Napoli-Torino 2-1, venerdì Santos: Alisson e Elmas stendono i granata
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Era un’occasione...Toro. E il Napoli l’ha sfruttata al meglio. Con una partita solida, quadrata, che pure si è ingarbugliata nel finale in pieno stile azzurro di questa stagione. E anche con una manovra finalmente accattivante. Sarà stata la presenza di Kevin De Bruyne finalmente in panchina - e poi in campo nel finale per ritrovare subito minutaggio - , ma quello visto ieri al Maradona è un Napoli che ha convinto anche chi era pronto a puntare il solito dito. Anche perché vincere era l’unica alternativa e la vittoria ti regala un weekend di tranquillità assoluta, di comodità sul divano pensando al Lecce e a come darsi lo slancio per la qualificazione in Champions League. Ma non subito: non prima, almeno, di aver visto giocare tutte le altre.
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La mattonella
Esiste nel basket, poi mutuata anche nel calcio. Un paradosso se si pensa che nell’uno e nell’altro mattonelle non ci sono. Eppure la sua, al Maradona, l’ha trovata Alisson Santos: quella zolla preferita, lo spazio in cui va a colpire il brasiliano dopo appena sette minuti. Lo aveva fatto con la Roma, lo ha rifatto stavolta. Il Napoli era già andato vicino al gol del vantaggio pochi minuti prima, con Olivera sotto porta e un salvataggio della difesa granata firmato nel finale da Paleari, ma è l’ultimo arrivato a gennaio bravo a sbloccare il risultato con un gol bello quanto aiutato dalla difesa avversaria. Il vantaggio gasa il Napoli e pure i napoletani allo stadio, lancia in avanti le aspettative, migliora anche la qualità del gioco. Non è cattivo quello che il Napoli produce nella prima mezz’ora, anzi: si vedono finalmente cose più interessanti, aiutate dalla regia magistrale di Gilmour. Che sbaglia qualche appoggio ma si fa notare per molte altre cose.
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Hojlund e Vergara si capiscono alla meraviglia, il danese è il riferimento sempre cercato, Alisson è l’unico in grado di creare superiorità. E, anche se non nella serata migliore per Spinazzola e Politano, i padroni di casa creano e sbagliano anche. Di Hojlund l’occasione più ghiotta per raddoppiare: cross dalla destra e colpo di testa di poco alto sopra la traversa di Paleari. Un peccato. In difesa le preoccupazioni arrivano solo se auto prodotte: un errore di Olivera mette i brividi al Maradona, un retropassaggio avventato di Buongiorno, invece, li mette a Milinkovic-Savic. Ma il Toro si vede solo una volta in tutto il primo tempo, con un destro del solito Vlasic, il jolly del 3-5-2 di D’Aversa che sa trasformarsi in fretta da mediano a traquartistra pronto a fare male.
È lui o non è lui?
Certo che è lui, direbbe qualcuno. Riecco Anguissa: Zambo si rivede dopo l’intervallo dopo 117 giorni dall’ultima volta. Peccato che per rivederlo lo scotto da pagare sia un altro infortunio, quello di Anguissa uscito malconcio dal primo tempo. Il Napoli spinge meno ma resta alto. Il Torino non va e D’Aversa cambia le carte: mette in campo Kulenovic e Adams, ma l’effetto dura poco, anzi pochissimo. Perché proprio in quel momento il Napoli trova il bis: Spinazzola si accende per un attimo, prima di lasciare il campo, e dal suo cross nasce l’assist perfetto per Elmas. Il macedone è il 18° marcatore diverso di questa stagione napoletana, il gol dell’ex per lui che un anno fa aveva scelto il granata pur di tornare in Italia subito.
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Il Maradona derubrica il gol di Casadei - che riaprirebbe il match - a semplice incidente di percorso e aspetta solo il ritorno in campo di De Bruyne, già accolto prima della gara con ovazioni dagli spalti. Il belga fa il suo ingresso in campo a dieci minuti dalla fine, accolto dai cori di tutto lo stadio. Un coro unico in tutti i settori che dà il senso del rientro 132 giorni dopo quel rigore segnato contro l’Inter che erta stato il punto più alto del Napoli e insieme il più basso di questa stagione. L’inizio della fine. Il 25 ottobre scorso, la squadra di Conte chiudeva al primo posto in classifica, oggi deve inseguire e stare dietro le due milanesi, sperando in un posto al sole europeo. Cosa sarebbe stato con la squadra al completo non lo saprà nessuno, cosa sarà da qui alla fine della stagione, invece, lo scopriremo vivendo le ultime undici curve di questa stagione. Con una squadra che prova a rimettere insieme i pezzi e anche i sogni di futuro. Che non sa tenere la porta immacolata ma sa resistere e soffrire fino alla fine. Ritrovando in parte i suoi leader. L’ingrediente migliore sul rettilineo finale.