Domenico Caliendo: un dolore da scolpire nella pietra, per non dimenticare
«Spero che questo non sia l'ultimo giorno che pensiamo a Domenico». Le parole pronunciate ieri nel Duomo di Nola da Patrizia, la piccola grande mamma di Domenico, il bimbo morto a...
«Spero che questo non sia l'ultimo giorno che pensiamo a Domenico». Le parole pronunciate ieri nel Duomo di Nola da Patrizia, la piccola grande mamma di Domenico, il bimbo morto a seguito del trapianto di un cuore "bruciato" effettuato al Monaldi, rimarranno scolpite in mezzo a questo rosario del dolore, in cui ogni grano costituisce una parte di questa assurda storia che doveva costituire, invece, il trionfo della generosità: il dono degli organi di un bimbo morto tragicamente a un altro bimbo, gravemente ammalato, che a Napoli aspettava questo atto d'amore per aprirsi a un mondo migliore, alla piena salute, come oggi la medicina è in grado di fare - e continuerà a fare - grazie alla generosità dei donatori e alla collaudata tecnica del trapianto d’organi.
APPROFONDIMENTI Battaglia resta in silenzio: per due settimane sempre accanto a mamma e bimboDomenico Caliendo, lo staff del Monaldi: «Da Oppido aggressività verbale e umiliazioni»Domenico Caliendo, ai funerali presente anche Pasquale Mazzocchi
Questo non è avvenuto. È dal 7 febbraio scorso che Il Mattino, per primo, con Giuseppe Crimaldi, ha iniziato a raccontare la storia di Domenico, che sotto traccia si stava sviluppando dal 23 dicembre, giorno del fatidico trapianto di un cuore bruciato dal ghiaccio secco, prelevato da un’equipe napoletana del Monaldi all’ospedale di Bolzano. Il tutto in un complesso di responsabilità da accertare, con diversi ruoli e non si esclude a diverse latitudini, che solo il lavoro investigativo della Procura della Repubblica, e il giudizio di un Tribunale poi, potrà definire in tutti i suoi dettagli.
Domenico Caliendo, ai funerali presente anche Pasquale Mazzocchi
Dal giorno in cui, con responsabilità e dovere professionale, abbiamo incominciato a raccontare questa tristissima vicenda, non abbiamo taciuto nulla, cercando di dare un contributo - come hanno fatto anche altri mezzi di informazione - alla ricerca della verità. Continueremo a farlo, da oggi in poi, cercando di onorare le parole pronunciate da mamma Patrizia, abbracciata alla foto di quello scricciolo di bimbo che era Domenico, il suo guerriero, che s’è addormentato in un lettino d’ospedale senza aver più armi per combattere.
Continueremo a farlo perché le indagini accertino i fatti, raccontandolo senza spettacolarizzazioni e ansia di giustizialismo: lo si deve a Domenico, volato in Cielo troppo presto, lo dobbiamo a Patrizia e a suo marito, lo dobbiamo a tutti coloro che lavorano nel complesso mondo della sanità campana, fatta di tante eccellenze. Perché, come si è detto, quel bambino inconsapevole, andato sotto i ferri per non tornare mai più a sorridere, è diventato giorno per giorno figlio nostro, nipote nostro.
Domenico Caliendo, lo staff del Monaldi: «Da Oppido aggressività verbale e umiliazioni»
E il suo sacrificio non può restare vano: ognuno dovrà rispondere delle azioni che ha compiuto, consapevolmente o inconsapevolmente. Perché c’è bisogno di certezze, di credibilità, di fiducia. Per ora, intanto, possiamo soltanto inchinarci davanti a quel piccolo feretro bianco, come hanno fatto ieri nel Duomo di Nola le autorità e tanta gente comune in un unico grande abbraccio. Come quello che ha stretto due mamme: Giorgia Meloni e Patrizia Mercolino in un intimo e potente omaggio del Paese. E promettere a Domenico che no, non lo dimenticheremo.