Omicidio Ornella Pinto, la sorella: «Ora il piccolo sta crescendo con me: leri sarà fiera del suo vero uomo»
Il Mattino

Omicidio Ornella Pinto, la sorella: «Ora il piccolo sta crescendo con me: leri sarà fiera del suo vero uomo»

Venerdì 6 marzo 2026
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«Non voglio vendette, ma solo giustizia. Perché è giusto che chi ha sbagliato paghi. Per il resto lo ripeto da anni: chi sta scontando l?ergastolo siamo io e la mia...

«Non voglio vendette, ma solo giustizia. Perché è giusto che chi ha sbagliato paghi. Per il resto lo ripeto da anni: chi sta scontando l’ergastolo siamo io e la mia famiglia». A parlare è Stefania, sorella di Ornella Pinto, la docente di 40 anni uccisa tra il 12 e il 13 marzo 2021 dal compagno, Pinotto Iacomino, reo confesso del femminicidio, per la Corte di Cassazione ha confermato l’ergastolo. La Cassazione ha rigettato il ricorso presentato dalla difesa di Iacomino, confermando così le aggravanti della premeditazione, della crudeltà e dello stato di coabitazione determinanti per la formulazione della condanna all'ergastolo sia in primo grado che in appello. Il femminicidio avvenne cinque anni fa nell'abitazione della Pinto in via Cavolino, a pochi passi da piazza Carlo III. Fu ammazzata nel sonno con 15 coltellate, mentre il loro figlioletto di 3 anni dormiva nella culla. Iacomino, che con la vittima aveva una relazione affettiva, si presentò il giorno stesso ai carabinieri di Montegabbione, in provincia di Terni, dove era domiciliato confessando di averla uccisa.

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Come commenta questa sentenza?
«La pronuncia della Cassazione, che finalmente spero abbia messo la parola fine all’iter giudiziario, è un'amara consolazione per noi familiari, come hanno già detto i nostri legali Carmine Capasso e Valeria Pessetti. Per me e la mia famiglia è stata un’attesa colma d’ansia, perché il responso dei giudici è arrivato a tarda sera. Per noi ogni grado di giudizio (questo era il terzo) è un ripercorrere tutto da capo. Il fine pena mai è il nostro, la sentenza è una consolazione momentanea, perché nessuno ci riporterà Ornella, ma almeno le ridaremo un minimo di dignità».

Com’è cambiata la vostra vita?
«Si è fermata quel 13 marzo ed è ricominciata quella stessa notte in un’altra forma, nel senso che capisci che devi reagire, che devi tutelare e proteggere il bimbo di Ornella, che ora ha 8 anni, che devi insomma trovare la forza per dare voce a lei e far risplendere ancora la sua luce».

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Lei oggi ha una grande responsabilità: crescere il figlio di sua sorella, di cui è diventata tutrice. Cosa dice della madre?
«Lui è sempre stato seguito, mi è stato affidato quella stessa notte. Con loro c’è sempre stato un legame forte, perché ci vedevamo sempre con mia sorella e i nostri figli. In un primo momento D. ha vissuto un enorme disagio, quello di ritrovarsi a 3 anni senza i genitori, ma sin dall’inizio ha compreso l’accaduto. Si tratta di un bambino che sta crescendo, è maturo per la sua età e ci dà grosse soddisfazioni. Proprio nel giorno del processo, l’altro ieri, sono andata a firmare la sua pagella e la maestra mi ha detto “è un bambino dal cuore buono”. Il mio obiettivo è ora rendere Ornella fiera del suo vero uomo».

A distanza di cinque anni dalla morte di Ornella continua ad allungarsi l’elenco delle vittime di femminicidio. Come si deve intervenire?
«Sensibilizzando le nuove generazioni sul tema. Io vado spesso nelle scuole a parlare ai ragazzi e purtroppo emergono tante criticità, specie nei contesti più popolari o di periferia, dove è radicata una cultura maschilista. Mi sono imbattuta talvolta in minorenni che consideravano un segno d’amore il fatto che i fidanzati controllassero i loro telefoni cellulari o che impedissero loro di uscire con le amiche. E quando mi hanno chiesto consigli, ho detto: scappate».

Da dove nasce la violenza?
«La violenza è prima di tutto psicologica. Quello è il campanello d’allarme ed è prioritaria rispetto a quella fisica. Mia sorella si confidò con me, perché non ce la faceva più a sopportare le manipolazioni mentali del compagno. Di fronte a un no ecco che scatta la violenza, che non è altro che la mancata accettazione di un rifiuto».

A Ornella sono dedicate panchine rosse, centri antiviolenza, l’aula magna del liceo artistico dove insegnava, il punto lettura di piazza Ottocalli. Quanto è importante la memoria? «Noi siamo seguiti dalla Fondazione Polis, che lavora tanto in tal senso. La memoria serve a non far dimenticare le vittime, a farle vivere nel cuore degli altri, ma anche a far sì che il loro sacrificio non sia stato vano e possa servire a salvare altre vite».

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