Riforma, Nordio a Policastro: «Gli stringerei la mano: il buono perdona»
Il Mattino

Riforma, Nordio a Policastro: «Gli stringerei la mano: il buono perdona»

Giovedì 5 marzo 2026
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Difende i punti della riforma della giustizia che porta il suo nome, ribadisce l?importanza di assicurare un giudice terzo ai cittadini e manda anche segnali di distensione. Eccolo il...

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Difende i punti della riforma della giustizia che porta il suo nome, ribadisce l’importanza di assicurare un giudice terzo ai cittadini e manda anche segnali di distensione. Eccolo il ministro della giustizia Carlo Nordio, nel corso del suo intervento nella biblioteca De Marsico di Castel Capuano.

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Una parola di distensione nei confronti del pg Aldo Policastro, con il quale aveva incrociato alcune battute alcune settimane fa.

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E al giornalista che gli chiede se fosse disponibile a stringere la mano al pg che aveva paragonato la riforma al piano della P2 il ministro risponde così: «Ma si che gliela stringo, credo di aver dimenticato l’evento perché il buono perdona, il saggio dimentica». Poi Nordio ha risposto alle domande del direttore de Il Mattino Vincenzo Di Vincenzo ribadendo l’importanza “della terzietà dei giudici per tutelare i cittadini”.

Nordio sul cms: «Basta nomine a pacchetto»

Ha ricordato la formazione professionale del padre, che era un avvocato, che era cresciuto anche sulle arringhe del giurista napoletano De Marsico. Il ministro Nordio alza lo sguardo attorno a sé per ammirare la bellezza della biblioteca dedicato al giurista partenopeo, per poi rispondere alle domande del direttore de Il Mattino Vincenzo Di Vincenzo: «Il dibattito sulla riforma purtroppo si sta politicizzando troppo e sta diventando un pro o contro Meloni. Il cittadino deve avere la rappresentazione plastica davanti a sé della terzietà del giudice. Lo dico per andare oltre il cosiddetto benaltrismo, che è un trucco verbale secondo il quale i problemi della giustizia sono sempre altri, quindi conviene non fare nulla. Abbiamo colmato e stiamo colmando gli organici della magistratura, degli uffici del processo (non potendo contare più sui fondi del Pnrr) e della magistratura onoraria».

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 Poi un riferimento alla riforma che punta a cambiare anche i criteri di selezione attualmente operati dal Csm: «Capita che lo stesso pm che chiede a un giudice una condanna poi nel pomeriggio segga nel consiglio giudiziario per valutare la crescita professionale o le competenze professionali di quello stesso giudice. A me è successo da pm. Oggi abbiamo introdotto altri criteri di selezione. Non è giusto che quando cambiano i vertici degli uffici debbano passare anche due anni prima di una nuova nomina perché si deve dare corso a nomine a pacchetto.

Infine va ricordato che chi occupa degli uffici di vertice è sicuramente all’altezza di svolgere questo compito ma ci saranno magistrati comunque preparati che non hanno contatti con correnti della magistratura e che restano fuori dalla possibilità di essere selezionati».

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