abbastanza».

Lei ha parlato di una candidatura di Napoli e del Mezzogiorno alle Olimpiadi del 2040. Perché questa scelta e perché non Roma?

«I grandi eventi devono essere parte di una strategia nazionale, non iniziative isolate. La Coppa America può essere un banco di prova organizzativo. Ma l’obiettivo è l’eredità: infrastrutture, competenze, qualità degli spazi urbani. Le Olimpiadi del 2040 rappresentano una leva infrastrutturale e reputazionale straordinaria. In una fase in cui il Mediterraneo torna centrale negli equilibri economici e geopolitici, Napoli rappresenta naturalmente il baricentro mediterraneo dell’Italia. Roma è già capitale politica e simbolica del Paese. Una candidatura del Sud avrebbe un valore nazionale diverso: rafforzerebbe la coesione territoriale, accelererebbe infrastrutture nel Mezzogiorno, integrerebbe costa e aree interne e consoliderebbe il ruolo mediterraneo dell’Italia».

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Napoli può fare sistema con il resto della Campania?

«Sì, ma servono visione e regia. Napoli può essere la porta di accesso a un’offerta integrata che valorizzi Irpinia, Sannio, Alto Casertano e aree termali meno note. Rafforzare i collegamenti significa distribuire i flussi, decongestionare l’area metropolitana e generare valore diffuso. Il turismo di qualità è pianificazione territoriale».

Le tensioni globali possono incidere?

«L’industria del turismo è uno dei settori più sensibili agli equilibri geopolitici e alle crisi internazionali. L’Italia oggi beneficia di una percezione rafforzata di stabilità istituzionale e affidabilità politica. Ma la stabilità si misura anche sul territorio: nel controllo delle criticità urbane, nel coordinamento tra istituzioni e nel presidio della sicurezza. In un Mediterraneo tornato centrale negli equilibri globali, l’attrattività dipende sempre più dalla credibilità dei sistemi. La bellezza attrae, ma è la credibilità che fidelizza».

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