David di Donatello, derby tra Sorrentino e Martone
Il cinema dei grandi autori e quello ai margini del mainstream: ai David di Donatello sarà un testa a testa tra «La grazia» di Paolo Sorrentino, con 14 candidature, e «Le...
Il cinema dei grandi autori e quello ai margini del mainstream: ai David di Donatello sarà un testa a testa tra «La grazia» di Paolo Sorrentino, con 14 candidature, e «Le città di pianura» di Francesco Sossai, che a sorpresa conquista la testa della classifica, con 16 nomination. Alle loro spalle, con 13, troviamo «Le assaggiatrici» di Silvio Soldini. Per «Fuori» di Mario Martone 8 candidature e, sempre a quota 8, si attestano «Duse» di Pietro Marcello e «La città proibita» di Gabriele Mainetti. Leonardo Di Costanzo, con «Elisa», si segnala con 2 candidature e, sempre per il cinema campano, ecco il documentario in bianco e nero di Gianfranco Rosi, «Sotto le nuvole», girato alle falde del Vesuvio, «Bobò» di Pippo Delbono, e «Tienimi presente» di Alberto Palmiero, in lizza per il miglior esordio nella regia.
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Annunciati ieri nel teatro 23 di Cinecittà, nuovo di zecca, i premi più prestigiosi del cinema italiano, arrivati alla 71esima edizione, confermano le aspettative sui titoli forti della stagione e riservano qualche sorpresa. «I votanti dell’Accademia, mai così numerosi, hanno premiato con forza gli autori affermati e riconosciuti, ma anche gli emergenti» dice Piera Detassis, presidente e direttore artistico dei David, tracciando una sintesi, «e i due titoli in testa alle cinquine sono la metafora dello stato delle cose e anche del paese: da una parte un cinema che entra dentro l’istituzione, dall’altra una storia di marginalità felice in un Nord-Est affluente. La creatività italiana si riafferma in tutte le sue forme».
Ecco, quindi, il ritratto di grandi personalità della cultura (Vivaldi, Duse, Goliarda Sapienza), la narrazione pop di una Roma multietnica (Mainetti) e lo scorrere del tempo in una provincia un po’ alcolica e sospesa (Sossai), le raffinate ricostruzioni storiche di Soldini e di Damiano Michieletto (7 candidature con «Primavera»), il ritorno di Paolo Virzì alle prese con un dramma inedito per le sue corde con «Cinque secondi» (4 nomination) e Luca Guadagnino, il più internazionale dei nostri registi, a quota 5 con «Queer». Stesso numero di candidature per una delle sorprese di questa edizione, «Gioia mia» di Margherita Spampinato, un piccolo film apprezzato nei festival e che vede in corsa per la migliore attrice la veterana Aurora Quattrocchi.
Tra gli attori, Toni Servillo amatissimo presidente della Repubblica in «La grazia», già Coppa Volpi a Venezia, dovrà vedersela con Claudio Santamaria («Il nibbio»), Valerio Mastandrea («Cinque secondi») e Pierpaolo Capovilla e Sergio Romano di «Le città di pianura» (ma non con il terzo coprotagonista, Filippo Scotti). Lino Musella è candidato tra i non protagonisti con «Nonostante». Nella sezione delle attrici troviamo Valeria Golino («Fuori»), Anna Ferzetti («La grazia»), Valeria Bruni Tedeschi («Duse»), Barbara Ronchi («Elisa»), Tecla Insolia («Primavera») e, come s’è detto, Aurora Quattrocchi. Per tre di loro, doppia candidatura, anche come migliori non protagoniste: si tratta di Golino («Breve storia d’amore»), Valeria Bruni Tedeschi («Cinque secondi») e Barbara Ronchi («Diva futura»), in gara con Matilda De Angelis («Fuori»), Milvia Marigliano («La grazia») e Silvia D’Amico («Tre ciotole»).
Assenti nella categoria riservata alla regia, le registe si rifanno con le nomination per il miglior esordio. In gara quattro autrici: Ludovica Rampoldi con «Breve storia d’amore», Margherita Spampinato con «Gioia mia», Greta Scarano con «La vita da grandi» e Alissa Jung con «Paternal Love».
Ancora una volta, penalizzati i film campioni di incasso, quelli che quest’anno hanno salvato il cinema italiano: «Buen camino» di Gennaro Nunziante con Checco Zalone, con più di 75 milioni, e «FolleMente» di Paolo Genovese, con circa 18 milioni al botteghino, portano a casa solo una candidatura, entrambi per la canzone originale. Ma «Buen Camino» riceverà il David dello spettatore, attribuito al film che ha fatto registrare le maggiori presenze in sala. Brillano per l’assenza dalle cinquine attoriali un veterano come Pierfrancesco Favino («Il maestro») e Pilar Fogliati, protagonista di due film molto apprezzati («FolleMente» e «Breve storia d’amore«).
Quest’anno il tradizionale incontro dei candidati con il presidente Mattarella al Quirinale sarà condotto da Claudio Bisio e non più da Geppy Cucciari. La cerimonia dei premi, trasmessa in diretta su Rai1 da Cinecittà, il 6 maggio, avrà un’inedita coppia di presentatori, Flavio Insinna e Bianca Balti. Perché una top model in una serata di cinema? Williams Di Liberatore, direttore Intrattenimento Prime Time: Perché «la cerimonia dei David manterrà la sua liturgia innestando però componenti di show». Qualunque cosa significhi.