Figc, Clemente Mastella: «Le dimissioni erano inevitabili. Malagò? Ex numero uno del Coni è perfetto»
Clemente Mastella, oltre che attuale sindaco di Benevento ed ex ministro della Giustizia ha una certa familiarità con il mondo del pallone. Ha anche vestito i panni di dirigente calcistico...
Clemente Mastella, oltre che attuale sindaco di Benevento ed ex ministro della Giustizia ha una certa familiarità con il mondo del pallone. Ha anche vestito i panni di dirigente calcistico all’epoca del Napoli degli Scudetti e di Maradona e indossato gli scarpini della Nazionale parlamentari. «Le dimissioni di Gravina sono arrivate dopo il dramma che per tre volte non siamo riusciti a penetrare la barriera del suono per andare ai Mondiali. Dal punto di vista del dovere etico Gravina ha fatto la cosa giusta».
È stato l’epilogo giusto?
«Le dimissioni erano inevitabili. Forse a caldo, dopo la partita con la Bosnia, ha anche detto qualche parola di troppo, ma bisogna capire il momento di scoramento che ha pesato in quei momenti. Però credo che dentro di se fosse già convinto di dimettersi».
Anche Zoff lasciò, in quel caso la panchina della Nazionale, nel 2000 dopo la finale dell’Europeo perso contro la Francia, in cui fu molto criticato anche a livello politico. C’è un fil-rouge tra i due casi?
«Viviamo in un Paese dove ognuno tende a insegnare agli altri a cose già avvenute. Avviene in politica e anche nello sport. Ma al netto di questo ho la mia teoria e credo che sia giusta».
Ovvero?
«Non si può eccellere sempre in tutti gli sport e in tutte le discipline. Ci sono cicli e momenti storici diversi. Gli Stati Uniti erano forti in tutte le discipline meno che nel calcio, oggi sono migliorati in questo sport e vanno peggio in altri. Noi abbiamo questa triade: Sinner, Kimi Antonelli, Bezzecchi eccelliamo in altri sport, come quelli invernali, e non stiamo andando bene nel calcio, seppur sia la disciplina più seguita a livello nazionale. Questo è il rammarico».
Come ha giudicato l’ingerenza della politica sul caso Gravina-Figc?
«La ritengo sbagliata. Perché si interviene sempre dopo quando si è perso. E non credo sia una cosa di grande astuzia e intelligenza politica».
Chi può essere l’uomo giusto per il post Gravina?
«Se si va su una figura esterna al mondo del calcio Giovanni Malagò è un’ottima persona, un amico e può fare secondo me bene. Se si va in continuità pescando all’interno della Federazione su qualcuno che conosce bene il mondo del calcio credo che Giancarlo Abete, che è stato mio collega parlamentare, figura di primo piano sarebbe un’ottima scelta. La cosa che consiglio di fare è di scegliere il presidente in maniera unitaria, di evitare frizioni. Avere un programma comune».
Gravina: «Dimissioni scelta meditata e convinta, ringrazio chi mi ha dimostrato sostegno»
A proposito di programmi, si parla molto di riforme del calcio. Dal numero di squadre in serie A, fino ai settori giovanili. Da dove bisogna partite?
«Si gioca troppo questo è certo. E non fa bene ai club ma nemmeno alla Nazionale. Bisogna ripensare l’intasamento dei calendari. I calciatori delle squadre di vertice giocano ogni due-tre giorni: campionati, coppa Italia, Champions e in Nazionale arrivano con poca brillantezza».
E i settori giovanili?
«Se ne parla da anni e non si fa nulla. In questo c’è una responsabilità non soltanto della Federazione e delle società, ma anche del Governo e della politica in generale. E non mi riferisco solo all’attuale Esecutivo, perché negli anni nessuno schieramento ha mosso un passo in questa direzione».
È stato anche dirigente del Napoli all’epoca di Maradona. Com’è cambiato il calcio da allora?
«Se penso che Maradona, che era Maradona, guadagnava rispetto ad oggi un decimo di un qualsiasi giocatore modesto in serie A la dice lunga».