Medicina, ricorsi bocciati dal Tar: confermato il «semestre filtro»
Il primo banco di prova giudiziario per il semestre filtro di Medicina si chiude con un esito netto. Il Tar del Lazio ha respinto le domande cautelari presentate da studenti esclusi dai corsi di...
Il primo banco di prova giudiziario per il semestre filtro di Medicina si chiude con un esito netto. Il Tar del Lazio ha respinto le domande cautelari presentate da studenti esclusi dai corsi di Medicina e Chirurgia, Odontoiatria e Veterinaria, ritenendo legittimo l’impianto della riforma che ha sostituito il tradizionale test d’ingresso con un semestre universitario selettivo. Le ordinanze, emanate tra il 13 e il 16 marzo, riguardano ricorsi provenienti da sedici atenei italiani e segnano un passaggio che incide sull’intero sistema di accesso alle facoltà mediche. L’unica alternativa giuridica per gli studenti esclusi dal semestre filtro, tra cui molti che si erano iscritti alle Università Federico II e Vanvitelli, è presentare appello al Consiglio di Stato.
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La decisione
Il punto centrale della decisione riguarda la natura delle prove del semestre aperto. Per i giudici amministrativi non si tratta di quiz di ammissione, ma di esami universitari veri e propri, destinati a incidere sulla carriera degli studenti. Un passaggio che ridefinisce la logica della selezione. Non più una prova unica e concentrata, ma un percorso distribuito nel tempo, con valutazioni accademiche ordinarie come criterio di accesso al secondo semestre.
Le contestazioni degli studenti si concentravano su tre profili. Il primo riguardava il decreto ministeriale numero 1115 del 2025, con cui il Ministero dell’Università e della Ricerca ha modificato i criteri di formazione delle graduatorie. Il provvedimento ha consentito l’inserimento anche di chi non aveva ottenuto la sufficienza in tutte le materie, permettendo il recupero dei crediti tramite prove successive. Secondo il tribunale, la modifica non ha stravolto le regole originarie ma le ha integrate, ampliando la platea degli ammessi senza violare la par condicio tra candidati né il principio di legittimo affidamento.
Il secondo nodo riguardava la decadenza dell’immatricolazione per chi non si iscrive nella sede assegnata. Anche su questo punto il Tar ha escluso profili di irragionevolezza, ritenendo la norma coerente con l’esigenza di garantire la regolarità delle procedure e la copertura dei posti disponibili. Il terzo fronte di contestazione riguardava la presunta violazione dell’anonimato durante le prove. Le ordinanze chiariscono che non emergono elementi che dimostrino una gestione irregolare degli elaborati, ritenendo adeguate le modalità di raccolta e conservazione.
Respinte anche le doglianze legate ai presunti disagi sociali e alla compressione del diritto allo studio. I giudici hanno ricordato l’esistenza di strumenti di sostegno economico, come le borse di studio, definendo generiche le contestazioni relative alla violazione della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea.
La decisione assume un peso ulteriore alla luce dei dati emersi nella prima sessione di esami. Solo tra il 10 e 15% dei candidati aveva superato tutte e tre le prove previste, Fisica, Chimica e Biologia. Un risultato che aveva spinto il ministero a introdurre correttivi per ampliare la platea degli ammessi. Per il tribunale, il meccanismo adottato risponde all’esigenza di bilanciare la copertura dei posti disponibili con la tutela delle aspettative degli studenti, senza violare i principi di imparzialità, legalità e buon andamento.
La replica
Il contenzioso però non si chiude qui. Gli studenti hanno deciso di proseguire la battaglia giudiziaria. «I provvedimenti dei giudici vanno rispettati, ma resta nostro diritto impugnarli. Ed è ciò che abbiamo fatto e continueremo a fare», spiega l’avvocato Michele Bonetti, che ha assistito i ricorrenti. «Stiamo presentando appello al Consiglio di Stato, che dovrebbe pronunciarsi entro la fine di aprile».
Il passaggio al secondo grado assume un valore decisivo. Le ordinanze del Tar sono misure cautelari, adottate per evitare danni gravi durante il processo. Nel caso dei corsi di Medicina, la fase cautelare determina la possibilità concreta di frequentare le lezioni. Senza un intervento tempestivo, anche un eventuale successo nel merito potrebbe arrivare quando l’anno accademico è ormai compromesso.
Il confronto giudiziario si inserisce in una fase di trasformazione profonda del sistema universitario. Il superamento del test unico ha aperto una stagione di sperimentazione che incide su organizzazione degli atenei, criteri di selezione e prospettive di migliaia di studenti. Le prossime settimane diranno quindi se l’impianto della riforma troverà conferma anche in appello o se il quadro subirà nuove modifiche. Per ora resta la fotografia scattata dal Tar: il semestre filtro regge alla prima verifica dei giudici, mentre il dibattito giuridico e politico prosegue.