Ingegnere ucciso come un boss a Napoli: condannati mandanti e killer
Ucciso come un boss, con un colpo di pistola alla nuca. Nonostante ciò, l?aggravante della finalità e del metodo mafiosi è stata esclusa. Il processo di primo grado...
Ucciso come un boss, con un colpo di pistola alla nuca. Nonostante ciò, l’aggravante della finalità e del metodo mafiosi è stata esclusa. Il processo di primo grado chiamato a fare luce sull’omicidio dell’ingegnere Salvatore Coppola si è concluso oggi pomeriggio con la condanna del mandante, l’imprenditore Gennaro Petrucci a 27 anni di carcere. L’esecutore materiale del delitto, Mario De Simone, ha invece rimediato 27 anni e 6 mesi di reclusione. Per quest’ultimo il pm Raimondi questa mattina aveva chiesto la pena dell’ ergastolo. Accolta invece la richiesta di condanna avanzata nei confronti di Petrucci. Il verdetto è stato emesso dai giudici della terza sezione della Corte di assise di Napoli.
APPROFONDIMENTI Napoli, killer dell’ingegnere confessa: «L’ho ucciso per 20mila euro»Ingegnere ucciso a Napoli, la confessione del mandante: «Ho dato i soldi al killer»Sia Petrucci che De Simone avevano ammesso a processo in corso le proprie responsabilità. Il primo, in particolare, aveva reso una lunga confessione, avviando un percorso collaborativo. Petrucci ha sostenuto di aver nutrito rabbia verso l’ingegnere per avere perduto la casa nella quale vive a Portici.
Una villa da quattro milioni di euro di via de Lauzieres a Portici, finita all’asta per un milione e duecentomila.
Spiegava Petrucci: maturai la volontà di uccidere Coppola per l’atteggiamento assunto da Coppola nel corso di un sopralluogo fatto da Coppola e da un suo socio, Salvatore Abbate, svolto a casa mia. Il delitto sarebbe stato commissionato con un ingaggio da 20mila euro, versati in due tranche.