Torre del Greco, bimbo tolto alla famiglia: a casa solo nei weekend. I genitori: «È pura follia»
Il bimbo di Torre del Greco strappato alla sua famiglia a gennaio per le assenze a scuola maturate nel 2023 potrà passare la Pasqua con i genitori e i fratelli ma, subito dopo le feste,...
Il bimbo di Torre del Greco strappato alla sua famiglia a gennaio per le assenze a scuola maturate nel 2023 potrà passare la Pasqua con i genitori e i fratelli ma, subito dopo le feste, dovrà rientrare nella Casa Famiglia di Caivano dove è stato collocato dall’autorità giudiziaria. È quanto disposto ieri dal giudice del tribunale dei Minori Rosa Labonia a seguito dell’udienza del 26 marzo scorso quando, dopo aver ascoltato in aula il padre di Antonio (nome di fantasia) e la zia che si era disponibile ad accoglierlo a casa, il pubblico ministero e la tutrice avevano dato parere favorevole sulla base anche degli atti depositati e relativi ai percorsi psicologici affrontati dal padre e dalla madre che sono risultati idonei alla genitorialità. Secondo il giudice - come scritto nel provvedimento - «mancano gli esiti della presa in carico della Npi (Neuropsichiatria infantile) disposta a tutela del minore» e non vi sono «le relazioni sull’andamento dei percorsi prescritti ai genitori». Motivi questi che - per il giudice - giustificano il rigetto dell’istanza di rientro a casa del dodicenne. O meglio, Antonio è autorizzato a tornare a casa solo per i fine settimana e le festività. «Come si fa a dire ad un bambino che sta a casa sua con i fratelli e con la sua famiglia adesso devi andartene? - commentano i genitori - Quando lui stesso non comprende perché è stato strappato ai suoi affetti e portato lontano da casa». «Una vittoria a metà - commentano le avvocatesse Rosangela D’Avino e Lucrezia Chierchia - ma stiamo già preparando reclamo alla Corte d’Appello». Resta sospesa anche la potestà genitoriale.
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L’iter
Ancora una volta a segnare la vita di un bambino è la burocrazia. Perché i percorsi neuropsichiatrici sarebbero dovuti essere attivati dai Servizi sociali e non certamente dai genitori. Perché i genitori hanno fatto cinque colloqui conoscitivi con gli psicologi dell’Asl di Torre del Greco e sono stati ritenuti dagli stessi sufficienti. Insomma, la famiglia ha seguito le indicazioni date dal tribunale. Indicazioni ritenute valide anche dal pubblico ministero e dalla tutrice. E non solo. Per garantire un percorso formativo didattico ad Antonio la famiglia si era anche attivata con una scuola privata per garantire il prosieguo degli studi. Resta però un punto da capire: se Antonio nel 2023 si è assentato per cinquanta giorni da scuola, perché nel corso del 2024 sono stati attivati per il bambino dei programmi speciali? E perché i Servizi sociali hanno fatto solo una visita a casa del minore?
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Le reazioni
«Per noi è pura follia pensare di spostare il bambino il venerdì sera e riportarlo la domenica sera - dicono i genitori - non è un detenuto adulto al quale vengono dati permessi premio ma un bambino, un minore, già traumatizzato». E ancora: «Siamo molto amareggiati anche perché non capiamo questo provvedimento: abbiamo fatto tutto ciò che ci hanno chiesto... Ora cosa è successo? Perché agli atti manca la relazione? Perché dobbiamo essere penalizzati per le altrui mancanze?».
«È grave quanto accaduto - commentano le avvocatesse D’Avino e Chierchia - perché è una contraddizione di natura logico-sostanziale. Il giudice nega il rientro definitivo del minore sulla base della presunta (e smentita) assenza di prove sull’idoneità genitoriale, ma contestualmente autorizza i rientri a casa dei genitori per interi fine settimana. Questo conferma che non ci sono pericoli per il bambino nel contesto familiare». E ancora: «È logicamente inconcepibile ritenere i genitori non idonei a prendersi cura del figlio in via continuativa, ma sufficientemente capaci e affidabili da gestirlo in piena autonomia per periodi prolungati, provvedendo a tutti i suoi bisogni primari, affettivi ed educativi, inclusa la supervisione dei compiti scolastici. Se ci fosse realmente un rischio per il benessere del bambino non sarebbe stato autorizzato un rientro “non protetto”. Il permesso a rientrare nel weekend, pertanto, è la prova che il giudice non ritiene esserci alcun impedimento al ripristino della convivenza familiare».