I funerali di Domenico Caliendo: addio al figlio di tutti noi
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NOLA Se ne va sulle note di “guerriero” di Marco Mengoni nella sua piccola bara bianca coperta dai fiori. Se ne va salutato da un lunghissimo applauso degli oltre mille stipati sul sagrato della Cattedrale di Nola. Ma se le lacrime facessero rumore, nel suo ultimo viaggio Domenico Caliendo avrebbe ascoltato un impetuoso, assordante fiume di lacrime. Capace di coprire anche i versi di una canzone che sembra scritta proprio per questo bambino forte e sfortunato.
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La giornata
È il giorno della preghiera che segue a quello del dolore, protrattosi oltre misura anche perché era necessario - prima di restituire alla famiglia il corpicino del bimbo morto al Monaldi di Napoli dopo un trapianto cardiaco fallito - svolgere l’incidente probatorio disposto dal gip e l’autopsia. Ieri mattina l’ultimo abbraccio al piccolo che mamma Patrizia ha voluto vestire come faceva nei giorni belli di festa, con un completino composto da un bel giacchino e pantaloni lunghi chiari e il cappellino color panna con lo stemmino rosso, quello che Domenico portava ogni volta che usciva di casa.
Domenico Caliendo, ai funerali presente anche Pasquale Mazzocchi
E bianco è il colore che spicca in tutta Nola - dove il bimbo ha vissuto per due anni e tre mesi - riempita di striscioni carichi di parole d’amore, di palloncini e t-shirt sulle quali campeggia il profilo di questo bambino bellissimo. Poi da Nola al vialone del Monaldi, nella speranza di quel cuoricino nuovo che avrebbe cancellato per sempre una cardiomiopatia che non perdona. Ma le cose sono andate in modo diverso, e di questo adesso si occupa adesso la Procura.
La premier
Quante ingiustizie, quanto profondo dolore in questa triste storia. Innanzitutto per lui, Domenico, ma anche per chi resta della sua famiglia; non solo mamma Patrizia e papà Antonio, ma anche i due fratellini che ieri erano in chiesa e hanno trattenuto le emozioni durante tutta la funzione. Poi, però, all’uscita della bara bianca il maschietto primogenito ha iniziato a singhiozzare abbracciato alla mamma, mentre la femminuccia si stringeva ad una zia. Un grande gesto di solidarietà e affetto a questa famiglia distrutta dal dolore è arrivato dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che peraltro aveva già telefonato alla madre del bambino nei giorni difficili che si consumavano al Monaldi, quando pareva essersi aperto uno spiraglio per tentare un secondo trapianto.
La premier è giunta poco prima delle 15, ha abbracciato i genitori di Domenico intrattenendosi brevemente a parlare con loro, ha partecipato a tutto il rito funebre fermandosi davanti alla piccola bara per poi lasciare Nola intorno alle 16,20. Ad accompagnarla c’era il prefetto di Napoli, Michele di Bari. In una Cattedrale gremita fino all’inverosimile si sono viste anche Filomena De Mare e Concetta Napoletano, madri rispettivamente di Santo Romano e Francesco Pio Maimone, vittime innocenti della violenza giovanile. E c’erano anche i vertici della Direzione generale dell’ospedale, con in testa la direttrice generale Anna Iervolino, che ha parlato con la madre esprimendole vicinanza a nome di tutta la grande famiglia del Monaldi.
A casa Caliendo, subito dopo le esequie si è recato invece il professore Giuseppe Limongelli, il medico responsabile della gestione di Domenico delle funzioni pre-trapianto che presentò, alla luce degli sviluppi seguiti all’intervento non riuscito, le dimissioni da tale incarico. Presenti i sindaci di Nola e Taurano, Andrea Ruggiero e Michele Buonfiglio, il presidente della Regione Roberto Fico, il prefetto di Napoli Michele Di Bari e il sindaco della Città metropolitana di Napoli Gaetano Manfredi. E c’erano anche il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Pina Castiello e il parlamentare Francesco Emilio Borrelli che, da quando il caso è stato sollevato dal Mattino, è sempre stato vicino ai Caliendo.
L'omelia
A celebrare il rito funebre è stato monsignor Francesco Marino, vescovo di Nola. Ma sull’altare c’era anche il cardinale di Napoli, Domenico Battaglia, che da quando il caso è diventato di pubblico dominio non ha mai lasciato soli mamma Patrizia e il piccolo Domenico che lottava contro la morte. E lo ha fatto con grande amore e discrezione, riservando a questa donna forte e coraggiosa le proprie parole e le proprie preghiere. «Ci chiediamo “perché?” - ha detto nell’omelia - vorremmo dei responsabili con cui prendercela, vorremmo che chi ha sbagliato soffrisse come ha sofferto Domenico… Ma, proprio mentre ci assalgono questi desideri cattivi finiamo per sentirci ancora più male, più in colpa. La sofferenza non si cura mai con il risentimento, il male non si vince con altro male, il lutto non si può elaborare con il desiderio di vendetta. La caccia ai colpevoli, per un momento appaga, ma non può mai ripagare una perdita così grande. Una cosa è riconoscere le responsabilità penali, altra è presumere che la giustizia dei Tribunali o il giustizialismo privato lenisca il dolore che nessuno, se non il Signore Gesù, può consolare».
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Poi è toccato a lei, a mamma Patrizia: «Vi siete mossi tutti - ha detto con la voce rotta dal pianto - Voglio ringraziare il presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il prefetto di Napoli, il presidente della Regione, il sindaco di Nola, il sindaco di Napoli e tutte le autorità. Oggi se si è mossa tutta questa folla è solo grazie a Domenico. Al suo sorriso, ai suoi occhioni, alla sua dolcezza. In questo momento ci sta abbracciando tutti. Spero che questo non sia l’ultimo giorno che pensiamo a Domenico, ma che ognuno di noi lo conservi in un angolo del suo cuore. Ti amo, amore di mamma».
Gli appelli
Mentre il carro funebre si muove tra due ali di folla, dalla piazza si levano alcune voci: «Chi ha fatto tutto questo si metta la mano sulla coscienza, se ce l’ha», urla una ragazza. Ed ancora: «Questa tragedia non rimanga impunita!», gli appelli sottolineati da un lungo applauso. Perché questo è il momento della verità e della giustizia. Il piccolo Domenico parte per il suo ultimo viaggio. La piazza inizia a svuotarsi, ma il dolore resta.