Napoli in festa per Sal Da Vinci: «Razzismo contro di me? Dico no alle provocazioni»
Il Mattino

Napoli in festa per Sal Da Vinci: «Razzismo contro di me? Dico no alle provocazioni»

Venerdì 6 marzo 2026
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Eccolo Sal che viene a prendersi l?amore di Napoli, della sua gente. L?amore. Una parola intorno alla quale ruota tutto la vita del vincitore di Sanremo 2026. E l?amore che...

Eccolo Sal che viene a prendersi l’amore di Napoli, della sua gente. L’amore. Una parola intorno alla quale ruota tutto la vita del vincitore di Sanremo 2026. E l’amore che permea «Per sempre sì» in ogni sua parola. E l’amore che ricaccia indietro le polemiche su Napoli e la canzone napoletana. «E se l’amore è un problema» arringa dalle scale della Municipalità che ospita l’abbraccio del suo popolo e del suo quartiere, «vuol dire che questo non è il mondo giusto».

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La Torretta, Piedigrotta, Mergellina onorano il suo eroe di ritorno a casa. Con tanto di fan, fuochi di artificio e premiazioni. Tutta Napoli lo farà stasera al Maradona, prima della gara con il Torino, quando Sal Da Vinci verrà premiato e dagli altoparlanti dello stadio riecheggierà il nuovo inno, l’ennesimo, sino al prossimo, preso in prestito dalla riserva aurea della canzone napoletana. Un altro calcio alle polemiche, perché il cantante di «Rossetto e caffè» è fatto così, da ormai 50 anni: testa bassa e pedalare. E cantare.

E un altro calcio, ancora. Stavolta con il cuore. Sal, insieme a Francesco Borrelli, annuncia di voler organizzare una partita di beneficenza con la Nazionale cantanti per raccogliere risorse per la fondazione dedicata al piccolo Domenico, il bimbo di due anni e mezzo morto dopo il trapianto di un cuore danneggiato. La fondazione è stata voluta da Patrizia, la madre del piccolo: «Questa mamma è un esempio e non si è mai arresa», l’attestato di stima.

«Ho sentito il vostro calore - dice alla sua gente - non ho letto niente ma ho sentito un sacco di provocazioni. A volte la mente genera cose strane. Io ho semplicemente portato una canzone che parla di amore, se poi l’amore è una cosa violenta, siamo probabilmente nel mondo sbagliato». Applausi, incoraggiamento, grida. Sal non si fa trascinare, sa degli articoli, della polemica con Cazzullo che ha scatenato un’ondata di solidarietà in rete contro l’accusa di aver fatto una canzone «da matrimonio della camorra». Anzi l’acuto morale arriva a voce bassa. «Vi prego, a ognuno di voi, con tutta l’umiltà che ho, non rispondete alle provocazioni che ci faranno, non serve a niente. Generiamo soltanto qualche like in più a chi ne è a caccia. Pensiamo solo alla musica e a tutta la bella gente di questa terra. E basta».

Anzi non basta, perché Da Vinci rimarca i distinguo e fa sentire la sua voce. «Ringraziamo per la giornata di oggi le forze dell’ordine che l’hanno permessa. Perché la legalità è l’unica strada che vince».

Messa la sordina agli ennesimi attacchi contro Napoli c’è poi tutto il ragazzo, lo scugnizzo cresciuto per i vicoli della Torretta a calcio e musica. E che alza qui, in piazza, il primo premio del Festival di Sanremo. Lui lo ricorda sempre, volentieri. E ha un pensiero per tutti dietro le transenne: un sorriso, un cenno, uno sguardo. Accanto a lui la numerosa famiglia. La madre Nina («Quando Sal ha vinto mi sono sentita male e non riuscivo a capire che cosa stesse succedendo. Questa carriera si porta dietro tanta soddisfazione, ma anche tanti sacrifici e momenti brutti»), il fratello Francesco che lavora al suo fianco, c’è soprattutto Paola Pugliese, la moglie, il volto di quel «per sempre sì» ormai conosciuto, cantato e ballato da mezza Italia. «Devo ringraziare tutta la mia gente, i miei ricordi, i vicoli, il lungomare, i pontili di Mergellina. Ho voluto festeggiare qui perché è da questo quartiere che è partito tutto». E ora «l'eco della Torretta è arrivato in tutto il mondo. Questo premio profuma di sogni realizzati. Ricordatevi che siamo noi che ci allontaniamo dall'amore, non è l'amore che si allontana da noi». Arriva anche una targa della Municipalità. La prossima settimana, l’11 marzo, sarà il sindaco Manfredi a tributargli gli onori a Palazzo San Giacomo, sede dell’amministrazione comunale.

Un tour de force, a cui è abituato da 50 anni, lui che prima andava con il padre Mario, altro grande della canzone napoletana, e poi con le sue gambe in giro per il mondo, lui che è nato a New York, come Salvatore Michael Sorrentino, quasi 57 anni fa. Tornando però sempre a casa.

E allora scivolano via anche le critiche di Aldo Cazzullo, a cui risponde un Sal fake, ovvero Fiorello nel corso della sua «Pennicanza». «Cazzullo? Ci sono rimasto male», dice lo showman: «La mia famiglia ha sempre amato Cazzullo. Compravamo il “Corriere” e ritagliavamo solo il suo articolo, il resto del giornale lo buttavamo e la sera ci riunivamo tutti insieme per leggerlo... e ora dice che la mia canzone è brutta!? Mi sento male...». Anche Mastella interviene contro Cazzullo «caduto nello stereotipo di usare la parola camorra, usata sempre come una clava contro il Sud».

Ma non bisogna pensare a Cazzullo, la prossima meta è Vienna, destinazione Eurovision.

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