Gattuso, passo d?addio: le idee Mancini e Conte
Il Mattino

Gattuso, passo d?addio: le idee Mancini e Conte

Giovedì 2 aprile 2026
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Gattuso se ne andrà. E solo questione di tempo. Lui lo avrebbe fatto un secondo dopo il rigore trasformato da Bajraktarevic. Ma gli hanno chiesto di non farlo e lui è rimasto fedele...

Gattuso se ne andrà. E solo questione di tempo. Lui lo avrebbe fatto un secondo dopo il rigore trasformato da Bajraktarevic. Ma gli hanno chiesto di non farlo e lui è rimasto fedele al suo impegno con il gruppo che lo ha voluto su quella panchina. Non sarà il primo a chiudere l’avventura (breve) con l’Italia: aspetta che sia Buffon, il capo delegazione, a fare l’annuncio delle dimissioni (che coinvolgeranno anche Bonucci, chiaro). Quando? Il dilemma è solo questo. Ha un contratto che scade il 30 giugno, non pensa affatto a un prolungamento. Non si sa neppure chi possa offrirglielo, a dire il vero, in questo momento di caos.

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Ma Ringhio non resterà ct. Anche perché era stato chiaro e per nulla ironico: «Se non riesco a portare l’Italia al Mondiale, me ne andrò lontano». Gattuso non se la prenderà con nessuno: uscirà di scena in silenzio, con l’atroce ferita sul cuore del fallimento. Non parlerà della crisi generazionale che è profonda, del materiale (anche umano) a disposizione che è quello che è: da ct non ha mai fatto lo scocciatore, non ha disturbato il campionato con pretese assurde. Ma ha fallito. Una cammino in cui ha perso una sola gara, quella con la Norvegia. La Nazionale cambierà ancora: ci sono ben cinque mesi prima della prossima gara, in Nations League, con il Belgio il 25 settembre. E poi, nel giro di pochi giorni, la Turchia (due volte) e poi la Francia. A meno che non vengano programmate delle amichevoli dolorose prima del Mondiale, come sparring partner per chi negli Usa, Canada e Messico ci andrà sul serio. E con Donnarumma che si scusa: «Ho pianto per la delusione. Ora dobbiamo voltare pagina».

La successione 

Se fosse Malagò, come auspicato da De Laurentiis, ad avere un ruolo chiave nella Figc come commissario, il favorito naturale sarebbe l’ex ct Roberto Mancini: i due condividono il tempo libero al Circolo Aniene e il Mancio, che ora ha un contratto di circa 4,5 milioni con l’Al Sadd, a giugno si libererebbe in tutta fretta. Il suo addio, nell’estate del 2023, improvviso, sembra sia legato proprio a delle incomprensioni con Gravina. È chiaro che l’uomo perfetto per sistemare le macerie è come sempre il mister Wolf del calcio italiano, Antonio Conte: potrebbe provare, per la seconda volta, a rivoluzionare la nazionale, con pieni poteri. Qualcuno ci pensa, ovviamente. Ecco, dovesse arrivare l’offerta della Figc, ne resterebbe assai lusingato. Ma alla fine direbbe di no, proprio perché vuole rispettare il terzo anno di contratto al Napoli. E poi, dopo il braccio di ferro per liberare Spalletti, non sarebbe neppure semplice convincere De Laurentiis. Attenzione ad altri due nomi da usare solo nel post-Mondiale, perché loro la Coppa del mondo la giocheranno: quello di Fabio Cannavaro, ct dell’Uzbekistan e Vincenzo Montella, ct della Turchia. Ma c’è un tecnico da non escludere: José Mourinho. Così come non è da escludere un grande assalto: quello a Carlo Ancelotti che ha firmato un contratto con il Brasile che scade alla fine del Mondiale. A meno che non si torni alla carica per Claudio Ranieri, la prima scelta dopo l’esonero di Spalletti l’anno scorso. Magari, dopo un anno da dirigente, ha cambiato idea.

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