Intervista a Patrizia Mercolino, mamma di Domenico Caliendo: «Mi sento presa in giro, chi ha sbagliato è giusto che paghi»
«Una presa in giro. Sono stata presa in giro, e questo mi fa molto male. Come se non bastasse quello che ho, abbiamo già sofferto». Parla Patrizia Mercolino, la mamma del...
«Una presa in giro. Sono stata presa in giro, e questo mi fa molto male. Come se non bastasse quello che ho, abbiamo già sofferto». Parla Patrizia Mercolino, la mamma del piccolo Domenico. Dopo avere letto le agenzie e visto in tv la cerimonia religiosa, “madre coraggio” riflette sulle parole pronunciate dalla direttrice generale dell’ospedale Monaldi. «La signora Patrizia ci ha ripensato - aveva detto poche ore prima l’avvocato Anna Iervolino in riferimento all’assenza di ieri mattina, in occasione della messa di precetto pasquale e della piantumazione di una pianta d’ulivo dedicata al piccolo paziente morto il 21 febbraio - Patrizia ha deciso di non partecipare, però la comprendo, umanamente posso capire che varcare i cancelli di questo ospedale rappresenta un dolore molto forte. È passato troppo poco tempo. È pur vero che l’abbraccio di tante persone in ospedale avrebbe potuto significare un momento di riappacificazione. Però io la comprendo, perché il dolore di una mamma non si può descrivere».
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Patrizia, perché si sente presa in giro?
«Che prima mi si venga a dire che si era organizzata una cerimonia in memoria di mio figlio quando invece è stata fatta solo una piccola cosa e che si sia allo stesso tempo espressa solidarietà anche ai medici indagati per il suo omicidio, questa la giudico come una presa in giro».
Tuttavia la Iervolino ha avuto parole di grande affetto per suo figlio.
«Questo non sposta il punto: chi ha sbagliato deve pagare. L’obiettivo dei medici è quello di salvare la vita delle persone. Io sono disperata per la morte di mio figlio, ma arrivo a dire che se la sua morte può servire a far capire ai dottori che prima di indossare un camice bianco devono essere umani, ben venga anche il sacrificio di Domenico. Ho sempre ripetuto che serve una Sanità migliore».
Ma perché lei ha deciso di ripensarci, di non partecipare a questa giornata?
«Lo ripeto, sono stata presa in giro. Perché se io vi dico “vengo”, e poi vedo che l’avvocato Petruzzi invia le “Pec” senza ottenere risposte e si inventano scuse, allora mi sento presa in giro due volte».
E allora?
«La direttrice Iervolino vuol parlare con me? Parli prima con il mio avvocato».
Ma la direttrice le ha espresso vicinanza e affetto chiarendo che la comprende umanamente.
«Menomale che mi comprende».
Ha letto dell’interrogatorio di Oppido e della Bergonzoni, due giorni fa?
«Io leggo tutto e seguo tutto. Io devo essere pronta per settembre (l’11 settembre si terrà l’incidente probatorio, ndr)».
Che momento è quello che state vivendo in famiglia?
«È arrivato il momento che ai miei figli qualcuno dica la verità, dia delle risposte. »Loro solo adesso stanno iniziando a capire che il fratellino non è più tornato a casa per colpa di qualcuno. Ecco, io oggi devo dare delle risposte ai miei due bambini. E nessuno deve continuare a fare lo scaricabarile».
In che cosa percepisce questo scaricabarile?
«Sono giorni, settimane, che assisto a questo gioco. Nessuno che dica: io ho sbagliato, ho commesso un errore. Invece si rigirano a vicenda le responsabilità, e ognuno dice la sua, dice cose diverse. Vedete, io posso persino arrivare a comprendere che si sia potuto sbagliare fino a questo punto. Ma poi mi chiedo: perché nessuno ha fatto in modo di parlare con me in tutto quel periodo, dopo l’operazione di Domenico?»
Nessuno si fece vivo?
«Eppure io ero sempre là, dal 23 dicembre fino a quando il mio bambino è morto. Invece lo sbaglio, anche qui, è stato fatto. E grosso. Il trapianto di un organo è una cosa seria, non è un’operazione qualunque, e ci sono precise linee guida da seguire, in sala operatoria come nella comunicazione con i genitori dei piccoli pazienti. Invece nessuno ci ha informati di come stavano le cose: almeno fino a quando non abbiamo letto le notizie del ghiaccio secco sul giornale. Perché quell’errore non è stato detto ad una madre?»