Artemis II, via alla missione della Nasa: il lancio perfetto, il viaggio verso la Luna e le congratulazioni di Trump
A 54 anni dalla chiusura del programma apollo, l'uomo torna nell'orbita lunare con la missione Artemis II. Il razzo Space Launch System è stato lanciato puntualmente e sta portando...
A 54 anni dalla chiusura del programma apollo, l'uomo torna nell'orbita lunare con la missione Artemis II. Il razzo Space Launch System è stato lanciato puntualmente e sta portando la navetta Orion verso l'orbita lunare. A bordo ci sono il comandante Reid Wiseman insieme a Victor Glover, primo uomo di colore a superare l'orbita terrestre, Christina Koch, prima donna a orbitare intorno alla Luna, e Jeremy Hansen dell'Agenzia spaziale canadese Csa, primo non americano a spingersi così lontano nello spazio. Per dieci giorni lavoreranno sulla navetta, alimentata da un modulo costruito dall'Agenzia Spaziale Europea.
Trump si congratula: «Sono persone coraggiose»FotoVideo
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Il ritorno dopo 54 anni
L'ultima volta era il dicembre del 1972. Eugene Cernan, Harrison Schmitt e Ronald Evans erano a bordo dell'Apollo 17, l'ultima missione lunare della storia. Da allora, per oltre cinquant'anni, nessun essere umano si era più avventurato oltre l'orbita bassa terrestre. Ieri sera, alle 18.35 ora della costa est, (le 00.35 in Italia) dal Kennedy Space Center di Cape Canaveral, in Florida, quella parentesi si è chiusa. Il razzo Space Launch System della Nasa ha sollevato nel cielo del crepuscolo il comandante Reid Wiseman, il pilota Victor Glover, la specialista di missione Christina Koch e l’astronauta canadese Jeremy Hansen, a bordo della capsula Orion. La missione si chiama Artemis II, durerà dieci giorni e non atterrerà sulla Luna, ma la circumnavigherà, portando l'equipaggio a oltre 252.000 miglia dalla Terra, più lontano di qualsiasi essere umano prima di loro, superando il record stabilito dall'Apollo 13 nel 1970, quando quella missione fu costretta a tornare indietro. La missione porta con sé una serie di primati. Glover sarà il primo uomo afroamericano a viaggiare nello spazio profondo. Koch la prima donna. Hansen il primo non americano su una missione lunare.
Il problema tecnico
Poco prima del lancio, i tecnici della Nasa impegnati nella missione Artemis II hanno individuato e poi risolto un problema al sistema di sicurezza che consente al centro di controllo a Terra di inviare il segnale per la distruzione del razzo, nel caso di una deviazione dalla traiettoria prevista durante la fase di ascesa. L'intervento si è rivelato decisivo: l'agenzia spaziale aveva infatti sottolineato che, senza la certezza del corretto funzionamento del sistema in caso di emergenza, il lancio non avrebbe potuto avere luogo. Una volta completata la riparazione, è stato eseguito anche un test di affidabilità per verificare la piena operatività dell'hardware in vista della partenza.
Il messaggio di Trump e il viaggio verso la Luna
Dalla Casa Bianca, Trump ha seguito il lancio e si è congratulato con la Nasa e con gli astronauti. «È stata una cosa notevole - ha detto - Sono persone coraggiose. Congratulazioni ai nostri astronauti». Dopo tre ore e mezza circa c’è stata la separazione e Orion ha iniziato le prove delle operazioni di prossimità che prevedono manovre simili a quelle di attracco a un lander lunare o alla stazione Gateway. A questo punto sono iniziate le 24 ore di permanenza in un’orbita terrestre per testare i sistemi della capsula. Poi Orion partirà per il viaggio verso la Luna. Artemis II non prevede però un atterraggio. I lander che devono portare gli astronauti sulla superficie lunare, affidati a SpaceX di Elon Musk e a Blue Origin di Jeff Bezos, non saranno pronti prima del 2028. Per ora la capsula Orion serve a collaudare i sistemi con esseri umani a bordo, a identificare i problemi prima che diventino pericolosi. Poche ore dopo il decollo, i tecnici della Nasa stavano già lavorando a un problema con il bagno della capsula.
Le strategie
Dietro la retorica dei primati c'è però una ragione strategica precisa. La Cina vuole atterrare sulla Luna entro il 2030, e il direttore della Nasa Jared Isaacman ha ammesso pubblicamente che Pechino potrebbe arrivarci prima di Washington. Chi arriva per primo definisce le regole: su come si estraggono le risorse, su chi controlla i punti strategici della superficie. Non è la corsa degli anni Sessanta contro i sovietici, ma la logica è simile. A differenza degli americani, che puntano al Polo Sud lunare, ricco di ghiaccio d'acqua utile per future basi permanenti, i cinesi si concentrano sul lato visibile della Luna, lo stesso dove atterrò l'Apollo 11 nel 1969.