Toghe e carriere separate, l?appello degli industriali: «Processi giusti e rapidi»
Un dibattito franco che non scade, come troppo spesso sta accadendo nella campagna referendaria, in insulti e slogan. E senza nascondere i problemi, sia provenienti dalla politica che dalla...
Un dibattito franco che non scade, come troppo spesso sta accadendo nella campagna referendaria, in insulti e slogan. E senza nascondere i problemi, sia provenienti dalla politica che dalla magistratura, che riguardano il sistema giudiziario italiano. Ma la cura è questo referendum? Questa la domanda attorno a cui si sono confrontati il sostituto procuratore della Repubblica presso la Dda di Napoli Henry John Woodcock ed Enrico Costa, deputato di Forza Italia e vicepresidente della commissione Giustizia alla Camera. Per il primo, ovviamente, la risposta è «no» perché «la riforma Nordio non affronta i problemi reali della giustizia».
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Per il secondo, invece, la risposta è «sì» perché con la modifica costituzionale «sarà garantito un giusto processo con parità tra accusa e difesa». Ad ospitare l’incontro è stata l’Unione industriali. «Doveva essere una competizione sul merito, invece si è passati a uno scontro tra maggioranza e opposizione. Per questo abbiamo voluto organizzare un incontro in cui si entrasse nel merito della riforma per capire se può dare al nostro apparato giudiziario quel dinamismo di cui è carente», dice il presidente dell’Unione industriali Costanzo Jannotti Pecci che ha aperto il confronto.
L'appello
Nella tavola rotonda a palazzo Partanna, sede dell’Unione industriali in piazza dei Martiri, molti imprenditori si accomodano per ascoltare le voci pro e contro la riforma. Jannotti Pecci ha ricordato come «troppi imprenditori sono stati oggetto di ingiusta detenzione». Nel suo intervento, il leader degli industriali napoletani si è concentrato soprattutto sui «tempi della giustizia» che «secondo le nostre indagini è uno dei nodi rispetto alla possibilità di attrarre investimenti». Dopo l’intervento introduttivo del padrone di casa, è partito il dibattito tra Woodcock e Costa.
Il pm risponde subito alle domande rivolte da Jannotti Pecci: «La riforma non incide sulla lunghezza dei processi civili e penali, che è il problema più avvertito dai cittadini. E non interviene neanche sulla carcerazione preventiva». Poi entra nel merito della riforma criticandola: «Con la modifica costituzionale la magistratura sarà più debole, vulnerabile e timorosa. Non temo un pm sottoposto all’Esecutivo, come dice qualcuno. Temo l’autocensura e il condizionamento politico-mediatico. Troveranno più facile fare le indagini su un ladro di supermercato o su grandi colletti bianchi?».
E in casa degli imprenditori aggiunge: «In Italia il tasso di corruzione è altissimo. E la corruzione incide sulla libera concorrenza. E la direzione intrapresa non ne agevola la repressione». Rispetto ai quesiti, per Woodcock il nodo non è la separazione delle carriere: «È un falso problema, se si parlasse solo di quello non l’avrei vissuta drammaticamente». Ciò che sicuramente non funziona, secondo il pm, è il sorteggio: «A voi piacerebbe se il presidente dell’Unione industriali fosse sorteggiato e non eletto?», dice scherzando con la platea.
L'affondo
Il senso del sorteggio guarda chiaramente al nodo del correntismo. «Oggi i magistrati vengono scelti più per appartenenza correntizia che per meriti e per capacità. Noi vogliamo restituire la possibilità a tutti coloro che non sono iscritti alle correnti ma sono bravi, di fare strada», dice nella sua risposta Costa. E su questo aspetto critica anche il ruolo della politica che «troppo spesso ha provato a strumentalizzarla per colpire l’avversario».
Sui pericoli paventati rispetto a un ridimensionamento del ruolo del pm, il deputato azzurro spiega: «La riforma garantisce in modo assoluto e chiarissimo l’autonomia e l’indipendenza della magistratura. I pm manterranno intatte le loro funzioni, non ultima quella di svolgere indagini a favore della persona indagata, cosa che non hanno mai fatto». Non manca un affondo contro il procuratore di Napoli Nicola Gratteri e le frasi delle scorse settimane su cui si è fatta tanta polemica: «Mette da una parte le persone perbene e dall’altra indagati e imputati. Fino a prova contraria, indagati e imputati sono persone perbene. Chi viene assolto o archiviato, non è una persona perbene?».