Omicidio Ornella Pinto, uccisa dal convivente davanti al figlioletto: definitivo l'ergastolo
Niente sconti, niente benefici al termine del processo sull?omicidio di Ornella Pinto, la docente uccisa a casa sua, nel sonno, accanto al figlio di tre anni. Omicidio Ornella Pinto, cala il...
Niente sconti, niente benefici al termine del processo sull’omicidio di Ornella Pinto, la docente uccisa a casa sua, nel sonno, accanto al figlio di tre anni. Omicidio Ornella Pinto, cala il sipario sul delitto consumato il 13 marzo del 2021. I giudici della Suprema Corte non hanno dubbi: è stato un delitto aggravato dalla crudeltà, viene confermata la condanna all’ergastolo. Niente passi indietro, né rinvii ad altre sezioni di corte di appello. Non c’è ragione di attivare il gioco dell’oca della giustizia, non c’è stato margine per riaprire un caso destinato a rimanere scolpito nella coscienza di tante persone. Era notte in un edificio borghese in zona San Carlo all’Arena. Ornella, una docente di 40 anni, dormiva nella stanza da letto.
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Il retroscena
Come in altri casi di femminicidio, l’assassino ha le chiavi di casa in tasca. È l’ex convivente di Ornella, con cui ha fatto un figlio. Il piccolo dorme a pochi passi dalla donna e ha solo tre anni. Tredici coltellate contro una donna indifesa. Impossibile abbozzare una reazione. Per questa storia, è stato confermato l’ergastolo a carico di Pinotto Iacomino, ex convivente di Ornella, a cui era stato chiesto - con garbo e rispetto - di troncare la relazione. Ornella aveva già voltato pagina, assicurando al padre del figlio il massimo della cura e della sensibilità nel progetto comune di crescere e formare il piccolo. Parole di conforto da parte di Ornella che risalivano a pochi giorni prima dell’assassinio. Ma torniamo a quella notte. L’orrore si spalanca sotto gli occhi degli inquirenti, dopo che i vicini hanno dato l’allarme. Tredici coltellate. In mano, Pinotto Iacomino brandiva un coltello da cucina, che aveva rubato all’interno di una struttura alberghiera riconducibile alla propria famiglia. Segno di un delitto premeditato, di quelli concepiti a freddo. Traiettoria a senso unico, senza alcuna possibilità di imprimere agli eventi uno sbocco differente. Una vicenda che è stata ricostruita dal pm Fabio De Cristoro, che ha chiesto e ottenuto l’ergastolo in primo grado. Due anni fa la conferma in appello, la scorsa notte il verdetto definitivo. Accolte anche le conclusioni delle parti civile, a partire dagli stretti congiunti di Ornella Pinto, che sono stati assistiti e rappresentati dal penalista Carmine Capasso, nel corso di una vicenda che ha fatto registrare anche importanti risvolti sotto il profilo civilistico.
La revoca
È di qualche anno fa infatti (quando era ancora pendente il processo di primo grado) la decisione del Tribunale a proposito della revoca della potestà genitoriale. Decisivo il lavoro dell’avvocato Valeria Passetti, che ha ottenuto la adottabilità del bimbo rimasto orfano di madre, per mano paterna. C’è una frase riconducibile al bambino che la dice tutta. Ed è quella pronunciata dal bambino agli inquirenti, nel tentativo di ricostruire quanto accaduto la notte del 13 marzo di cinque anni fa: «Papà è impazzito, ha ucciso mamma e ha rotto casa». Una frase che conferma alcuni punti emersi nel corso del primo sopralluogo delle forze di polizia giudiziaria: il bambino ha avuto la percezione di cosa stesse accadendo. Dopo l’omicidio, la fuga di qualche ora. Poi un processo a senso unico, nel corso del quale l’imputato ha provato in tutti i modi a far cadere alcune aggravanti contestate dalla Procura di Napoli. Niente sconti invece: ergastolo per chi non ha avuto pietà a stroncare la vita di una donna, di una madre, di una professoressa stimata da alunni e colleghi.