Madre e figlia morte avvelenate, nel sangue del marito Gianni Di Vita nessuna traccia di veleno. I sospetti: «C'erano liti in famiglia»
Non è mai stato escluso che Sara Di Vita, 15 anni, e sua mamma Antonella Di Ielsi, 50 anni, fossero state avvelenate. La procura di Campobasso subito dopo i decessi ha aperto un fascicolo e...
Non è mai stato escluso che Sara Di Vita, 15 anni, e sua mamma Antonella Di Ielsi, 50 anni, fossero state avvelenate. La procura di Campobasso subito dopo i decessi ha aperto un fascicolo e avviato le indagini per omicidio colposo, ma il sospetto che le due donne potessero essere state avvelenate non è mai stato escluso. Anzi.
Lo conferma l'immediato sequestro della casa che, dopo tre mesi, nonostante i pm avessero iscritto cinque medici sul registro degli indagati, è ancora a disposizione dell'autorità giudiziaria. E c'era stato anche l'invio di campioni al centro Maugeri di Pavia, punto di riferimento per la tossicologia, con la richiesta di effettuare l'esame dei capelli delle donne.
Mentre sembra che nel sangue del marito e padre delle vittime non ci fossero tracce di veleno. Le indagini in questi mesi potrebbero avere già fornito elementi importanti sullo scenario dell'omicidio volontario.
I quesiti
Dopo la morte delle due donne i magistrati avevano disposto l'autopsia chiedendo agli esperti di verificare se anche a «carico di terzi soggetti, da individuare compiutamente», fossero ravvisabili condotte, «commissive o omissive», che avessero determinato «l'evento fatale e con quale coefficiente probabilistico». Alla fine (l'autopsia sarà consegnata solo il 30 aprile), la responsabilità dei medici sembra del tutto esclusa, dal momento che è stata evidenziata la presenza della ricina: un veleno per il quale non esiste antidoto.
Adesso si procederà con nuovi interrogatori e un nuovo sopralluogo nella casa dove mamma e figlia sono state avvelenate a partire dal 23 dicembre, per poi morire tra il 27 e il 28. Ma per questi passaggi si dovrà attendere il deposito della perizia affidata al centro Antiveleni di Pavia, il cui esito è stato riferito solo verbalmente al procuratore di Campobasso e sarà poi trasmesso alla procuratrice Elvira Antonelli di Larino.
La presenza del veleno, rarissimo, nei capelli delle donne è stata infatti sufficiente per la trasmissione del fascicolo a Larino, con l'ipotesi di duplice omicidio volontario, ovviamente premeditato, mediante avvelenamento. La relazione potrebbe arrivare nelle prossime ore.
Intanto la squadra mobile, che segue il caso dall'inizio, è al lavoro per capire chi abbia potuto procurarsi la ricina e in che modo sia poi riuscito ad avvelenare le due donne, probabilmente proprio nella casa di famiglia a Pietracatella.
Saranno di nuovo sentiti Gianni Di Vita, padre e marito delle due vittime, e l'altra figlia, Alice, oltre ad amici e parenti, per approfondire quelle voci di dissidi familiari, di tensioni e persino di legami segreti in famiglia di cui in paese si è ripreso a parlare.
Voci che, nell'immediatezza della tragedia, erano già circolate, tanto che l'ipotesi dell'avvelenamento volontario era stata presa in considerazione dagli inquirenti. Nell'abitazione, invece, gli specialisti della Scientifica andranno a cercare tracce dello stesso veleno individuato nel sangue di Sara e Antonella.
Un altro elemento importante: secondo indiscrezioni sembra che dagli accertamenti non risulterebbero tracce di ricina erano nel sangue di Gianni Di Vita, che dopo la morte della figlia e della moglie era stato ricoverato allo Spallanzani di Roma, sempre per sospetta intossicazione. Ora anche i suoi campioni saranno inviati al centro Antiveleni di Pavia.
Intanto si continua a scavare nella vita di parenti e conoscenti delle vittime alla ricerca di possibili moventi o indizi e si indaga anche in rete, e in particolare nel dark web, la parte sommersa dove avvengono attività illegali.
La sostanza
La pianta dalla quale proviene il veleno si troverebbe anche in Basso Molise e gli agenti hanno fatto informalmente verifiche in alcuni negozi della regione. La ricina è molto citata in diverse serie tv, soprattutto americane, come Breaking Bad, e in passato, negli anni Settanta, fu utilizzata anche dal Kgb per assassinare un giornalista bulgaro.
Nel frattempo il fascicolo in cui si ipotizza l'omicidio colposo e nel quale sono indagati 5 medici dell'ospedale Cardarelli di Campobasso è diventato parte della nuova inchiesta. «Quella tipologia di avvelenamento - commenta Fabio Albino, legale di uno dei dottori - non si poteva scoprire in quella fase, quindi ci aspettiamo un'archiviazione».
Valentina Errante