Cardito. Bimbo ucciso a bastonate, trent'anni alla mamma: «Non impedì l'omicidio»
Dall'ergastolo a trenta anni di carcere. Importante sconto di pena per Valentina Casa, la mamma del piccolo Giuseppe Dorice, sei anni, ucciso a bastonate dal compagno della donna, Tony...
Dall'ergastolo a trenta anni di carcere. Importante sconto di pena per Valentina Casa, la mamma del piccolo Giuseppe Dorice, sei anni, ucciso a bastonate dal compagno della donna, Tony Essobtì Badre, la mattina del 27 gennaio del 2019 nell'abitazione della coppia a Cardito. L'uomo era già stato condannato in via definitiva all'ergastolo per l'omicidio del bambino e per il tentato omicidio della sorella di Giuseppe, Noemi, oggi 14enne, che si salvò fingendosi morta.
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Storia giudiziaria diversa per Valentina Casa, assistita dall'avvocato Francesco Cappiello, che al termine del processo bis in Corte di Assise d'Appello di Napoli, disposto dalla Cassazione dopo il ricorso contro la condanna all'ergastolo, si è vista ridurre la pena. I giudici hanno escluso le aggravanti dei futili motivi e della crudeltà, e rigettato la richiesta di provvisionale avanzata dalle parti civili costituitesi al processo. Valentina Casa, dunque, è stata riconosciuta colpevole solo di un profilo omissivo in quelle drammatiche, violente e «inumane» violenze inflitte dal suo nuovo compagno a Giuseppe e Noemi.
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In termini più semplici la mamma dei due bambini non tentò di fare da scudo tra Tony Essobtì Badre e i suoi due bambini, sottoposti al brutale pestaggio, durante il quale l'assassino picchiò Giuseppe e Noemi anche con un bastone, pestaggio durato un'ora e più in quella casa «dove non entrava mai il sole e dove non si sentivano le risate di bambini, nell'indifferenza dei vicini e delle maestre della scuola frequentata da Giuseppe e Noemi che portavano i segni delle percosse...», così scrisse il gip del Tribunale di Napoli Nord nell'ordinanza di arresto per Tony Essobtì Badre.
La testimonianza
Chi, invece, quella tragica domenica mattina si rese conto che quelle non erano le «solite» botte ma qualcosa di peggio, fu proprio Noemi, che è stata sentita durante il processo in modalità protetta e che, a distanza di ben otto anni, ha ripercorso e rivissuto quanto avvenne quel tragico giorno in casa. La sorella di Giuseppe, quella mattina, a dispetto dei suoi sette anni, si finse morta. Un gesto che le salvò la vita. E nonostante fosse ferita e sotto choc, nei momenti di pausa del mortale pestaggio riuscì più volte a bisbigliare al fratellino negli ultimi istanti della sua vita: «Devi fare il morto, così Tony ti lascia stare».
Stordito, scosso come un pupazzo, tanto da essere scaraventato contro una parete, Giuseppe non capì quanto detto da Noemi. Il bambino innocente era stato già avvolto dalla nebbia scura di un'agonia prima che sopraggiungesse la morte. Solo allora, secondo quanto accertato nel corso delle indagini, l'assassino rendendosi conto che quel silenzio, gli occhi chiusi di Giuseppe, inerme sul letto di morte, potevano essere qualcosa di grave, uscì per andare in farmacia per acquistare una pomata per le contusioni. L'allarme e la richiesta di un'ambulanza furono lanciate dal fratello di Tony Essobtì Badre, quando si rese conto che era accaduto qualcosa di molto, molto grave. Il fratello aveva ucciso di botte il povero Giuseppe e ferito seriamente la sorellina, perché i due bambini che si erano messi a giocare nella loro stanzetta, oltre a fare rumore avevano «addirittura» rotto uno dei lettini.
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Una storia che aveva scosso il paese, e che era maturata nell'indifferenza di tutti, compreso due maestre e la dirigente della scuola, rinviate a giudizio per omessa vigilanza. A Cardito, però, Giuseppe non tutti lo hanno dimenticato. Lo scorso 26 febbraio gli è stato intitolato il primo asilo comunale. «Perché il suo nome non resti legato soltanto a una tragedia ha detto il sindaco Giuseppe Cirillo - ma diventi un simbolo di amore, protezione e futuro. Intitolare un asilo nido a Giuseppe significa trasformare il dolore in impegno».